Wellcome Digital Library

Una delle più grandi biblioteche di Storia della Medicina del mondo. Poco meno di 150.000 volumi di ogni genere e molti altri progetti.

Alla Wellcome Digital Library ho accennato in varie occasioni. Ne ho parlato presentando gli Annali Universali di Medicina e alcuni Siti per la storia della medicina.

Ma la Wellcome è

è una delle più grandi collezioni specialistiche sulla storia della medicina e delle discipline umanistiche mediche. Ospita oltre 2,5 milioni di pezzi di straordinaria ampiezza e diversità, tra cui libri, film, archivi, manoscritti e opere d’arte provenienti da tutto il mondo.

La Biblioteca mette gratuitamente a disposizione online il maggior numero possibile delle sue collezioni. Oltre a questa selezione di libri e riviste storiche, sul sito web della Biblioteca è possibile trovare sempre più materiale digitalizzato, compresi manoscritti e raccolte d’archivio.

Recentemente la Wellcome Library si è affiliata a Internet Archive. La si può trovare sia cercandola direttamente nella stringa “cerca”, sia, dopo aver aperto il portale e selezionato il logo dei libri, selezionando European Libraries e poi Wellcome Library.

Fino ad ora sono circa 142.000 i libri digitalizzati. Quelli in italiano sono poco più di 2.300, molti meno di quelli disponibili in francese e tedesco (per non dire di quelli in lingua inglese), ma comunque un bel malloppo. Tanto più che la Wellcome si sta impe gnando a riversare collezioni di riviste. Ho già fatto cenno agli Annali Universali di Medicina; ne stanno arrivando altre. Si può sostenere che la Wellcome Digital Library sia l’equivalente di Biu-Santé per la Francia.

Ma Internet Archive offre solo una parte dell’immenso materiale della Biblioteca. Visitando direttamente https://wellcomelibrary.org/ troverete molte altre collezioni disponibili. Da una collezione di manifesti sull’AIDS a manoscritti e filmati, a pubblicazioni incentrate su Londra: nello specifico si tratta del  Medical Officer of Health Reports dal 1848 al 1972. Sono relazioni con dati statistici su nascite, decessi e malattie, che riflettono idee e sensibilità degli autori.

Anche se i progetti sono molti altri, compresa una raccolta di Manoscritti medievali, non posso esimermi dal segnalare la prima parte di circa 800.000 documenti che verranno digitalizzati sulla Mental Health – in pratica una biblioteca digitale nella biblioteca.

Insomma, la Wellcome Digital Library, sia che la si raggiunga da https://archive.org/details/wellcomelibrary sia sul proprio sito – https://wellcomelibrary.org/collections/digital-collections/ è un vero e proprio mare da esplorare. Infatti, oltre ad opere di ogni genere di specializzazione medica, si trovano anche libri di viaggio, storia naturale, pittori e cultura generale.

Buona navigazione.

Architettura: portali, opere e riviste

Per questo articolo prendo spunto dalla storia moderna. Architectura è una

Banca dati di libri di manoscritti e stampe di architettura pubblicati in Francia, scritti in francese o tradotti in francese nei secoli XVI e XVII, è costituita da trattati generali, trattati di fortificazioni, raccolte di modelli, libri di ornamenti, trattati tecnici (prospettiva, falegnameria, stereotomia, serre, giardini) e resoconti di voci cerimoniali.

L’accesso alle opere avviene in due forme: consultazione in immagine, oppure scaricando il testo trascritto (ortografia e punteggiatura modernizzata).

Ogni voce è composta da una nota bibliografica compilata da specialisti delle istituzioni proprietarie dell’opera e da una descrizione scientifica redatta dai migliori specialisti francesi e stranieri. Ogni descrizione è regolarmente aggiornata. Segue una bibliografia critica.

In realtà, navigando sul sito ci si accorge che le opere non solo esclusivamente francesi o in francese: ve ne sono in italiano, tedesco e inglese. Il sito è molto chiaro e funzionale: le ricerche possono essere effettuate per autore e per parole chiave; c’è una sezione delle ultime opere caricate on line e una nutrita pagina di link: Architectura.

Su Internet Archive selezionando prima American Libraries e poi Getty Research Institute, si entra nella nutritissima biblioteca digitale del Getty. Di qui, selezionando la lingua italiana (in basso a sinistra) e nella nuova schermata cercando “architettura”, vengono selezionate circa 270 opere.

