Il progetto OAPEN: una biblioteca open access on line

 

Le biblioteche open access on line si stanno moltiplicando. Dopo OpenstarTs realizzato dall’Università di Trieste (vedi Riviste e libri open access dall’Università di Trieste), SHARE, una piattaforma realizzata dalla collaborazione tra le le Università di Napoli Federico II, Napoli L’Orientale, Napoli Parthenope, Salerno, Sannio e Basilicata, (vedi SHARE una piattaforma di libri e riviste), CAPTI, acronimo di Contemporary Art Archives Periodicals Texts Illustrations, dedicato all’arte (vedi CAPTI: Contemporary Art Archives Periodicals Texts Illustrations), ora è la volta di OAPEN (Online library and publication platform).

Come si legge nella presentazione del progetto, OAPEN

“promuove e sostiene la transizione verso l’accesso aperto ai libri accademici, fornendo servizi di infrastruttura aperta alle parti interessate alla comunicazione accademica. Collaboriamo con gli editori per costruire una collezione di libri ad accesso aperto di qualità controllata e forniamo servizi a editori, biblioteche e finanziatori della ricerca nelle aree dell’hosting, del deposito, della garanzia di qualità, della diffusione e della conservazione digitale”.

Biblioteca digitale aperta a tutte le discipline, dunque, ma qui mi limito a segnalare i volumi e i capitoli (OAPEN pubblica anche singoli contributi) i libri di storia. Sono più di 1000 i libri digitalizzati in varie lingue e un centinaio quelli in italiano.

In particolare si segnala la collaborazione con la Firenze University Press (FUP):

La Biblioteca Digitale OAPEN con libri della Firenze University Press
La Biblioteca Digitale OAPEN

OAPEN e Firenze University Press (FUP) hanno una lunga storia alle spalle: FUP è stata una delle case editrici fondatrici del progetto OAPEN, avviato nel 2008. [La Biblioteca Digitale] OAPEN – cofinanziata dall’UE – ha portato al lancio della Biblioteca OAPEN nel 2010, contenente molti libri di FUP.

Attualmente, siamo entusiasti di aggiornare la nostra collaborazione con la FUP, che ha portato a un’impressionante aggiunta alla nostra collezione. Abbiamo aggiunto il catalogo completo della FUP alla Biblioteca OAPEN, che ora comprende quasi 2.000 libri e capitoli ad accesso libero.

Questa ricca collezione è incentrata principalmente su studi letterari, linguistici, storici e sociologici. Non contiene solo molti libri e capitoli in italiano, ma anche in inglese, francese, spagnolo e persino in giapponese e Bashkir”.

Non ci resta che andare a curiosare: OAPEN e Firenze University Press

Le pubblicazioni dell’Istituto Storico Italo-germanico su Internet Archive

 

L’Istituto Storico Italo-germanico non ha bisogno di presentazioni. Gli storici lo conoscono bene. Fondato nel 1973, fin dalla sua nascita l’Istituto Storico Italo Germanico (ISIG) ha rappresentato uno snodo importante per il dialogo tra le differenti storiografie europee, con particolare riguardo a quelle italiana e tedesca. Per intere generazioni di storici italiani e tedeschi l’Istituto ha rappresentato uno spazio privilegiato dove poter sperimentare l’incontro e la connessione tra orizzonti di studio differenti e lo sviluppo di filoni di ricerca capaci di influenzare in profondità la storiografia europea.

Nella sua tradizione l’ISIG ha affrontato problemi centrali della storia religiosa, politica e sociale quali la Riforma, la confessionalizzazione, il disciplinamento sociale e l’evoluzione dello Stato moderno, dando particolare attenzione alle analisi di lungo periodo e favorendo il dialogo con la storiografia di area germanica. In tempi più recenti, l’attività dell’Istituto è stata caratterizzata dall’indagine sui problemi chiave delle età di transizione e sugli sviluppi critici della modernità.

