Medical Heritage Library. La più grande biblioteca digitale per la storia della medicina

La più grande biblioteca digitale del mondo per la storia della medicina e non solo. 300.000 libri di cui 3.500 in italiano.

Un consorzio di istituzioni per la storia della medicina

Il Medical Heritage Library è a tutt’oggi il maggior consorzio di biblioteche e centri di ricerca sulla storia della medicina, della sanità delle scienze della salute del mondo. Di conseguenza è anche la più grande biblioteca digitale esistente sull’argomento

L’obiettivo di Medical Heritage Library  è quello di rendere disponibili gratuitamente online contenuti di alta qualità e di semplificare e centralizzare la scoperta di queste risorse.

origini e sviluppo

Fondato nel 2010, Medical Heritage Library trae la sua forza – come comunità digitale cercando attivamente nuove opportunità per digitalizzare le risorse primarie nella storia della medicina attraverso iniziative finanziate da sovvenzioni e sforzi per identificare istituzioni che condividono le stesse idee e che desiderano condividere i contenuti.

Nato dalla collaborazione di sei grandi biblioteche americane, canadesi ed europee, col tempo si sono aggiunti circa 30 istituti. Infatti Medical Heritage Library include materiali in una varietà di lingue, tra cui inglese, francese, spagnolo, tedesco, latino, portoghese, olandese e italiano.

In italiano

Per il momento complessivamente i libri sono oltre 300.000. In italiano i libri disponibili su Medical Heritage Library sono oltre 3.500. La scansione dei libri avviene in collaborazione con Internet Archive e come sempre la ricerca dei libri avviene in vari modi: per lingua, per materie, per anno, per enti possessori delle opere.

Da questa sterminata biblioteca digitale in costante crescita ho già preso materiale per altri articoli. Ne ho fatto uso in Alcuni progetti in rete sulla Prima Guerra Mondiale (ma al momento il link non funziona per un problema interno), e per le riviste utilizzate in Entrare “di traverso” nella storia (la Wellcome Digital Library è tra le fondatrici di Medical Heritage Library).

Sul web

Medical Heritage Library ha un proprio sito: Medical Heritage Library (andateci, merita); i libri e le riviste digitalizzati su Internet Archive si trovano qui: https://archive.org/details/medicalheritagelibrary. Troverete di tutto un po’. Buon divertimento.

Entrare “di traverso” nella storia

Tempo fa ho letto da qualche parte che Paul Ginsborg, uno storico inglese molto conosciuto anche da noi, decise di diventare uno storico mentre accompagnava suo padre nelle visite che faceva per lavoro. Suo padre era un medico e così il giovane Paul poté osservare in prima persona le abitazioni, le abitudini, il vestiario, i consumi, il lavoro, il tenore di vita dei pazienti di suo padre. Ginsborg entrò nella storia non, per così dire, dalla porta principale – la “Grande Storia” della politica della diplomazia, delle guerre ecc. – ma lo fece dal basso e, come ho scritto nel titolo, lo fece “di traverso”.

Del resto non so se il giovane Ginsborg avesse letto un filosofo arabo dell’antichità che consigliava di studiare la storia da una posizione defilata, “in diagonale” (diciamo così).

Ginsborg ebbe un buon maestro per diventare uno storico. La storia della medicina è un ottimo sentiero per entrare nella storia: storia della salute, del progresso scientifico, della clinica, ospedali e manicomi… certo, ma la medicina si allaccia al lavoro, all’alimentazione, all’igiene delle città delle case dei luoghi di lavoro…

Ne fossero consapevoli o meno i medici ci hanno consegnato una massa di materiale enorme per comprendere il passato. Soprattutto con le trasformazioni provocate dagli enormi vulcani che furono la Rivoluzione industriale e la Rivoluzione francese gli appunti, le relazioni e le opere dei medici ci inoltrano nei meandri profondi della storia.

Si potrebbe obiettare che questo discorso vale per tutte le branche della storia: la storia dell’agricoltura non si risolve semplicemente nella evoluzione delle tecniche di coltivazione, ma implica rapporti agrari, diversità di soggetti – braccianti, mezzadri ecc. – lo studio del clima, delle stagioni, della viabilità, dei mercati ecc. E così, per tutti gli altri aspetti della produzione umana. Sono considerazioni che condivido.

L’importanza delle fonti

Credo però che la storia della medicina permetta di arrivare più in profondità. Chi ha letto la recensione a Lucio Villari: Bella e perduta. L’Italia del Risorgimento e, soprattutto, a Adriano Prosperi: Un volgo disperso. Contadini d’Italia nell’Ottocento ha prove di quanto si possa scoprire e indagare con queste immersioni.

Molti autori prediligono questa scelta – valgano ad esempio i nomi di Della Peruta e Sorcinelli – (le incontreremo pian piano, il tempo è quello che è e recensisco molto meno di quanto vorrei).

Qui però mi importa segnalare alcune – pochissime rispetto al materiale esistente – di queste opere di prima mano che possiamo leggere e consultare grazie alle biblioteche digitali e che ci permettono di entrare nella storia “di traverso”.

Il ventaglio è ampio. Come ho già detto altrove la Wellcome Digital Library sta digitalizzando molte riviste in collaborazione con Internet Archive. Stralcio quindi qualche saggio a titolo di esempio.

Possiamo vedere da vicino epidemie: dal Bullettino delle scienze mediche di Bologna (vol. 12, 1835) ne troviamo una  cholera morbus in Toscana e Genova: https://archive.org/details/s8id13293180/page/191 (sul colera a Bologna il mio amico Emanuele Catone mi ha segnalato una mostra organizzata dall’Archiginnasio di Bologna con relativa bibliografia: Colera a Bologna) nel volume 10 del 1846 troviamo una relazione sulle malattie contagiose nel piccolo paese di Cotignola: https://archive.org/details/s8id13293400/page/26; sui risultati delle vaccinazioni a Parma ci dà notizie il Giornale della società medica di Parma nel decimo volume : https://archive.org/details/s6id13303680/page/319; di un’epidemia di vaiolo a Pavia sappiamo qualcosa grazie agli Annali Universali di Medicina (vol 60, 1831): https://archive.org/details/s12id13209270/page/76

Gli Asili infantili a Bologna possono essere indagati nel settimo volume del Bullettino delle scienze mediche di Bolognahttps://archive.org/details/s8id13293610/page/n4, sempre su Bologna abbiamo informazioni sulla prostituzione nel volume 23 della stessa rivista (1863): https://archive.org/details/s8id13293670/page/n4; sull’educazione de’ pazzi ci parlano gli Annali Universali di Medicina nel volume 46 del 1828 https://archive.org/details/s12id13209120/page/225.

Lo sguardo dei Medici

Si tratta di lavori che poi spesso gli autori amplieranno nelle “topografie mediche”, lavori più ampi e articolati. Google Libri ce ne regala moltissime (è sufficiente digitare “topografia medica”). Sono testi che non restituiscono la voce delle classi popolari. Ci restituiscono i pensieri dei medici che le curavano e le studiavano. Ma lo “sguardo” del medico – e soprattutto del medico condotto – era stato trasformato dalla riforma della medicina introdotta dalla Rivoluzione francese. Intellettuale – e quindi appartenente alla classe dirigente – il medico viveva però a contatto con i ceti più umili o imparava a conoscerli nelle corsie di ospedale.

Il loro sguardo entrava appunto “di traverso” nella storia. Non è un caso se molti di loro, proprio stando a contatto con le condizioni spesso disperate delle classi popolari, maturarono idee democratiche, radicali, anarchiche e socialiste. Non è un caso se negli Annali Universali di Medicina troviamo un saggio su un argomento solo in apparenza lontano dal tema della rivista come può essere quello sulle Cinque giornate di Milano (vol. 125, 1848): https://archive.org/details/s12id13209930/page/595

La stessa cronologia delle riviste ci dice molto non soltanto sulla storia della medicina in quanto tale, ma anche sui problemi che ad essa si connettevano. Da noi, ad esempio, non è un caso se le riviste e le pubblicazioni incentrate sull’igiene appaiono più tardi rispetto ad altri Paesi: il Giornale della Società Italiana di Igiene iniziò le pubblicazioni soltanto nel 1879. Lo stesso discorso vale per la psichiatria (Riviste italiane di psichiatria e psicologia (fonti)).

I temi e le diramazioni per entrare nella storia “di traverso” sono molte per essere riassunte in un unico articolo. Mi fermo qui concludendo che queste monografie e i saggi sulle riviste che ho indicato (ma ovviamente ce ne sono molte altre) ci rimandano una massa di informazioni preziose per capire meglio la storia del nostro Paese.

 

Wellcome Digital Library

Una delle più grandi biblioteche di Storia della Medicina del mondo. Poco meno di 150.000 volumi di ogni genere e molti altri progetti.

Alla Wellcome Digital Library ho accennato in varie occasioni. Ne ho parlato presentando gli Annali Universali di Medicina e alcuni Siti per la storia della medicina.

Ma la Wellcome è

è una delle più grandi collezioni specialistiche sulla storia della medicina e delle discipline umanistiche mediche. Ospita oltre 2,5 milioni di pezzi di straordinaria ampiezza e diversità, tra cui libri, film, archivi, manoscritti e opere d’arte provenienti da tutto il mondo.

La Biblioteca mette gratuitamente a disposizione online il maggior numero possibile delle sue collezioni. Oltre a questa selezione di libri e riviste storiche, sul sito web della Biblioteca è possibile trovare sempre più materiale digitalizzato, compresi manoscritti e raccolte d’archivio.

Recentemente la Wellcome Library si è affiliata a Internet Archive. La si può trovare sia cercandola direttamente nella stringa “cerca”, sia, dopo aver aperto il portale e selezionato il logo dei libri, selezionando European Libraries e poi Wellcome Library.

Fino ad ora sono circa 142.000 i libri digitalizzati. Quelli in italiano sono poco più di 2.300, molti meno di quelli disponibili in francese e tedesco (per non dire di quelli in lingua inglese), ma comunque un bel malloppo. Tanto più che la Wellcome si sta impe gnando a riversare collezioni di riviste. Ho già fatto cenno agli Annali Universali di Medicina; ne stanno arrivando altre. Si può sostenere che la Wellcome Digital Library sia l’equivalente di Biu-Santé per la Francia.

Ma Internet Archive offre solo una parte dell’immenso materiale della Biblioteca. Visitando direttamente https://wellcomelibrary.org/ troverete molte altre collezioni disponibili. Da una collezione di manifesti sull’AIDS a manoscritti e filmati, a pubblicazioni incentrate su Londra: nello specifico si tratta del  Medical Officer of Health Reports dal 1848 al 1972. Sono relazioni con dati statistici su nascite, decessi e malattie, che riflettono idee e sensibilità degli autori.

Anche se i progetti sono molti altri, compresa una raccolta di Manoscritti medievali, non posso esimermi dal segnalare la prima parte di circa 800.000 documenti che verranno digitalizzati sulla Mental Health – in pratica una biblioteca digitale nella biblioteca.

Insomma, la Wellcome Digital Library, sia che la si raggiunga da https://archive.org/details/wellcomelibrary sia sul proprio sito – https://wellcomelibrary.org/collections/digital-collections/ è un vero e proprio mare da esplorare. Infatti, oltre ad opere di ogni genere di specializzazione medica, si trovano anche libri di viaggio, storia naturale, pittori e cultura generale.

Buona navigazione.

Recensione. Lindsey Fitzharris: L’arte del macello. Come Joseph Lister cambiò il mondo raccapricciante della medicina vittoriana

C’è stato un un tempo in cui per entrare in ospedale servivano tre cose: una malattia o un infortunio, una buona dose di disperazione e parecchio coraggio. Almeno fino alla fine dell’Ottocento l’ospedale era considerato “l’anticamera della morte”: vi si entrava, ma le probabilità di uscirne vivi erano davvero scarse.

Come dar torto a coloro che avevano questa visione apocalittica? Gli ospedali erano luoghi incredibilmente sporchi: i letti spesso non erano altro che cassoni con dentro pagliericci che erano l’habitat ideale per ospitare colonie di insetti e parassiti; escrementi, sudore, puzza di chiuso in camere poco areate; nelle corsie i letti (doppi, da quattro, a volte da sei persone) erano occupati da persone affette da malattie diverse e capitava che moribondi finissero i loro giorni fianco a fianco di gente appena ricoverata – i medici descrivevano gli odori che ammorbavano gli ospedali con l’espressione: “la cara, vecchia puzza di ospedale” (p. 10) – il personale infermieristico era sprovvisto di preparazione specifica e spesso era brutale e indifferente.

Per quel che riguarda gli interventi chirurgici di coraggio ne serviva davvero parecchio: sia da parte di chi lo subiva, sia da parte di chi lo praticava. Ci voleva del fegato sezionare un poveraccio che avrebbe sofferto molto meno che all’inferno. Prima dell’avvento della anestesia un’operazione chirurgica era uno spettacolo macabro. Ma era uno spettacolo nel vero senso della parola perché torme di studenti e di curiosi si affollavano attorno ai chirurghi che operavano.

Quello che vedevano gli spettatori erano uomini dallo stomaco di ferro con indosso grembiuli impataccati di sangue raggrumato che cercavano di fare il loro mestiere nel minor breve tempo possibile: il famoso Robert Liston, un chirurgo nerboruto, deciso e velocissimo, era in grado di amputare una gamba in trenta secondi. La velocità era essenziale per evitare che il malcapitato morisse dissanguato (anche se poi in moltissimi ci lasciavano le penne per lo shock anafilattico.

L’utilizzo del cloroformio (conosciuto da tempo ma utilizzato per la prima volta nel 1840 da un dentista di Boston) provocò l’inizio del tramonto di questa lunghissima epoca di strazio: ora i chirurghi potevano agire con più calma e avventurarsi più in profondità nel corpo o in organi più delicati.

Ammesso che l’operazione andasse a buon fine e che fossero sopravvissuti allo shock, quelli che avevano subito un intervento non potevano ancora dirsi sicuri di essere in salvo. Le probabilità che si sviluppassero infezioni mortali erano elevatissime: “intorno al 1840, in Inghilterra e Galles ogni anno circa 3000 madri morivano per infezioni batteriche come la febbre puerperale” (p. 62).

La “febbre nosocomiale” era un vero incubo e una persecuzione per la medicina del tempo. La chirurgia aveva un bel progredire se poi la maggioranza dei malati moriva a causa di complicazioni e infezioni post-intervento. La medicina del tempo considerava questo problema dal punto di vista della “tecnica ospedaliera”, cioè all’erronea costruzione degli ospedali e alla discutibile conformazione e dislocazione interna dei locali (p. 70).

Era questo il mondo in cui Lister lavorò e fece carriera. Scrivere una biografia significa calare il protagonista nel contesto generale della sua epoca. L’Autrice riesce perfettamente in questa operazione. Il primo merito di questo libro è di avere scandito le tappe della carriera di Lister allacciando ognuna di esse al contesto generale.

