Recensione. Antoni Maçzak: Viaggi e viaggiatori nell’Europa moderna

In Viaggi e viaggiatori nell’Europa moderna, Maçzak ha scelto di studiare i secoli che precedono il Grand Tour: i viaggiatori di quest’epoca non sanno ancora con precisione cosa cercare, dove andare, come scrivere impressioni e osservazioni; talvolta non sanno nemmeno con precisione dove si trovano. Proprio per questo insieme di motivi le loro testimonianze sono più vivide, più fresche e, forse, più sincere.

CARROZZA DA PARATA DEL CONTE DI CASTELMAINE AMBASCIATORE D’INGHILTERRA di Van Westerhout Arnold (1651 – 1725) – 1687 – MuseiD-Italia, Italy – CC BY-NC-ND.
https://www.europeana.eu/it/item/2048011/work_81351

Lo stupore è infatti uno degli elementi che ricorrono frequentemente nelle testimonianze: per la pulizia delle città olandesi o delle locande inglesi (o, al contrario, per la desolante povertà di quelle polacche o spagnole al di fuori dalle grandi città); per la facilità con la quale viaggiatori comuni possono avvicinare personaggi di alto lignaggio (anche regnanti) sia pure quasi sempre in occasioni informali come nelle locande; per gli usi e costumi di alcuni popoli (il consumo di frutta e l’uso della forchetta da parte degli italiani stupisce molti stranieri).

Gusti, mentalità e comportamenti spesso lontanissimi dai nostri, come l’attrazione per le pene capitali, eventi ai quali per assistervi non di rado i viaggiatori erano disposti ad allungare o deviare il proprio itinerario; o il piacere di collezionare cose che ai nostri occhi non hanno alcuna importanza. Semplicemente, come nota l’A., a quell’epoca, “tutto ciò che era nuovo, raro, strano e stravagante era degno di attenzione” (p. 289). Lo sapeva bene un locandiere di Amsterdam che fece della sua “Austeria” un luogo di attrazione proprio grazie a tutta una serie di marchingegni spettacolari e stupefacenti (pp. 103-105). Lo stesso discorso vale per l’arte. I modi di vedere e di intendere le arti era molto diverso dal nostro e sebbene dal Cinquecento alla fine del Seicento vi siano cambiamenti nei gusti e nell’approccio ad esse, ciò che interessava o suscitava ammirazione “era soprattutto una rarità, una curiosità, una testimonianza” (p. 311). I più diligenti e attenti si documentavano sulle guide prima del viaggio, ma anche queste, ovviamente, rispecchiavano i gusti dell’epoca: una guida segnala le stranezze realizzate da un vetraio di Murano, non l’arte vetraria in sè (p. 313). In loco ci si affidava alle guide delle città. Era un personale spesso improvvisato: vetturini, soldati momentaneamente disoccupati, bibliotecari s’improvvisavano guide turistiche e infarcivano le loro spiegazioni di inesattezze e invenzioni, che poi venivano riportate da coloro che prendevano appunti. Di qui gli errori che rinveniamo nelle guide stampate che sono giunte fino a noi (in generale vedi cap. 13).

Teniers the Younger, David, Smokers in a Tavern, 1635, Museo del Prado. Nelle locande si potevano fare incontri di ogni genere.

All’opposto, troviamo atteggiamenti che si sono mantenuti nel tempo. Studiosi e intellettuali avevano anche a quel tempo una tendenza a spostarsi molto più marcata rispetto ad altri gruppi sociali. Fiere come quella di Francoforte erano paradisi per i bibliofili, ma anche il richiamo di università, gabinetti di lettura e di studiosi rinomati era potente. Proprio un uomo colto come Montaigne, afflitto da numerosi acciacchi e disposto a coprire grandi distanze per curarli, ci mostra che talvolta alcune sensibilità erano avvertite in modo diverso dal nostro: ad esempio annota l’abitudine di orinare nei “bagni” dove si trovavano altre persone come una cosa del tutto normale (sui bagni e le stufe, vedi: Marzio Barbagli, Comprare piacere.). Altrettanto naturale era dormire in letti multipli con perfetti sconosciuti quando si pernottava nelle locande (la “privatizzazione” della camera singola con il letto ad una piazza avverrà più tardi. Vedi: Alain Corbin, Storia sociale degli odori).