Ora l’Istituto ha avviato una collaborazione con Internet Archive e sta rendendo disponibili on line molti dei volumi frutto di convegni, colloqui, ricerche ecc.

Abbiamo così a disposizione, gratuitamente, con la possibilità di scaricare in vari formati e stampare una sessantina di lavori eccellenti su moltissimi aspetti della storia italiana, tedesca ed europea. Non ci resta che andare a curiosare e scegliere i volumi che ci interessano. Il link rimanda alla pagina che raccoglie la collezione: Pubblicazioni Istituto storico italo-germanico (ISIG) (Internet Archive).

Buona lettura.

Recensione. Fernanda Alfieri: Veronica e il Diavolo

Parlare di Veronica e il diavolo. Storia di un esorcismo a Roma, ultimo lavoro di Fernanda Alfieri, non è facile. Non lo è perché, benché l’A. sia una storica di professione, questo libro non è esattamente un libro di storia; allo stesso tempo però, Alfieri non ha scritto un romanzo. L’A. è perfettamente consapevole dei limiti della prima e delle libertà del secondo: quelle con cui ha a che fare sono persone, non personaggi; “il romanzo è libero, la storia no” afferma giustamente (p. 12).

Però la storia si può riempire: di odori, colori, sapori, volti, descrizioni, stagioni, strade, carrozze, palazzi, arredi, botteghe, ospedali… Alfieri lo fa basandosi saldamente su fonti e storiografia e prendendo a prestito la penna del romanziere. Arricchisce scenari, riempie spazi, segue i protagonisti. Prende per mano il lettore e lo accompagna a ritroso e in avanti per mezza Europa e oltre. Insieme attraversano eventi decisivi – la Rivoluziona francese – e altri silenti o quasi ma altrettanto fondamentali – l’evoluzione della medicina, la messa al bando e i ritorno dell’ordine dei Gesuiti, per esempio.

Visitiamo la Spagna e Edimburgo, la Russia e l’Inghilterra, Londra e Baltimora, Vienna e Torino, la Galizia e Coblenza, Bologna e Roma. Soprattutto Roma, la Roma dei Papi, dei tempi di splendore e grandezza poi di incertezza e della Restaurazione. La Roma in cui si svolge la vicenda.

Tutto si muove attorno a Veronica Amerani, ultima discendente di una (sfortunata) famiglia di incisori, un tempo in auge e ora decaduta, definita “ossessa”. Che cos’ha Veronica, questa giovane nemmeno ventenne, forse indemoniata. Ma a vent’anni dal Congresso di Vienna non sono più molti quelli disposti a credere nell’opera del maligno. La Compagnia di Gesù ha ripreso da poco a (ri)tessere la propria tela di relazioni e influenze, ma è malandata, scarsa di numero e composta in gran parte di vecchi o giovanissimi. Rientra in scena dopo essere stata osteggiata e bandita da non pochi governi nel secolo precedente, con armi arrugginite e sorpassate. Il progresso – scientifico, medico, culturale -, il grande nemico della Chiesa, ha fatto molta strada ed è sempre più potente. A Bologna la gente non teme più i gesuiti, li prende in giro, ne fa oggetto di scherno. Cosa possono fare i padri di fronte agli stranissimi atteggiamenti di Veronica Amerani?

E se fingesse? Se fosse pazza? O isterica? O se qualcuno le avesse fatto un sortilegio, un maleficio? Nel vagliare le ipotesi l’A. apre scenari immensi: storici, culturali, geo-politici. Fa di quella ragazza il perno di vicende enormi. Ed in effetti è così: che lo vogliamo o no, che ne siamo consapevoli o meno, la storia ci avvolge da ogni parte, ci sballotta, ci travolge, ci impregna, ci condiziona.