Lister fu un uomo fortunato per cinque ragioni. La prima fu quella di avere un padre che riconobbe il talento del figlio e, con discrezione, non solo lo sostenne ma lo guidò rispettandone le scelte. La seconda fu quella di avere dei mentori che, riconosciute le sue capacità, lo presero sotto la propria protezione e lo fecero crescere enormemente dal punto di vista professionale accrescendone la stima in sé stesso (belle le pagine dedicate all’orgoglioso, ardito e a suo modo geniale James Syme, che divenne suo suocero). La terza e la quarta sono legate tra loro. Lister era un quacchero e il fatto che quella religione desse importanza a condurre una vita senza tanti fronzoli e stimolasse l’impegno per realizzare cose concrete fu uno stimolo potente per incentivarne la naturale serietà e l’innata tendenza alla perseveranza. La quinta, ça va sans dire, Lister era un genio. Ma quel genio ottenne risultati (e riconoscimenti) strepitosi grazie al supporto degli altri quattro elementi: la storia è piena di personalità geniali ma discontinue o destinate a perdersi per strada.

Fitzharris individua queste caratteristiche e le usa per accompagnare il lettore nella vicenda umana e professionale di Lister con grande abilità narrativa. L’A. ci inoltra così nei dibattiti dibattiti scientifici su riviste e pubblicazioni; focalizza la situazione interna alle università illustrando competizioni tra docenti, i rapporti con gli studenti e la vita accademica; ci presenta la condizione degli ospedali partendo da descrizioni sommarie ma efficaci delle città e degli ambienti di lavoro.

Il libro è interessante non solo per il personaggio decisamente fuori dal comune e per la sua capacità di trovare la soluzione alla ossessione di una vita di studi e esperimenti (abbattere la mortalità dovuta alle infezioni con un metodo scientifico); lo è anche perché contestualizzando la vita e le vicende del protagonista l’A. delinea molti altri aspetti interessanti.

Si prenda ad esempio il faticoso affermarsi di una teoria, dovuto alla diffidenza e all’ostracismo di colleghi (Ignac Semmelweris, un medico ungherese, si rese conto prima di Lister che erano proprio i medici a portare in sala parto le “particelle cadaveriche” responsabili delle infezioni e che perciò chi andava dalla sala anatomica in corsia avrebbe dovuto lavarsi le mani. Quasi inascoltato e anzi deriso dalla gran parte dei medici finì i suoi giorni in un manicomio – vedi pp. 185-187): il progredire, il successo o l’insuccesso di una scoperta in grado di salvare un numero incalcolabile di vite può dipendere da molto variabili. Anche Pasteur, che trovò in Lister prima un lettore attento poi un ammiratore e infine un amico, dovette scontrarsi con un clima del genere.

Furono proprio le ricerche di Pasteur a offrire a Lister la chiave per risolvere il problema che lo affliggeva: l’intuizione che nelle ferite si determinava qualcosa di simile alla fermentazione studiata da Pasteur. Era quindi assolutamente necessario impedire la putrefazione delle ferite analogamente a quanto faceva il calore impedendo la fermentazione (pp. 198-201). Fu l’acido fenico la sostanza che tradusse in modo efficace la teoria alla pratica.

Dal libro emergono alcuni dei nessi che legano gli sviluppi velocissimi e sbalorditivi di Edimburgo e Glasgow (le città dove Lister si trovò a lavorare oltre che a Londra) con i problemi urbanistici, il durissimo lavoro nelle fabbriche e lo sviluppo degli ospedali. Sono temi trattati ampiamente dalla storiografia, ma in tempi come i nostri in cui un liberismo senza freni fa riemergere una “questione sociale” che sembrava risolta, Fitzharris offre molti spunti di riflessione, non ultimo il fatto che lo sfruttamento può diventare un guadagno per il singolo imprenditore, ma è una perdita per la collettività. Chi subisce mutilazioni permanenti poi dovrà ricevere sussidi per continuare a vivere e sono spese a carico della collettività: i costi della mancanza di regole li paghiamo tutti, non solo chi ha avuto la sfortuna di infortunarsi.

Nel computo complessivo dovrebbero essere anche inclusi i costi degli effetti collaterali di uno sviluppo senza regole: Fitzharris accenna a quelli del tempo del protagonista: alcolismo, microcriminalità e rapporti umani estremamente tesi; ma a ben guardare sono gli stessi (ai quali se ne aggiungono altri) con cui ci confrontiamo oggi.

Ancora: l’A., accenna brevemente alla riforma della medicina maturata dalla Rivoluzione francese (ma i rimandi sono precisi). Del resto, la condizione degli ospedali in Inghilterra rimase diversa da quelli sul continente per un lungo periodo. Ma si tratta di una riforma essenziale, non soltanto perché costringendo i medici alle visite in ospedale e a redigere quel “tableau” che poi sarà la cartella clinica gettò le basi della medicina moderna e della clinica, ma anche perché, per la prima volta, pose il problema della salute come “diritto” del cittadino e non come soccorso compassionevole.

Vale la pena di ricordare la grande umanità di questo medico geniale. Mentre i lettori farebbero bene a meditare – e ad approfondire, gli aspetti economico-sociali partendo dalla considerazione che la medicina non è affatto una scienza neutra ma fa parte e incide sul contesto, i medici farebbero bene a tenere a mente che la sensibilità dovrebbe essere una componente essenziale per chi ha scelto quella professione.

Uno dei meriti indiscussi dell’opera è lo stile avvincente e l’ottimo gioco di incastri che l’A. ha assemblato per mantenere vivo l’interesse del lettore. Fitzharris riesce nell’impresa di sciogliere concetti non semplici in un linguaggio chiaro e brillante (a volte forse perfino un po’ troppo discorsivo).

Anche se corredato da un indice analitico molto ben fatto e da note a margine ricche e puntuali, manca una bibliografia. È un peccato, ma nel complesso L’arte del macello è un’ottima introduzione alla storia della chirurgia e un bell’esempio delle grandi potenzialità che la storia della medicina ha nell’illuminare quella economico-sociale.

È un libro che consiglio con piacere. Buona lettura.

Annali Universali di Medicina on line

Questo giornale [gli Annali Universali di Medicina] acquistò in poco tempo un credito immenso e divenne […] il Vade Vecum di ogni medico italiano desideroso di conoscere i progressi delle scienze mediche compiuti presso le nazioni incivilite. Questa pubblicazione […] si sparse bentosto per tutta l’Europa e penetrò anche in America.

Così si legge a proposito degli Annali Universali di Medicina in una pubblicazione del 1863 [L. Combes, Della Medicina in Francia e in Italia].

Ora la Wellcome Library, una delle più grandi biblioteche d’Europa, ha digitalizzato i primi 90 volumi (136 fascicoli) della rivista. La Wellcome Library riversa le proprie digitalizzazioni in Internet Archive. (Quindi il percorso da seguire è: archive.org, Wellcome Library, selezionare “italiano” nella colonna a sinistra e cercare la rivista).

Ma l’aspetto importante è che questa rivista non interessa esclusivamente la ristretta cerchia degli storici, dei medici e degli specialisti. Non si deve dimenticare che, dopo la riforma della medicina impressa dalla Rivoluzione francese e quanto meno fino alla metà del XIX secolo, i medici non erano soltanto medici, ma si consideravano medici-filosofi.

Ciò significa che gli Annali Universali di Medicina offrono la possibilità di vedere la medicina in una nuova veste. Volete conoscere qualcosa degli ospedali, dei manicomi, delle malattie legate al lavoro, dei primi opifici, dei “rimedi dell’arte” (cioè di quali medicine adoperassero, vale a dire la farmacopea) e altro ancora? Bene, qui troverete di che appagare abbondantemente la vostra curiosità.

Gli Annali Universali di Medicina sono stati digitalizzati anche dall’Emeroteca Digitale Braidense, in un altro formato (qui i formati per leggere e scaricare i volumi sono diversi). Insomma, c’è davvero molto da scoprire e da imparare. Buona lettura.