Vernet, Claude-Joseph, La Construction d’un grand chemin. (A cheval, l’ingénieur Perronet), France, Musée du Louvre, Département des Peintures, INV 8331, https://collections.louvre.fr/ark:/53355/cl010065348 – https://collections.louvre.fr/CGU. Fino a più della metà del ‘600 la rete stradale era sostanzialmente quella risalente all’Impero romano.
Scoprire il mondo, imparare a stare al mondo

Viaggiare è un verbo che racchiude molti intenti. Missioni diplomatiche, viaggi per imparare le lingue e le buone maniere, per recuperare la salute, pellegrinaggi e giubilei, per affari, per semplice turismo e senso di avventura; sono molti i motivi per cui la gente si metteva in viaggio. Mondo eterogeneo, dunque, quello dei viaggiatori, che però si incrociava nelle locande, nelle prime stazioni di posta, sul porticciolo per un battello o un’imbarcazione; si incontrava, si parlava, scambiava opinioni, condivideva tratte del viaggio – creava quella che Maçzak ha denominato con efficacia: “la società dei viaggiatori” (Capitolo 6).

In molte di queste occasioni le distanze sociali tra i viaggiatori si allentavano: nelle locande personaggi altolocati potevano fraternizzare temporaneamente con viaggiatori di estrazione molto più modesta, cenare con loro o passare qualche ora conversando e giocando nei dopocena o prima di coricarsi. Nei carri e nelle carrozze (sui quali si stava in 8, 10, 12) si creavano situazioni più informali, più confidenziali e “l’etichetta si faceva un po’ – talvolta davvero molto – meno rigida” (p. 189). Anche la paura – nelle zone infestate dal brigantaggio – o la convenienza (affittare una barca o una carrozza) erano collanti che saldavano rapporti destinati a sciogliersi una volta raggiunta la meta.

Ma viaggiare era anche un modo per mostrarsi e mostrare agli altri la propria ricchezza e il proprio potere. Re, principi e nobili spesso viaggiavano con un codazzo di cortigiani e personale di servizio di decine persone (e talvolta superavano abbondantemente il centinaio). Si trattava di eccezioni, naturalmente; di solito il corteo degli accompagnatori si riduceva a poche persone, ma per gente di rango era comunque inconcepibile mettersi in viaggio senza almeno un servitore.

Gerrit Berckheyde, The Golden Bend in the Herengracht in Amsterdam from the west, 1672, Rijksmuseum. Le città olandesi stupivano i viaggiatori per la loro pulizia.

Per i precettori delle famiglie altolocate che mandavano i propri figli (maschi) in Italia per motivi di studio e di educazione, il viaggio poteva rappresentare un’ottima occasione per fare carriera. Alcuni, come Thomas Hobbes, erano accompagnatori eccezionali, ma pochi erano di tale livello. Spesso però, se il primo viaggio si concludeva felicemente, il precettore diventava un accompagnatore professionista e una volta ritornato in patria si metteva al servizio di altre famiglie. In effetti il bagaglio di esperienze acquisite nel corso di un viaggio di circa un anno era notevole. Allacciare rapporti con persone influenti per districarsi nel difficile reticolo pieno di pericoli di passaporti e permessi, “fedi di sanità” e cambi di valuta (basti pensare a quanto erano frastagliate la Germania e l’Italia dell’epoca); nascondere il proprio credo religioso in paesi di fede diversa (e avversa, p. 258); trovare alloggi consoni al rango, professori e studiosi validi e, soprattutto, far quadrare i conti, non erano cose che si imparassero dalla sera alla mattina. (Sulle fedi di sanità vedi: Klaus Bergdolt La grande pandemia; William Naphy e Andrew Spicer: La peste in Europa e anche il bell’articolo Fedi di sanità: antichi passaporti che certificavano la salute ).

Thomas de Keyser, Ritratto di gruppo di un consiglio di amministrazione non identificato, 1630-1635, Rijksmuseum. Farsi inviare denaro o cambiare valuta era una faccenda complicata e rischiosa. Affidarsi a mercanti o a banchieri di provata solidità e affidabilità era il modo più sicuro per sbrigare queste faccende in sicurezza.