Una donna “contro” tutti

Che siano medici o religiosi, tranne la madre, sono tutti uomini quelli che si occupano di Veronica Amerani. Al centro delle loro preoccupazioni e del loro agire, però, non ci sono le sofferenze di una giovane, ci sono questioni di prestigio e di potere: “era in gioco l’onore loro [dei padri gesuiti], della Compagnia di Gesù e di tutta la Chiesa cattolica” (p. 198). Affermazioni simili si potrebbero riferire anche a proposito dei medici: una fase di trapasso quella della medicina che si avvia, non senza titubanze, ripensamenti e cautele a passare dalla medicina antica, degli umori, a quella moderna. Di fronte agli atti inconsulti della giovane, i medici non si azzardano ad andare più in là delle ipotesi.

Prelati, medici, il padre; sono loro che attorniano Veronica, che la prendono d’assedio. Gli sguardi, i gesti, i pensieri, le annotazioni sono tutti maschili. A questi uomini le donne sono profondamente estranee; un mondo sconosciuto in fattezze tentatrici che deve però essere escluso/rinchiuso, controllato, schiacciato. Perciò quella “battaglia”, per loro, è perduta in partenza. Non sono attrezzati a comprendere e capire. Il che non significa che alcuni di loro non indulgano a pena sincera nel vedere la straziante condizione della giovane.

Semplicemente, per loro, per questi uomini, non è lei l’aspetto essenziale della vicenda. Ciò che conta davvero è liberare il suo corpo da un demone, perché se quel corpo sofferente di donna, capace di scatenare un “furore uterino” incoercibile, non guarisse, non significherebbe forse ammettere che la castità a lungo andare fa ammalare e che il desiderio, alla fine, è più forte? Se così fosse allora avrebbero ragione i protestanti, che lasciano perfino i preti liberi di sposarsi. Su quel corpo non si gioca allora la battaglia tra bene e male: si gioca una partita epocale. Che fine farebbe la Chiesa cattolica, fondata su un esercito di celibi?

I documenti e la Storia

Dunque è il potere il vero protagonista di questa storia. Ma come raccontare una storia che ci è arrivata incompleta? Fernanda Afieri ha trovato un manoscritto, il diario di un esorcismo conservato presso l’Archivio centrale della Compagnia di Gesù. Ha scovato altri documenti in altri archivi e ha colmato i vuoti col sostegno di una vasta bibliografia. Ma ha fatto di più, è entrata nella storia: racconta, ragiona ed espone al lettore come se lo stesse accompagnando in una lunga passeggiata. In questo libro l’A. dà prova di saper padroneggiare egregiamente una scrittura “cinematografica”: le descrizioni di paesaggi e ambienti svegliano i sensi: vista, olfatto e tatto in primis: il lettore “sente” l’odore di umidità di Edimburgo in inverno, il sole estivo cocente e implacabile sulla strada che da Roma conduce a Genzano, il freddo della Russia o gli odori – fetidi – che impregnano le lenzuola e la camera di Veronica. Anche la struttura dell’apparato di note è originale.

A un certo punto, leggendo il libro mi sono sorpreso a pensare al “Memoriale del convento” di Saramago, un libro lontanissimo per struttura e scrittura. Ho impiegato un po’ di tempo perché mai mi venisse in mente Saramago. Poi ho capito: Saramago parlava di “infra-storia”, della possibilità di scrivere romanzi partendo da documentazione archivistica e persone realmente esistite: tra le carte e le persone esiste uno spazio che lo scrittore può riempire con la fantasia. Saramago lo fa: trasforma le persone in personaggi e ne inventa di nuovi.

Come ho detto all’inizio, Fernanda Alfieri non segue questa operazione. Basandosi su fonti d’archivio e una solida storiografia ci racconta una storia verosimile, come potrebbero essere andate le cose. A giudicare dal risultato – il libro è scritto veramente bene – l’esperimento è più che riuscito.

Buona lettura.

lo storico della domenica
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: