Le pubblicazioni storiche della Banca d’Italia

Mi sono accorto di non aver ancora recensito un libro di storia economica, fatto piuttosto strano visto che l’argomento rientra tra i miei interessi. Cercherò di rimediare al più presto. Intanto, il sito della Banca d’Italia è ricchissimo di pubblicazioni e materiale utilissimi agli storici. Le pubblicazioni di carattere storico si suddividono in tre ambiti:

  1. Quaderni di storia economica
  2. Collana storica della Banca d’Italia
  3. Altre pubblicazioni storiche

Scopo dei Quaderni di storia economica è di “promuovere la circolazione, in versione provvisoria, di studi storici sui temi della crescita, della finanza, della moneta, delle istituzioni, prodotti da economisti interni o esterni alla Banca d’Italia, al fine di suscitare commenti e suggerimenti”. On line sono consultabili e scaricabili i volumi per gli anni dal 2001 al 2021 e per alcune annate le pubblicazioni sono molteplici. Mi limito ad indicare alcuni titoli disponibili: “L’economia italiana vista dall’estero lungo 150 anni“; “Il benessere degli italiani: un approccio comparato“; “L’Italia e la prima globalizzazione, 1861-1940“; “Innovazione e tecnologia straniera in Italia“; “Il commercio degli schiavi in Africa: quali gli effetti di lungo periodo“.

La Collana storica della Banca d’Italia, che intende “mettere a disposizione degli studiosi documenti, statistiche e contributi di analisi, strumenti atti a stimolare e favorire ricerche e studi”, è la più conosciuta: è stata pubblicata in un primo tempo da Laterza e poi da Marsilio. Sul sito si possono consultare e scaricare le opere pubblicate dal 1989 al 2017. Vi si trovano molte delle firme più prestigiose della storiografia italiana: Castronovo, De Cecco, Toniolo, Vera Zamagni e molti altri.

La serie “Altre pubblicazioni storiche“, al momento propone una sola pubblicazione. La Banca d’Italia ci regala moltissimo materiale di grande utilità e interesse. Buona consultazione: Le pubblicazioni storiche della Banca d’Italia.

Le pubblicazioni dell’Istituto Storico Italo-germanico su Internet Archive

 

L’Istituto Storico Italo-germanico non ha bisogno di presentazioni. Gli storici lo conoscono bene. Fondato nel 1973, fin dalla sua nascita l’Istituto Storico Italo Germanico (ISIG) ha rappresentato uno snodo importante per il dialogo tra le differenti storiografie europee, con particolare riguardo a quelle italiana e tedesca. Per intere generazioni di storici italiani e tedeschi l’Istituto ha rappresentato uno spazio privilegiato dove poter sperimentare l’incontro e la connessione tra orizzonti di studio differenti e lo sviluppo di filoni di ricerca capaci di influenzare in profondità la storiografia europea.

Nella sua tradizione l’ISIG ha affrontato problemi centrali della storia religiosa, politica e sociale quali la Riforma, la confessionalizzazione, il disciplinamento sociale e l’evoluzione dello Stato moderno, dando particolare attenzione alle analisi di lungo periodo e favorendo il dialogo con la storiografia di area germanica. In tempi più recenti, l’attività dell’Istituto è stata caratterizzata dall’indagine sui problemi chiave delle età di transizione e sugli sviluppi critici della modernità.

Ora l’Istituto ha avviato una collaborazione con Internet Archive e sta rendendo disponibili on line molti dei volumi frutto di convegni, colloqui, ricerche ecc.

Abbiamo così a disposizione, gratuitamente, con la possibilità di scaricare in vari formati e stampare una sessantina di lavori eccellenti su moltissimi aspetti della storia italiana, tedesca ed europea. Non ci resta che andare a curiosare e scegliere i volumi che ci interessano. Il link rimanda alla pagina che raccoglie la collezione: Pubblicazioni Istituto storico italo-germanico (ISIG) (Internet Archive).

Buona lettura.

Recensione. Ian Littlewood: Climi bollenti. Viaggi e sesso dai giorni del Grand Tour

Le motivazioni che spingono a viaggiare sono moltissime: esplorazione, avventura, cultura, ricerca di una dimensione interiore, politica, diplomazia, affari, fuga, rinascita… Una dimensione relativamente poco indagata dagli storici, sempre legata al viaggio, è la sessualità. Eppure l’impulso sessuale è uno dei più potenti che spingono le persone a viaggiare.

È questo l’oggetto di studio di Ian Littlewood in Climi bollenti. Che il Grand Tour (sul quale si veda Cesare De Seta, L’Italia nello specchio del Grand Tour) fosse, tra le molte altre cose, un viaggio di iniziazione sessuale, è un dato che non può sorprendere. La giovane, se non giovanissima età dei rampolli dell’alta società prima britannica, poi francese e di altri paesi poi, in visita in paesi circondati da una fama di licenziosità, erano di per sé elementi che non potevano non sfociare in questa direzione. I genitori avevano un bel raccomandarsi e ricordare le vere motivazioni del viaggio (p. 23), in realtà i pensieri che occupavano gran parte della mente dei loro figli erano di tutt’altra natura.

Forain, Jean-Louis – The Client, Il cliente, Dixon Gallery & Gardens 1993.7.1 – HIGH RES

La Francia e soprattutto l’Italia erano considerati paesi nei quali la lussuria nelle sue infinite forme regnava sovrana: “i luoghi che più reputiamo di essere visitati sono anche i più infettivi”, ammoniva un vescovo inglese agli inizi del Seicento. Secondo molti, che condividevano un’opinione che ha avuto lunga vita, “l’Italia è il bacino del peccato”: con le sue circa 20.000 prostitute, Venezia era considerata “il vero bordello d’Europa”, ma Roma e Napoli non erano da meno (sulla prostituzione si veda Marzio Barbagli, Comprare piacere). Come se non bastasse l’Italia era una terra funestata, tra l’altro dall’immondo vizio dei rapporti contro natura (in particolare omosessuali ma non solo). Alcuni inglesi non poco prevenuti consideravano l’Italia “madre e culla della sodomia” ed erano terrorizzati dalla eventualità che il figliolo se ne tornasse a casa “italianizzato”. Anche se il numero delle donne che viaggiano sul continente è di gran lunga inferiore rispetto a quello degli uomini e, tra queste, coloro coinvolte in avventure amorose sono poche (o, almeno, sono pochi i casi documentabili – p. 69), apprensioni simili sono rivolte anche verso le ragazze; non tanto per il timore che cadessero preda di Lesbo, ma per le suggestioni e i pericoli sparsi ovunque in un paese che sprigionava sensualità in ogni sua parte (p. 66).

C’è qualche briciola di verità in questi timori. La morale sessuale si modifica nel tempo: nel Settecento non pochi visitatori inglesi restano stupefatti dalla naturalezza con la quale molti mariti italiani offrono le loro mogli in omaggio agli ospiti (le quali, a loro volta, sono liberissime se concedersi o meno). Dalle molte testimonianze raccolte dall’A. emerge chiaramente che il confine tra eterosessualità e omosessualità per lungo tempo è stato molto labile ed oltrepassato disinvoltamente più volte. Nelle città italiane non è difficile procurarsi piaceri proibiti, maschili o femminili che siano: in entrambi i casi, per chi dispone di una discreta somma di denaro, costano poco. In epoca vittoriana le cose cambieranno: per gli omosessuali la vita non è facile in Gran Bretagna; l’omosessualità oltre che un peccato è un reato punito severamente.

Emancipazione, scoperta di sé, fuga

Solo in parte il Grand Tour può considerarsi una forma di emancipazione: è pagato dalla famiglia o dai governi, si è accompagnati da un tutore incaricato di vigilare e controllare, ha una finalità: quella di affinare l’educazione del rampollo per poi inserirlo nella vita politica e civile ad alti livelli. Eppure è innegabile che per molti aspetti sia un’esperienza liberatoria: dopo tutto i genitori sono lontani; si può patteggiare un certo grado di libertà col proprio tutore o eluderne la sorveglianza in qualche modo. Da questo punto di vista le esperienze sessuali consumate durante il viaggio hanno anche un valore di iniziazione.

Tutti questi elementi si trovano nel viaggio di James Boswell, seguito attentamente da Littlewood. Sottoposto ad un’occhiuta vigilanza dal padre, le avventure collezionate (o pagate) nel corso del suo viaggio sono anche un affrancamento dalla ingombrante figura paterna. André Gide scopre la sua vera natura omosessuale durante un viaggio in Algeria grazie a Oscar Wilde che con intuito sicuro l’ha scoperta e gli organizza un incontro rivelatore. Molti inglesi fuggono dal rigido conformismo della madrepatria e dal clima impietoso (p. 60). L’Italia e il Mediterraneo sono la terra del sole e della libertà sessuale. Byron, che colleziona avventure etero e omo in quantità stupefacente, trasforma questa fuga in una ribellione all’ingratitudine del suo paese che prima lo ha osannato e poi rifiutato. Byron e altri meno conosciuti di lui, tracciano un percorso poi seguito da molti altri. “L’Europa dell’Ottocento, e in particolar modo l’Inghilterra vittoriana, ponevano un’enfasi sempre maggiore sulla continenza; ogni progresso della civiltà era accompagnato da un irrigidimento delle redini sessuali” (p. 161).

Ma con Byron siamo in una nuova dimensione del viaggio: Il Gran Tour ha concluso il suo percorso storico con le guerre napoleoniche. “Per i romantici viaggiare non significa solo vedere nuove cose, acquisire nuovi dati e stabilire nuovi contatti. Significa anche diventare una persona nuova. Ciò che accade nella mente e nel cuore del viaggiatore durante il percorso è altrettanto importante della messe di avvenimenti e osservazioni” (p. 58): in questo senso il viaggio diventa una illuminazione.

Goya Maia e Celestina al Balcone – Metropolitan Museum – DP-20750-001

Si forma così una triade che riguarda tutti i viaggiatori: denaro, clima e incontro/scontro con le convenzioni sociali del proprio paese o di quello visitato. Avere a disposizione molti soldi consente al viaggiatore di sfruttare sessualmente la popolazione più povera del paese che visita. Lo fanno in molti, forse tutti, anche chi, come Gauguin ad esempio, spesso si mette dalla parte della popolazione locale. In questo atteggiamento si svela un’ambiguità di fondo: quanto vi è di deplorabile in questo atteggiamento non pregiudica quanto vi è di buono nel contesto e nelle situazioni; il viaggiatore dispone del potere ricattatorio del denaro e lo usa, ma non è detto che chi subisce si senta vittima: spesso vi vede soltanto una buona occasione da cogliere e un soggetto da sfruttare: spesso il denaro elargito a prostitute e prostituti è molto di più della tariffa di un incontro e talvolta si prolunga nel tempo, anche ad avventura conclusa.

Certo, per molti viaggiatori il problema è come dar sfogo liberamente alle proprie inclinazioni e allo stesso tempo mantenere una rispettabilità sociale. Il viaggio consente di rimandare, di posticipare nel tempo, la soluzione o la composizione di questo nodo. Dopo l’avvento della ferrovia arrivare sul continente non è più questione di giorni, ma di ore. Nel corso dell’Ottocento Parigi diventa ciò che era stata Venezia un secolo o due prima. La capitale francese è la muova Babilonia dove il turista può soddisfare qualunque desiderio (pp. 119 ssgg). Anche se è indubbio che vi siano tracce di ipocrisia in questo atteggiamento dal doppio volto, si tratta di un problema che va molto al di là della criticabile mentalità vittoriana: in molti c’è anche una tensione, sofferta e sincera nel tentativo di ricomporre la contraddizione tra appetiti sessuali e decenza civile.

A ben guardare questo tentativo potrebbe anche definirsi una forma di auto-illusione. E nell’auto-illusione cadono senza dubbio molti omosessuali che si rifugiano in vere e proprie colonie a Capri, a Tangeri o altrove e dove si divertono a scandalizzare i benpensanti (pp. 139), ma anche coloro che finiscono nelle isole caraibiche e in quelle della Polinesia. Si tratta di luoghi in cui la connessione tra il clima caldo e la sessualità prorompente naturale dei nativi viene percepita come un fenomeno che emana dai luoghi stessi. C’è tutta una letteratura che si dipana dal XVI secolo in poi e che insiste su questa connessione: il caldo “libera” gli istinti, stimola gli appetiti sessuali; la pelle abbronzata, levigata dal sole è di per sé un richiamo sessuale così come lo è la natura selvaggia e rigogliosa (lussureggiante, appunto) di quei luoghi: che sia il sedere perfetto delle africane – come annota Graham Greene (p. 53) – o le braccia nerborute di gondolieri veneziani o pescatori del meridione d’Italia, per non dire della pelle di creole, mulatte ecc. delle donne – e ragazzine – dei Tropici, non fa differenza, è soltanto questione di gusti. Non sono pochi coloro che sono rimasti soggiogati dal fascino potente di luoghi paradisiaci fino a decidere di fermarsi per viverci. E in fondo è ancora questo che viene proposto al turista mordi e fuggi di oggi o è ciò che cercano coloro che affollano i bar di Bankok o le turiste bianche e ricche che si concedono una vacanza in Giamaica.

Camillo Innocenti, La sultana, 1913, Galleria d’Arte Moderna (Roma)
Conclusioni

Climi bollenti. Viaggio e sesso dai giorni del Grand Tour di Ian Littlewood è un libro intelligente. Innanzitutto perché non è facile reperire documentazione su un tema che di solito viene omesso nelle relazioni e nei diari destinati alla pubblicazione. Forse in alcune parti l’A. si dilunga un pò troppo, stiracchiando le informazioni di cui dispone, ma sa destreggiarsi e incuriosire il lettore tra una molteplicità di fonti molto ampia: diari, lettere, romanzi, opere scientifiche, film. In secondo luogo perché, storicizzando l’argomento, fa cadere molti luoghi comuni, semplificazioni e banalizzazioni su pulsioni che ci riguardano tutti.

Buona lettura

lo storico della domenica
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