A ottant’anni dalle leggi razziali

«Se il fascismo è l’autobiografia della Nazione, l’indifferenza è la chiave di lettura per interpretarlo. […] È lo studio della storia l’antidoto alla barbarie, una disciplina molto speciale che ci insegna a non ricadere nell’errore».

Così Liliana Segre invita allo studio della storia proprio in un momento di grande difficoltà per gli storici. A ottant’anni dalle leggi razziali del regime fascista è opportuno fare il punto su quanto di affidabile e scientifico si può trovare sul web sull’argomento.

La rivista on line Giornale di Storia, dalla quale riprendo le parole della Segre, ha raccolto questo invito dedicando un numero monografico alle “leggi razziste antisemite dell’Italia fascista” con un’intervista alla stessa Liliana Segre, saggi di Simona Salustri e Tommaso Dell’Era. Giuseppe Lorentini e Claudio Brillanti si dedicano invece all’analisi storiografica. Se non altro perché tempo fa ho scritto un articolo sull’argomento (lo trovate qui: La repressione durante il ventennio. Un portale sui campi fascisti),  invito a leggere il saggio di Lorentini che fa chiarezza sui campi fascisti. Buona lettura: Giornale di Storia. N° 28/2018 – 1938-2018: A OTTANT’ANNI DALLE LEGGI RAZZISTE ANTISEMITE DELL’ITALIA FASCISTA

ISTORETO

Un’altra iniziativa interessante sulle leggi razziali è quella realizzata dall’Istituto Piemontese per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea “Aldo Agosti” con una pagina espressamente nella quale sono raccolti “materiali e strumenti sul tema delle Leggi razziali” ed espressamente indirizzata “alle scuole primarie e secondarie di primo grado”.

Vi si trovano sottosezioni dedicate a Documenti Storici, Materiali ISTORETO, Archivi Scolastici, Unità didattiche e Altre Risorse on line. Queste ultime sono numerose.

Anche la rivista on line  Storicamente. Laboratorio di storia, ha dedicato un  articolato progetto sul tema delle leggi razziali pensato appositamente ha realizzato un “Percorso didattico e iconografico” indirizzato agli “studenti delle scuole medie inferiori e superiori”, corredato da un’ottima bibliografia di approfondimento: Le Leggi razziali e le immagini della propaganda. Percorso didattico iconografico.

Tra le altre tengo a segnalare un’altra iniziativa. La Biblioteca Braidense ha focalizzato la propria attenzione sulla propaganda selezionando un buon numero di articoli pubblicati sul “Corriere della Sera”. Come si legge nella presentazione,

Sono articoli di cronaca, prime pagine, commenti, articoli di cultura e di costume, che insieme danno un quadro di come le leggi razziali sono state emanate, preparando il terreno perché diventassero un provvedimento urgente e necessario.

Un aspetto tutt’altro che secondario che potete approfondire qui: Cronaca di un anno. 1938.

Per il momento mi fermo qui. Le iniziative sono numerose e non mancheranno le occasioni per parlarne ancora. Buona navigazione.

 

Andrea Costa in vari progetti on line

Andrea Costa è considerato a ragione uno dei padri del socialismo italiano.  La storiografia ha riscoperto recentemente la sua figura e il suo operato – soprattutto in concomitanza col centenario della morte, nel 2010 – dopo un periodo di accantonamento.

Ciò è dovuto anche al fatto che mentre lo troviamo, giovanissimo, a contatto coi maggiori esponenti dell’anarchismo e del socialismo europeo, la sua carriera politica si conclude nelle vicende della sua Imola, cittadina di provincia, in anni in cui – la fondazione del Partito Socialista è del 1892 – il socialismo italiano stava conoscendo nuovi indirizzi teorici e programmatici.

In realtà Costa meriterebbe studi approfonditi. Se il 1889 fu l’anno mirabilis per il socialismo emiliano romagnolo per il fatto che in quella tornata elettorale tutte le amministrazioni dei principali centri della regione passarono alle forze democratiche e socialiste, quella di Imola fu l’unica che resse – con poche, brevi interruzioni – fino al fascismo. Ciò significa che il lavoro di dissodamento e di “preparazione” svolto da Costa riveste un’importanza ben maggiore di quella che le è stata riconosciuta a livello storiografico.

In ogni caso Costa non è finito nel dimenticatoio. La Fondazione Feltrinelli, la Fondazione Gramsci Emilia-Romagna e la Biblioteca Comunale di Imola mettono a disposizione un buon numero delle sue opere.

Fondazione Feltrinelli

Nella collana Testo ritrovato la Fondazione Feltrinelli pubblica la celebre lettera Ai miei amici di Romagna con la quale motiva il suo passaggio dall’anarchismo al socialismo con la necessità di una svolta politica. Problemi urgentiIl gruppo parlamentare socialista – prima parteIl gruppo parlamentare socialista – seconda parteBagliori di socialismo si trovano digitando “Andrea Costa” sulla pagina iniziale del portale.

Fondazione Gramsci Emilia-Romagna

Anche la Fondazione Gramsci Emilia-Romagna  da digitalizzato un buon numero di opere di Costa. Si possono consultare alla pagina Andrea Costa (1851-1910). Si tratta di opuscoli di propaganda che sarebbe opportuno rileggere non tanto per il contenuto – oggi ampiamente superato – quanto per il linguaggio: senza la capacità di usare un “vocabolario” e un linguaggio con le classi che si vogliono rappresentare, la propaganda e la capacità di attrazione dei movimenti politici resta sterile. Costa la trovò con un lavoro di limatura e adeguamento durato decenni.

BIM

Il progetto forse più impegnativo è quello della Biblioteca Comunale di Imola (città natale di Costa) che ha digitalizzato l’enorme carteggio personale. Si tratta di un lavoro tanto impegnativo quanto prezioso che testimonia l’ampiezza delle relazioni intessute da Costa nel corso del suo infaticabile apostolato. Lo si può consultare qui: Carte Andrea Costa 1872-1960.

Non mi resta che augurarvi buona navigazione.

Stalinka – Digital Library of Staliniana

In tutti gli stati totalitari la propaganda ha giocato un ruolo fondamentale. Nell’Unione Sovietica di Stalin questo fenomeno raggiunge il suo apice sfociando nel culto della personalità del dittatore.

Come è noto, Stalin veicolò la propria immagine come prosecutore dell’opera di Lenin. Lenin inamovibile in quanto padre della Rivoluzione, tutti gli altri capi che hanno preso parte all’impresa rivoluzionaria spariscono dalla propaganda ufficiale lasciando tutto lo spazio a disposizione del leader georgiano.

Per chi volesse approfondire la figura di Stalin, soprattutto attraverso un ricco apparato iconografico, ha ora a disposizione Stalinka, un progetto dell’Università di Pittsburg: vi si trovano materiali visivi e manufatti, come fotografie, manifesti, dipinti, striscioni, sculture, porcellane e spille. Tutto il materiale è sottoposto a copyright.

Nel materiale proposto da Stalinka, sono soprattutto i manifesti a mostrare il progredire delle tappe che portarono al culto della personalità: Stalin, che ebbe una percezione sicura dei sentimenti popolari viene di volta in volta raffigurato come padre rassicurante e benevolo, realizzatore del “paese della felicità” secondo uno slogan dell’epoca, timoniere e artefice della società socialista.

Stalinka è un ottimo sito per approfondire la conoscenza dell’Unione Sovietica nel suo periodo più cupo e controverso.