Si tratta di un corpo di libri molto diverso per contenuti che deriva dalle molteplici sfaccettature della materia: vi si trovano opere generali, su singole città, trattati di vario genere ed epoca. Mi limito a segnalare due riviste che possono essere particolarmente utili a studiosi e studenti: quattro annate de “L’Architettura Italiana” (dal 1905 al 1909) e 17 annate de “L’edilizia Moderna” (manca la prima annata, si va dal 1893 al 1909).

Non ho poi resistito a cercare qualche progetto riguardante uno dei miei interessi specifici: cercando siti che riguardano i manicomi, mi sono imbattuto nei seguenti:

Gli spazi della follia, che appronta il tema dello

spazio manicomiale, esaminato attraverso la storia e nella realtà odierna degli ex complessi psichiatrici italiani. La scelta dell’intervallo temporale indagato – dall’Ottocento fino alla dismissione, includendo anche le trasformazioni successive – si fonda sulla specificità dell’architettura manicomiale, la quale, a differenza di altre categorie edilizie, nasce, si sviluppa ed esaurisce entro un arco cronologico ben definito. [Infatti] è solo con il XIX secolo […] che si creano appositi “stabilimenti” destinati alla cura dei “mentecatti poveri”, dapprima con la trasformazione di antiche sedi di ordini religiosi soppressi, poi, sempre più spesso, mediante nuove costruzioni.

Fortemente influenzato da modelli europei e d’oltre oceano, il progetto di manicomio moderno sperimenta differenti soluzioni d’impianto – dal tipo a blocco, compatto o articolato, a quello a padiglioni connessi o isolati, fino al sistema “disseminato” o “a villaggio” – e stili diversi, espressione di indirizzi coevi e di orientamenti individuali dei progettisti.

L’indagine ha evidenziato il contributo di celebri architetti (come Francesco Palazzotto, Francesco Azzurri, Marcello Piacentini, Giuseppe Quaroni, Marcello D’Olivo, Daniele Calabi, Cesare Valle) ma ha soprattutto posto in luce l’apporto, meno noto, di qualificati professionisti e tecnici degli uffici provinciali.

Quanto all’oggetto d’indagine, con l’accezione di “complessi manicomiali” si è inteso fare riferimento non alla singola costruzione, ma a un sistema di edifici e spazi complementari costituente, nella maggioranza dei casi, una vera e propria micro-città con confini fisici segnati da muri di recinzione e accessi vigilati.

Gli Spazi della follia (che però, al momento, non è raggiungibile) va dunque ad integrare Carte da legare – Archivi della psichiatria in Italia. Il sito è molto ricco e si possono trovare moti percorsi per approfondire la materia.

Un altro progetto che si occupa ancora dell’architettura manicomiale è Architetture manicomiali. Luoghi comuni spazi isolati,

un progetto di ricerca che si concentra sulla definizione e la classificazione di diverse tipologie architettoniche relative all’impianto asilare. Si focalizza, in particolare, sulla schedatura dei manicomi italiani costruiti o rimaneggiati durante gli anni successivi all’Unità d’Italia. In questo periodo infatti la discussione, volta a stabilire le linee guida per la costruzione di strutture manicomiali, è molto viva e sentita da alienisti e studiosi, divenendo anche occasione di sperimentazione di nuove tipologie edilizie.

Anche questo sito è molto ben fatto e articolato. Le sezioni interne sono:

La mappa interattiva utile per conoscere l’ubicazione geografica delle ex strutture manicomiali italiane. Selezionando il segnaposto è possibile trovare la scheda di riferimento relativa al manicomio;

la schedatura degli ex complessi manicomiali, suddivisa in aree geografiche con link di approfondimento legati alle ulteriori sezioni del progetto;

la descrizione biografica delle personalità che hanno avuto un ruolo di rilievo all’interno di tali strutture;

la sezione Scopri Lombroso che individua le possibili correlazioni e influenze tra le strutture architettoniche prese in esame e il Manicomio Modello progettato dall’alienista Cesare Lombroso;

la sezione Il manicomio oggi che prende in esame quelle strutture che dopo la Legge Basaglia hanno subìto una riconversione d’uso. Sono state individuate, nello specifico, quelle realtà che hanno trovato un contatto con il territorio attraverso l’istituzione di musei, centri di arteterapia e la realizzazione di mostre ed eventi.