Storiografia: due riviste complementari. Medicina & Storia e Popolazione e Storia

Unire in un solo articolo una rivista di storia della medicina e una di demografia storica a prima vista può sembrare un poco azzardato.

In realtà non lo è. Naturalmente entrambe le riviste privilegiano il proprio campo di ricerca, ma demografia e medicina sono strettamente collegate. Lo sono per ovvi motivi: le malattie incidono sull’andamento delle popolazioni; ma anche elementi che coinvolgono e interessano la demografia interessano la medicina: le carestie, ad esempio, in ossequio al motto secondo cui le sfortune non vengono mai sole, si portano dietro epidemie e carestie.

Quindi l’accostamento che propongo non è dettato dalla semplice esigenza di scrivere qualche riga in più per riempire un articolo. Ci sono delle buone ragioni per leggere una delle due riviste tenendo d’occhio l’altra.

 Con una impostazione rigorosa Medicina & Storia

adotta nello studio dei nessi fra storia, medicina e sanità, lontana da una prospettiva celebrativa e mitizzante, propone la ricerca storica come laboratorio di riflessione sul presente, negli ambiti della salute e del corpo, delle specialità mediche e delle cure. E’ aperta perciò al confronto costruttivo con altri saperi e competenze di indagine che condividono l’interesse per la salute e per la malattia, dalla filosofia all’antropologia, dalla bioetica agli studi sociali, nella convinzione che la ricerca scientifica sul passato contribuisca a meglio comprendere il mondo in cui siamo e anche a prendervi parte.

D’altra parte, Popolazione e Storia,

si propone di discutere della popolazione, dei suoi meccanismi evolutivi, delle sue caratterizzazioni e dei suoi condizionamenti. Ricostruire gli eventi della vita e analizzarli con metodi quantitativi vuol dire riconoscere alle circostanze demografiche tutta la loro importanza, studiarle percorrendo anche nuove strade, cercando nuovi modi di pensare la realtà per arrivare a spiegazioni e verifiche dei processi di vita di una popolazione, quali che siano le sue dimensioni e la sua collocazione dentro una data società. La rivista non vuole circoscrivere il proprio spazio di indagine alla sola storia italiana, ma aprirsi anche ad altre realtà, prestando attenzione al lavoro di ricerca condotto in altri paesi.

Di Medicina & Storia disponiamo on line e liberamente consultabili e scaricabili in formato pdf delle annate dal 2005 al 2011 suddivise in due fascicoli annuali. Successivamente la rivista ha cambiato editore e non è più disponibile on line. Medicina & Storia

Popolazione e Storia ci regala l’intera collezione, dal 1° al 19° volume, anche in questo caso suddivisi in due fascicoli, scaricabili in pdf. Soltanto l’ultimo volume è a pagamento, i precedenti sono gratuiti. Popolazione e Storia

Non vi resta che andare a curiosare tra ospedali e medici, teorie e migrazioni, nascite e città…

Buona lettura.

Siti per la storia della medicina

Per chi come me si occupa di storia della medicina, Biu Santè è veramente una manna dal cielo. La storia della medicina non riguarda esclusivamente le varie specializzazioni mediche, ma è una delle chiavi più efficaci per comprendere la società e la storia in generale di un Paese.

In medicina la specializzazione progredì lentamente. Fino all’Ottocento inoltrato il medico non era esclusivamente un dottore, ma anche un “filosofo”, un professionista il cui mestiere si allacciava alla cultura, alla mentalità, alle abitudini, e quindi, in sintesi, alla sociologia e alla storia del proprio Paese.

Le opere dei medici sono quindi degli ottimi “sismografi” per capire i mutamenti profondi della società. Gli storici lo sanno bene, ma non è detto che i lettori siano altrettanto informati. Si può fare l’esempio del lavoro di Alexandre du Chatelet sulla prostituzione a Parigi, un’opera nella quale la prostituzione comincia ad essere considerata con occhi diversi rispetto al passato e sta diventando un problema di ordine pubblico (la prefazione è scritta da un’alienista, Leuret, uno psichiatra).

