Recensione. Massimo Cerulo: Andare per caffè storici

Soffitti affrescati, poltrone e divani in pelle o rivestiti di velluto, tavolini color cioccolata, grandi specchi, in molti casi opere d’arte alle pareti, i Caffè storici erano e sono ritrovi esclusivi e “democratici” ad un tempo. La storia della borghesia può essere studiata da molte prospettive. In Andare per caffè storici, Massimo Cerulo dimostra che appuntare la propria attenzione sui Caffè storici può rivelarsi uno spunto decisamente fecondo.

I Caffè sono stati uno dei luoghi di formazione della borghesia non solo italiana. Per le sue proprietà – bevanda che dà energia e vitalità, stimola la concentrazione, infonde dinamismo – il caffè divenne fin da subito la bevanda degli uomini d’affari, di imprenditori, giornalisti e artisti (su questo si veda Wolfang Schivelbusch, Storia dei generi voluttuari) e non a caso furono un fenomeno eminentemente cittadino. Anzi, sono espressione stessa delle città: quale altra città, più di Venezia si prestava ad impiantare il primo Caffè – il Florian? La città lagunare non era forse considerata la porta d’oriente per i suoi traffici? In quale altra città se non a Trieste uno studioso troverebbe impareggiabile sedersi al tavolino di un Caffè per lavorare a un libro? L’impero asburgico è stato un impero multilinguistico e culturalmente ricchissimo ed è quel retaggio, quel soffio che viene dalla storia che Magris respira seduto al Caffè concentrato sul lavoro. Ma anche il Caffè rivale – per così dire – il Lavena, “il Caffè dei foresti”, dove tra molti altri poteva capitare di incontrare il principe Federico Carlo I Giuseppe di Hohenlohe-Waldenburg-Schillingfurst mentre Wagner era cliente abituale, rispecchia questo clima. E ancora, poteva esserci scenario migliore del Gilli o de Le giubbe rosse di Firenze per le esagitate discussioni e serate dei futuristi toscani?

Ma già prima, molto prima, durante il Risorgimento, i Caffè furono anche laboratori politici e culturali Il Florian di Venezia divenne anche la prima redazione della Gazzetta di Venezia e come dimenticare “Il Caffè” dei fratelli Verri? Il Pedrocchi di Padova fu teatro di scontri tra patrioti e forze dell’ordine e i Caffè triestini furono covi di irredentisti.

Certo, anche l’aristocrazia aveva i propri Caffè: a Torino la nobiltà sabauda si ritrovava al Florio, un locale che “mal tollerava le differenze di status e non mancava di esprimerlo attraverso una selezione informale” (p. 55), a differenza del Bicerin e soprattutto del San Carlo; a Trieste, al Caffè degli Specchi non era raro incontrare la principessa Sissi e le sue dame di compagnia; al Lavena di Venezia, abbiamo già accennato, ma in linea generale la nobiltà svolse un ruolo secondario se non marginale nella vita dei Caffè.

Ritrovi inclusivi, di confronto, discussione, di attività ludiche, di vita mondana e di flirt. Aperti ad un’umanità varia per cultura, interessi e obiettivi, i Caffè furono aggregatori di socievolezza, una regola non scritta secondo la quale tutti i soggetti sono e si considerano alla pari. Nei Caffè lignaggio, ricchezza, status sociale decadevano per dar vita a forme di egualitarismo sui generis e temporaneo (ad esempio, pp. 77, 109 e ssgg, ma Cerulo insiste spesso su questo concetto).

Tutto questo è vero tenendo presenti i limiti di una democrazia borghese per quanto allargata: i Caffè erano e sono luoghi in cui i frequentatori si riconoscono come simili, appartenenti ad uno stesso gruppo, per quanto ampio. Per questo furono tra i luoghi prediletti di ritrovo tra artisti e intellettuali e per lo stesso motivo, in realtà, era scontato che al Caffè andassero soggetti appartenenti a una classe sociale, elastica indubbiamente, ma dai confini definibili. In effetti, se soltanto il Renzelli di Cosenza, dove nobiltà e borghesia convivevano spartendosi le sale del locale, vietava espressamente l’ingresso al popolino (p. 133), solo il Pedrocchi di Padova, sempre aperto senza soluzione di continuità, destinava una delle sue sale – la sala verde – a coloro che cercavano un riparo dal maltempo, scaldarsi, cercare un po’ di compagnia, leggere i giornali gratuitamente (in passato spesso la lettura dei giornali era a pagamento) senza l’obbligo di consumare.