Possiamo così “vedere” il manicomio di Pesaro la cui storia ci è stata raccontata da Giovannini in Un manicomio di Provincia. Il San Benedetto di Pesaro (1829-1918), quelli incontrati da Foot in La Repubblica dei matti. Franco Basaglia e la Psichiatria radicale in Italia (1961-1978), quelli indagati nel numero numero monografico su follia, psichiatria e manicomi  del Giornale di Storia (e anche quello da me studiato nel libro che trovate qui: Chi sono)

Ho messo molta carne al fuoco, non resta che andare a curiosare.

Giornale di Storia. Un numero monografico su follia, psichiatria e manicomi

Come ormai avrete capito il tema della follia, della psichiatria e dei manicomi mi è particolarmente caro. Ritengo che la storia della medicina (e quindi anche quella della psichiatria) permetta di entrare nella storia per così dire “di traverso” – cioè di poter studiare la storia da un angolo visuale che consente di scoprire aspetti nascosti e inediti ma altrettanto importanti di quelli generali (politica, partiti, governi, economia ecc.).

Sono ben felice che la psichiatria e i manicomi siano tornati sotto la lente d’ingrandimento degli storici come testimonia il numero ormai abbondante di testi pubblicati negli anni recenti.

Naturalmente, visto che sono autore di una monografia sul manicomio di Imola, il mio discorso è di parte. Lo dimostrano, tra l’altro, i vari link che ho messo in altri articoli: dalla recensione del libro di Paolo GiovanniniRecensione: Un manicomio di Provincia. Il San Benedetto di Pesaro (1829-1918) (alla quale ne seguiranno altre il prima possibile), ad un portale, Carte da legare – Archivi della psichiatria in Italia e al sito dell’ASPI, ASPI – Archivio Storico della Psicologia Italiana, fino alle riviste (intese come fonti) disponibili on line, Riviste italiane di psichiatria e psicologia (fonti).

Ora la possibilità di approfondire l’argomento si arricchisce col contributo del Giornale di Storia che de dedica un numero monografico a vari aspetti della follia. Riprendendo dalla presentazione,

La parte monografica si apre con il saggio di Gabriele Piretti: l’autore, con uno sguardo del tutto inedito, esamina l’evolversi della letteratura psichiatrica di metà Ottocento, che inaugurò un processo di riflessione critica nei confronti della santità cattolica, cogliendo nel misticismo religioso alcune forme di patologia.

Oscar Greco evidenzia come i manicomi meridionali, tra Unità d’Italia e Grande Guerra, divennero i luoghi ideali di segregazione di quegli individui non idonei, disordinati e non conformi al nuovo modello di identità nazionale che si andava via via definendo, contribuendo a rafforzare, soprattutto nel dibattito scientifico, «“l’irreversibile inferiorità biologica e morale” delle popolazioni del Sud».

La riflessione prosegue su un piano più attuale con le due interviste di Benedetto Fassanelli, l’una a Tommaso Losavio, responsabile della chiusura dell’ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà di Roma, in cui si rievoca il contesto storico e culturale da cui scaturì l’idea di superamento dell’ospedale, quale luogo di reclusione, e la lenta de-istituzionalizzazione della realtà romana, che comportò una complessa opera di cambiamento e assestamento che coinvolse ricoverati, personale medico-sanitario, famiglie e società. Nella seconda intervista, Benedetto Fassanelli si confronta con Graziella Bastelli, infermiera all’Istituto di neuropsichiatria infantile dell’Università la Sapienza di Roma e Lorenzo Manni, volontario dell’associazione Grande Cocomero, prezioso spazio di incontro, ricerca e sperimentazione rivolto alla cura delle patologie psichiatriche dell’età evolutiva.

Le rubriche in connessione con la parte monografica, ospitano l’intervista di Leonardo Stefanelli al giornalista Alberto Gaino, autore del libro Il manicomio dei bambini: Storie di istituzionalizzazione e la testimonianza di Chiara Stella Aquino Benitez, psicologa e psicoterapeuta belga che, attraverso la rievocazione della sua esperienza professionale, riflette sulle ricadute del pensiero di Basaglia e della legge 180 sugli istituti psichiatrici in Belgio ai nostri giorni.

Nella rubrica “Contrappunto”, infine, pubblichiamo la recensione di Giancarlo Ferraris dal titolo Il gabinetto del dottor Caligari. Una storia di folli e di follia.