Per i rampolli si apriva invece un mare di prospettive allettanti e (almeno nei pensieri) di avventure, incluse quelle galanti. L’ospitalità aveva regole molto diverse da luogo a luogo: se in Spagna le donne venivano quasi nascoste, in altre zone il cliente era addirittura obbligato a baciare la moglie del locandiere al momento del suo arrivo. Le locande erano luoghi in cui non era impossibile avere qualche avventura fugace ma memorabile con una ragazza disponibile (p. 72) (pare che in certe zone della Francia le inservienti venissero assunte soltanto se di bella presenza). D’altra parte però, almeno nelle aspettative dei genitori, i viaggi avevano implicazioni molto serie per le future carriere dei figli: imparare a capire la condizione di uno Stato osservandone agricoltura e commerci, l’università e il numero delle accademie e delle locande; imparare a intuirne la solidità informandosi – con discrezione e tatto – sulle attitudini dei cittadini e sul loro grado di fedeltà ai regnanti; studiare le lingue, chiavi d’accesso per la carriera diplomatica – tutto questo ci si attendeva come risultato dei viaggi (e delle spese sostenute). Anche per questa ragione, soprattutto nei paesi protestanti – più “scientifici” e attenti a questo genere di informazioni (p. 235) – c’erano guide apposite, impostate e redatte per facilitare l’apprendimento di queste notizie. Incentivare lo studio, dunque, anche per indurre alla moderazione come stile di vita; raccomandazione questa ribadita in modo martellante dai padri ai figli e ai precettori perché tenessero gli occhi ben aperti.

Pericoli

Viaggiare era pericoloso. Il brigantaggio era una piaga che colpiva l’Europa dell’epoca a macchia di leopardo: era endemico in molte zone di confine, montuose e boscose e diventava un fenomeno imponente e preoccupante nel corso di conflitti – e, in generale, questi non furono secoli particolarmente pacifici. L’Italia era rinomata per i suoi banditi, e le guide segnalavano percorsi da evitare. In realtà il brigantaggio era una forma di ricatto, di “pedaggio” richiesto ed estorto al viandante e i banditi non avevano interesse ad uccidere viaggiatori pacifici, tanto più che l’A. riporta molti esempi di gesta cavalleresche da parte dei briganti, soprattutto quelli di area mediterranea: lasciare qualche soldo e qualche bestia per arrivare al primo paese (pp. 243 ssgg.). D’altronde era vero anche il contrario: il rischio di rimetterci la pelle era concreto, specie se durante le “trattative” qualcosa andava storto.

L’A. ci inoltra nel sottobosco delle leggi non scritte del mondo del brigantaggio con una serie di esempi che vanno dalle relazioni tra vetturini e briganti alle contromisure prese dai viaggiatori per proteggersi facendo gruppo, armandosi o assoldando scorte armate; “mance” lasciate alle autorità e con richieste di protezione al signore locale erano altri modi per attraversare territori in relativa tranquillità, e ci racconta cosa consigliavano le guide sul modo di comportarsi nel caso si venisse attaccati, dove nascondere il denaro oggetti preziosi e carte importanti. Sullo sfondo c’è la capacità (o, meglio, l’incapacità) degli stati di tenere i propri territori sotto controllo; fenomeno che diventava ancor più evidente in mare: il Mediterraneo e il Mare del Nord erano percorsi da pirati di ogni risma che attaccavano navi e coste.

Jacques Callot, Soldiers attacking a coach in a forest, 1633 ca., Europeana.
Curiosità vs paura

Per quanto validi possano essere i motivi per starsene a casa, oggi come allora, non avranno mai la stessa forza di quelli che spingono la gente a muoversi e viaggiare. Da questo punto di vista l’Italia, “santuario di cultura e arte antica” (p. 3939 era una calamita potentissima. Firenze, Roma e Venezia avevano tutto quello che un visitatore curioso potesse chiedere: storia, arte, curiosità, fede, svaghi, piaceri. Come resistere a tutto questo? Molti non avevano tempo a sufficienza per vedere tutto ed erano costretti a scegliere: Loreto, ad esempio, era una meta obbligata per i fedeli. Ma quasi sempre sacro e profano si mescolavano: Roma attirava enormi quantità di pellegrini ma era famosa anche per le sue innumerevoli cortigiane; quelle veneziane erano talmente importanti che la loro presenza poteva trasformare in successo o in un fiasco un avvenimento come il carnevale (sull’arte a Roma e Venezia in questo periodo si veda: Francis Haskell, Mecenati e pittori. Studio sui rapporti tra arte e società italiana nell’età barocca). Non c’era soltanto l’Italia, ovviamente: Parigi, Londra, i Paesi Bassi attiravano mercanti in gran quantità da tutta Europa. Anche la Spagna, nonostante l’Inquisizione fosse un buon deterrente, attirava visitatori da ogni parte.