Certo, l’uso del caffè sospeso a Napoli ha una connotazione in apparenza forse perfino egualitaria – un uso che si basa sull’idea che tutti hanno diritto a un caffè – ma resta il fatto che vi è pur sempre un donatore e un beneficiario e che, per quanto minuscolo, è un gesto che segnala comunque una dipendenza. D’altra parte non è difficile immaginare il disagio dei popolani di fronte all’arredamento se non sontuoso, indubbiamente distinto, dei Caffè, abituati come erano allo stile spartano ed essenziale delle osterie.

Ma la storia dei Caffè è molto altro. I Caffè sono perfetti per restare aggiornati, per allacciare relazioni di lavoro, cercare e trovare contatti; ma sono anche luoghi ideali per abbandonarsi all’otium meditabondo nel senso proprio del termine, per vedere quali personaggi famosi o conosciuti ci sono o per far farsi notare o anche per allacciare flirt e relazioni sentimentali. Locale tipicamente maschile, non tutti i Caffè vietavano l’accesso alle donne.

L’A. è abile nell’introdurci nella sociabilità che si creava (e in parte in forme diverse si crea ancora oggi) in questi locali e che talvolta si creava per concorsi esterni e del tutto imprevedibili come il trasferimento della Capitale da Torino a Firenze che, col seguito di politici, amministratori, militari, portaborse ecc. fece la fortuna dei Caffè della città (sulla Firenze capitale vedi Attilio Brilli, Il viaggio nella capitale. Torino, Firenze e Roma dopo l’Unità). Presentandoci un lungo elenco di frequentatori – scrittori, musicisti, pittori, politici, attrici, personaggi dello spettacolo ecc. – ci fa assaporare con brevi tocchi contesti e discussioni, confronti e serate. Ci accompagna nelle trasferte da un caffè a un altro della stessa città quando un gruppo cambiava ritrovo (e spesso avveniva perché il credito si esauriva…).

Massimo Cerulo ci immerge in questo mondo di idee e di intrecci, ovattato ma pulsante, inclusivo ma distinto con un libro scorrevole e veramente piacevole.

Sitografia

Caffè al Bicerin

Caffè degli Specchi

Caffè Florian

Gran Caffè Gambrinus

Caffè Gilli

Antico Caffè Greco

Caffè Lavena

Caffè Pedrocchi

Gran Caffè Renzelli

Un “mare di cose” nella Biblioteca storica di Studi Adriatici

Un vero Mare Magnum questa Biblioteca storica di Studi Adriatici…

La Biblioteca Storica di Studi Adriatici è la biblioteca on line dell’Istituto di Scienze Marine che ha sede a Venezia e varie filiali in altre città (Bologna, Genova, Lerici, Napoli, Trieste).

Considerata la specificità dell’argomento esplicitata fin dalla denominazione verrebbe da considerarla una biblioteca di nicchia per pochi addetti ai lavori, dediti a ricerche specifiche.

La Biblioteca Digitale

In realtà non è così sia perché da un lato la

Biblioteca storica di Studi Adriatici BSA include i fondi: Istituto di Studi Adriatici, Comitato Talassografico Italiano, Osservatorio della Pesca Marittima, Biologia del Mare, Istituto per lo Studio della Dinamica delle Grandi Masse confluiti in ISMAR Venezia

[dall’altro, la biblioteca]

raccoglie testi di argomento scientifico ed umanistico dedicati a Venezia, all’Adriatico, ai Balcani e al mare in generale dal Rinascimento agli anni 2000.

Un vero Mare Magnum

Infatti, curiosando tra i 746 testi fino ad ora scansionati, si trova letteralmente un mare di materiale disparato: dai molti volumi de Le relazioni degli ambasciatori veneti al Senato ai 18 volumi de L’arte di verificare le date dei fatti storici delle inscrizioni delle cronache e di altri antichi monumenti Dall’anno 1770 sino a’ giorni nostri; dalla Storia della Repubblica di Venezia dal suo principio sino al giorno d’oggi di Giuseppe Cappelletti a molte opere riguardanti l’Albania, la Croazia, l’Istria, la Dalmazia, Venezia (sia opere di storia che studi idraulici e memorie) Trieste…

Vi sono dizionari della lingua veneta, bollettini bibliografici, libri di memorie, molte opere incentrate sul Mediterraneo durante la Grande Guerra…

A testimonianza dell’ampiezza degli argomenti citiamo ad esempio L’intervento dell’Italia nei documenti segreti dell’intesa e (un’opera che sicuramente non mi sarei mai aspettato di trovare in una biblioteca di questo genere) la formidabile Storia dei Papi di Pastor; un’inchiesta in più volumi su I danni ai monumenti e alle opere d’arte delle Venezie nella Guerra mondiale: 1915-1918; numerose sono le opere che indagano la Jugoslavia (dalla sua formazione, alla struttura economica, al suo ruolo sul mare ecc.) e altrettanto numerosi sono i volumi d’arte incentrati su varie città (Venezia, Rovigo, Ferrara…).