Non ci resta che andare a leggere: Prima e dopo Basaglia. Il trattamento del disagio psichico in Italia dalla seconda metà dell’Ottocento all’indomani della legge 180

ASPI – Archivio Storico della Psicologia Italiana

Col passare del tempo il materiale raccolto dall’Archivio Storico della Psicologia Italiana dell’Università di Milano-Bicocca ha trasformato il proprio sito  in una vera e propria miniera. Lettere, corrispondenze, articoli di giornale, perizie, diari di viaggio, approfondimenti biografici e bibliografici, fotografie, riproduzioni… L’archivio organizza in modo mirabile un “maremagum” di documenti di difficile reperibilità e consultazione.

Si tratta di un lavoro di carattere archivistico veramente ammirevole. All’interno del sito il visitatore può muoversi in molti modi: può decidere di seguire psicologi e psichiatri sfruttando la categoria Protagonisti oppure seguire gli Archivi; può iniziare dai Percorsi ma anche optare per i Luoghi.

Non solo ogni categoria è suddivisa in sottocategorie che guidano e facilitano la consultazione, ma consultando le biografie e i carteggi dei protagonisti link interni collegano ad altri colleghi, luoghi, riviste ecc. In questo modo il lettore può mantenere il percorso principale e contemporaneamente approfondire i percorsi tematici che maggiormente lo interessano.

Particolarmente preziose sono le schede biografiche dei Protagonisti e le bibliografie, ricche e puntuali. Le bibliografie dei singoli medici, puntualmente riportate, possono essere un ottimo punto di riferimento per rintracciare opere e, soprattutto, i saggi pubblicati sulle riviste del settore che sono disponibili on line (alcune di queste le ho indicate nell’articolo: Riviste italiane di psichiatria e psicologia (fonti)). Un altro collegamento possibile e di integrazione è, ovviamente, col portale Carte da legare – Archivi della psichiatria in Italia

La ricchezza del sito dell’ ASPI – Archivio Storico della Psicologia Italiana è completata dalle News, con la segnalazione di eventi e delle nuove acquisizioni del Centro.

Non resta che fare i complimenti alla splendida iniziativa dell’Archivio Storico della Psicologia Italiana e auguravi buona navigazione.

Biblioteche digitali nelle biblioteche universitarie. Parte II

Ho deciso di dedicare una seconda puntata alle biblioteche digitali nelle biblioteche italiane universitarie perché navigando qui e là ho incontrato progetti molto interessanti.

L’Università di Torino presenta almeno tre progetti di sicuro interesse. Il primo riguarda L’Università di Torino nella Grande Guerra, con la presentazione al momento di 105 opere e articoli di giornale dai temi più variegati. Oltre a opere di carattere economico e di propaganda incontriamo molti sono volumi di medicina militare come (a solo titolo di esempio, ma vi sono molte altre opere): Note di esperienza clinica di chirurgia di guerra oppure, sulla epidemia di “Spagnola” a conflitto concluso: Sul problema eziologico dell’odierna pandemia di influenza o anche, riguardo ai traumi sulle ferite riportate nel corso del conflitto: Traumatismi mascello-facciali.

Di grande interesse gli opuscoli e le opere di psichiatria militare. Alcuni di questi sono estratti da riviste che abbiamo già incontrato in altri articoli (vedi: Riviste italiane di psichiatria e psicologia (fonti)): Annotazioni di neurologia di guerraI reati dei psiconevrotici di guerraIl tentato suicidio nei militariAlcune considerazioni attorno alle psiconeurosi di origine bellica e altre ancora. Questa collezione di opere va a connettersi e a integrarsi a quanto disponibile in un altro progetto già presentato: International Encyclopedia of the First World WarMedicine in World War I.

Col secondo progetto restiamo nell’ambito della psichiatria con l’ Archivio digitale “Cesare Lombroso”, un progetto che recupera e rende disponibili in formato pdf alcune delle rare monografie di Cesare Lombroso e della sua scuola facenti parte della collezione.

Infine, un terzo progetto riguarda la collezione digitale delle Opere di Pubblico dominio a Torino. In questo caso si tratta di una affiliazione a Internet Archive. In questo caso il numero delle opere ammonta a 120,  di ogni genere, alcune delle quali in francese, inglese, polacco e altre lingue.

Per il momento mi fermo qui. Buona navigazione.