Gaspar van Wittel, Piazza Navona, Carmen Thyssen-Bornemisza Collection on loan at the Museo Nacional Thyssen-Bornemisza 1699, CTB.1978.83_piazza-navona-roma
Conclusioni

Viaggi e viaggiatori nell’Europa moderna è basato sulle Guide e sulle relazioni di viaggio. Si tratta di una materiale eterogeneo, non solo per il valore letterario variabile a seconda di chi le compila, ma soprattutto perché diverge lo scopo per cui sono state scritte: un accompagnatore che durante il viaggio decide di diventare un accompagnatore di professione le compilerà in un certo modo; un viaggiatore che intende raccogliere materiale per le proprie memorie le scrive diversamente (e le rimaneggerà in futuro); un prelato che prende appunti su un viaggio diplomatico ometterà molte altre cose, ecc. Non di meno, pur con questi limiti dovuti alle fonti, Maçzak ci ha regalato un libro magnifico, ricchissimo, acuto e divertente. Tanto più che un buon numero delle fonti citate nella ricca bibliografia è ora disponibile nelle biblioteche digitali. Buona lettura.


Visitare Roma tra Seicento e Ottocento

Andarsene a zonzo per Roma tra il Seicento e l’Ottocento servendosi delle guide per turisti e appassionati d’arte

Avevo in mente di preparare un articolo sulle guide alle città. Se ne trovano molte on line. Dopo la lettura del libro di Attilio Brilli: Il viaggio nella capitale. Torino, Firenze e Roma dopo l’Unità e altri che ho in lettura, mi sono reso conto che la faccenda è molto più complessa di quanto supponessi inizialmente.

Anche se il viaggio per piacere rimase qualcosa ad appannaggio di pochi (per chi vuole può vedere Gran Tour e viaggiare in Italia, Viaggiare nei secoli passati coi fondi della Beic), i gusti dei viaggiatori mutano. Naturalmente, per i secoli qui presi in esame, l’arte giocava – come gioca tutt’ora – un ruolo importante (infatti basta sfogliare, ad esempio, BiASA. Una emeroteca per l’Archeologia e la Storia dell’Arte), ma non vi è solo questo aspetto.

 

 

Ne fa testo, ad esempio, quanto afferma l’autore di una di queste guide, L’antiquario, o sia La guida de’ forestieri pel giro delle antichità di Roma:

È cosa maravigliosa che mentre tanti forestieri continuamente a vedere le antichità di Roma e altre magnificenze di questa città non vi sia stato mai alcuno che abbia pubblicato un libro proprio a soddisfare la loro curiosità Io non intendo di dire non vi sia alcun libro su questo soggetto giacchè so benissimo che ne sono varj benchè in realtà non siano che uno solo essendo copiati l’uno dall’altro. Infatti questi differiscono o nell’ordine o nella lunghezza, tutti i medesimi comuni ragguagli, le medesime inconsistenti osservazioni, le medesime inconvenienti lodi i medesimi errori e tutti mancano di esattezza di brevità di erudizione Per questa ragione risoluto di comporre una piccola opera.

C’è una qualche pretesa in questa prefazione. Se confrontata ad una guida di metà Seicento le indicazioni tutto sommato non sono molto dissimili: Descrittione di Roma antica e moderna: nella quale si contengono chiese, monasterij, hospedali, compagnie, collegij, e seminarij, tempij, teatri, anfiteatri, naumachie, cerchi, fori, curie, palazzi, e statue, librerie, musei, pitture, sculture, & i nomi de gli artefici: indice de’sommi pontefici, imperatori, e duchi: con due copiosissime tavole. Semplicemente il lettore trova nel titolo quanto può trovare all’interno.