Sto tralasciando molto, molto altro. Invitandovi ad andare a curiosare, preciso che una volta giunti sulla pagina iniziale della biblioteca, ci si trova di fronte alle opere raggruppate per decenni. Per aprire l’elenco del decennio prescelto ho dovuto cliccare col pulsante destro del mouse e poi “apri link in un’altra scheda” e la lista si aprirà normalmente. I libri si possono scaricare in formato PDF.

Idealmente la Biblioteca Storica di Studi Adriatici si può integrare con Travelogues che ho recensito in Un ricchissimo sito sul tema del viaggio.

Devo la scoperta di questo sito all’amico Emanuele Catone, che ringrazio.

Riviste e libri open access dall’Università di Trieste

Libri, riviste e documenti Open Access dall’Università di Trieste

Emanuele Catone, che segue il blog e la pagina facebook, con grande gentilezza mi ha segnalato uno splendido progetto dell’Università di Trieste che ha deciso di rendere open access una grande quantità di materiale, compresi libri e riviste di carattere storico e storiografico.

C’è molto di più e per molte più discipline oltre alla storia. Il progetto si chiama OpenstarTs ed è l’

Archivio Istituzionale dell’Università di Trieste. OpenstarTs è […] progettato in conformità […] per gli archivi istituzionali: raccoglie, conserva e indicizza le risorse digitali ad accesso aperto dell’Università.

In altri termini, l’Università di trieste ha realizzato una vetrina della produzione dell’Ateneo.

Libri e riviste di storia in Openstarts

In un altro post ho segnalato alcune delle Università italiane che hanno pubblicato i propri Annuari: Centro Interuniversitario per la storia delle Università italiane (CISUI) e altro. Ora si accoda anche l’Università di Trieste. OpenstarTs ce li mette a disposizione. Nella sezione Documenti sulla storia dell’Università di Trieste ne sono disponibili 79 volumi suddivisi con altri istituti e con la seguente avvertenza: “Gli ‘Annuari’ dell’Università degli studi di Trieste cessano con l’anno accademico 1951-1952. Per gli anni successivi, fino al 1997, vengono pubblicate solo le ‘relazioni’ svolte dai Magnifici Rettori all’inaugurazione dell’anno accademico”.

Il fondo dei Documenti sull’Università è tutto da esplorare, vi si trova molto altro. Così come molto altro si trova cliccando su Collane/Periodici. Tra i periodici, per quel che riguarda la storia, troviamo la rivista Qualestoria,

la rivista dell’Irsml FVG, fondata nel 1973 come «Bollettino dell’Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli Venezia Giulia». Ospita contributi di autori italiani e stranieri, promuovendo la pubblicazione di numeri monografici e miscellanei. La rivista propone tradizionalmente tematiche legate alla storia contemporanea dell’area alto-adriatica e delle zone di frontiera, rivolgendo particolare attenzione allo studio e alla storiografia dei paesi dell’Europa centro-orientale e balcanica […].

Qualestoria è digitalizzata dal 2007 al 2017: è possibile scaricare singoli saggi come l’intero numero desiderato.

Collane

Cliccando invece su Collane, troviamo la Collana del dipartimento di Storia e Storia dell’Arte con due volumi particolarmente interessanti. Il primo raccoglie “Studi in onore di Giovanni Miccoli”, il secondo è dedicato a “Dittatura e rivoluzione nel Risorgimento italiano”.

Seguono i cinque volumi della collana Studi di Storia che spaziano dalla Cina al mondo arabo, i Quaderni del Dipartimento di Storia dell’Università degli Studi di Trieste in cinque volumi (manca il quinto) e due volumi dei Quaderni del Dipartimento di Storia e di Storia dell’Arte.

Per il momento mi fermo qui. Buona navigazione su OpenstarTs.

Vedi anche: Il Giornale di Udine digitalizzato on line

lo storico della domenica
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