In quell’opera corposa, c’è molto di più di osservazioni di carattere medico: vi si trovano statistiche e dati sulla provenienza, età, professione delle prostitute , sui quartieri della città, sulle condizioni igienico-sanitarie di arrondissement e abitazioni, sull’immigrazione regolare e clandestina in città e molto altro ancora. Lo stesso discorso si potrebbe replicare con alcune opere di medici sulle conseguenze sociali della rivoluzione industriale in Inghilterra e di molti altri.

Da questo punto di vista, spesso sono le opere di medici semi sconosciuti già al tempo in cui scrivevano a risultare fonti preziose per lo storico. Dai cibi adulterati al problema dell’approvvigionamento idrico delle città, dai ritrovati della farmaceutica all’architettura degli ospedali; dalle conseguenze dei lavori manuali sulla salute ai problemi legati all’ereditarietà… le fonti di ispirazione o le piste per approfondire sono innumerevoli.

Ed ecco che quindi questo sito diventa fondamentale, un aiuto indispensabile per chi voglia approfondire un po’ di cose. Primo perché al momento sono consultabili e scaricabili 49 dizionari (una fonte indispensabile per seguire il mutare dei concetti e l’evoluzione della medicina) e le annate di 39 riviste specializzate; in secondo luogo, vi è una sezione dedicata alle tesi di laurea ottocentesche (un altro tipo di fonte); terzo perché, oltre ad altre varie sottosezioni (tra le quali, anche, splendide raccolte di immagini), vi sono migliaia di opere digitalizzate.

Biu Santè è ottimamente suddiviso per temi, categorie, novità mese per mese messe on line. Un sito prezioso per saperne di più sulla storia della medicina, sulla Francia e non solo, dato che vi si trovano molte opere in altre lingue.

Biu Santé. Sala di lettura

Se lo scopo di un sito è anche quello di incuriosire chi non va a colpo sicuro, Biu Santè, ha centrato in pieno l’obiettivo. Biu-Santé

Accademia di medicina di Torino

In Italia non disponiamo purtroppo di un progetto di simili proporzioni. Qualcosa di simile però è stato realizzato dall’Accademia di Medicina di Torino la quale ha già digitalizzato centinaia di opere di autori prevalentemente italiani ma non solo. Particolarmente preziosi sono i Dizionari e i Trattati, altrimenti introvabili in Internet.
Accademia di medicina di Torino

Accademia di Medicina di Torino. Biblioteca. Sala di lettura.

Il lettore italiano deve fare lo sforzo di navigare un po’ qui e un po là per recuperare materiale digitalizzato. L’emeroteca della Biblioteca Centrale di Roma offre un buon numero di riviste specializzate: Periodici e giornali digitalizzati Parte I

Altre opere possono essere recuperate dalla Biblioteca europea di informazione e cultura (BEIC), che dispone di una sezione di circa 700 testi di medicina e di storia della medicina: https://www.beic.it/it/articoli/storia-della-medicina

Un certo numero di testi di medicina – in particolare sul Colera – si trovano nel Progetto Scaffali Online della Biblioteca Archiginnasio di Bologna e altri ne incontreremo in altri progetti.

Ma fortunatamente le biblioteche straniere vengono in aiuto al lettore italiano. http://archive.org/ ospita tre grandi biblioteche tematiche: la Medical Heritage Library con 285.000 libri dei quali poco più di 3.000 sono in italiano https://archive.org/details/medicalheritagelibrary?and%5B%5D=languageSorter%3A%22Italian%22&sort=-publicdate, la US National Library of Medicine con circa 18.000 testi disponibili, dei quali però soltanto 27 in italiano e la Wellcome Library, incorporata nella Medical Heritage Library.

Direi che ce n’è abbastanza per parecchio tempo…