Simile è l’Accurata, e succinta descrizione topografica e istorica di Roma moderna di Ridolfino Venuti, più volte ristampata (qui si rimanda al secondo volume dell’edizione del 1767).

Non a caso sono ancora l’arte e l’architettura, e in particolar modo le chiese, a farla da padrone nella Descrizione itineraria di Roma di Giovanni Battista Alberti.

Arricchita di piante dei XV rioni è la La città di Roma, ovvero, succinta descrizione di questa superba città: con due piante generali di essa e de’ XIV rioni di Dominique Magnan, nell’edizione del 1826 ma più volte ristampata anche nel secolo precedente.

La Nuova e succinta descrizione di Roma antica e moderna: e de’ monumenti sacri e profani che sono in essa e nelle sue vicinanze di Francesco Archini, nell’edizione del 1825 presenta la novità di scandire le giornate dei lettori/visitatori in giornate per ottimizzare i tempi.

Con un taglio più turistico, con indicazioni di alberghi, trattorie, bagni ecc. ma anche a piazze, librerie, teatri, feste principali è la Descrizione di Roma e contorni (S. I. A.).

Anche il Vaticano, ovviamente, esercitava una attrazione particolare. Ad esso sono dedicati gli otto volumi di Erasmo Pistolesi: Il Vaticano descritto ed illustrato.

Come si vede si tratta di un materiale composito che può essere utile per capire meglio i gusti delle varie epoche, ma anche per ritrovare informazioni utilizzabili per ricerche di altro genere oppure per semplice piacere di visitare una Roma in parte scomparsa. (Le opere si trovano in Internet Archive e Google libri; le immagini sono consultabili e scaricabili nella Digiteca della Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea di Roma e da Europeana – Art).

Buona lettura.

 

 

Visitare l’Italia. L’archivio del Touring Club Italiano

Un’immensa quantità di materiale del Touring Club Italiano

Nel presentare la Biblioteca Digitale Lombarda (BDL) mi è capitato di accennare la Collezione di riviste storiche del Touring Club (le ho indicate qui: Riviste storiche del Touring Club). Immaginavo che l’archivio del Touring Club contenessero molto di più, ma non ero a conoscenza del fatto che moltissimo materiale fosse stato riversato in rete.

Ho fatto questa scoperta grazie a Storia Digitale. Contenuti on line per la storia da cui riprendo la prima parte della presentazione.

Fotografie, riviste storiche, carte e materiali d’archivio raccontano un secolo di storia e turismo in Italia e nel resto del mondo con la voce della prima associazione turistica nazionale.

Più concretamente, per fornire qualche cifra e rendere l’idea del progetto,

L’ Archivio del Touring Club Italiano costituisce una delle raccolte archivistiche più importanti in Italia, per numero e varietà tipologica dei materiali conservati – quasi 700.000 unità fra documenti e atti ufficiali, stampe fotografiche, cartoline, carte geografiche e atlanti, pubblicazioni e fondi speciali – e in virtù della sua natura complessa.

Archivio del turismo e del viaggio, archivio aziendale, archivio editoriale. L’archivio del Touring Club Italiano riunisce queste tre identità in modo trasversale, rappresentando così un unicum nel panorama nazionale che trova il maggior motivo di interesse proprio in questo intreccio inedito di prospettive.

Ci si può muovere in queste direzioni grazie alla struttura a raggiera del sito:

L’archivio è così diviso in quattro principali sezioni:

  • Archivio storico, comprendente tutti gli atti ufficiali e i documenti inerenti l’associazione dalla fondazione al 1980 e un nucleo di disegni originali e bozzetti dei migliori illustratori della prima metà del Novecento
  • Biblioteca, comprendente tutte le pubblicazioni – guide, volumi, periodici – editi dal TCI fino al 1990
  • Archivio Fotografico, 350.000 stampe vintage in bianco e nero e 30.000 cartoline, dal 1870 al 1970 circa
  • Cartoteca, con un nucleo di carte e atlanti prodotti fra XVI e XIX secolo giunti grazie ad una donazione e con le realizzazioni in campo cartografico edite dal Touring Club Italiano.

Non resta dunque che immergersi in questo viaggio andando ad esplorare il nostro Paese sotto molteplici punti di osservazione. Buona navigazione: Digitouring