Art of poster Manifesti della Belle Époque

La prima guerra mondiale è stato un evento talmente traumatico e decisivo da diventare periodizzante nella storia. Gli storici hanno parlato – e molti parlano ancora – di un “lungo Ottocento”, nato con la Rivoluzione francese e finito, appunto, nel 1914.

Non stupisce dunque che la generazione già matura nell’immediato primo dopoguerra abbia guardato ai decenni di pace e di progresso precedenti allo scoppio delle ostilità come ad una  Belle Époque; un’epoca effervescente, dinamica e stabile.

In realtà, come sempre, le cose sono più complesse. Tutte le menti destinate a sfornare opere che avrebbero demolito le certezze di quei decenni erano già all’opera: Darwin, Marx, Freud e Einstein avevano già maturato o stavano per rendere pubblici concetti e idee che avrebbero demolito e mandato in frantumi le certezze di quell’epoca. Ma questo avremo modo di discutere. In questo articolo voglio segnalare una splendida iniziativa del Minneapolis College of Art and Design (MCAD) che tramite Flickr rende disponibile un’accurata collezione dei più bei poster risalenti appunto alla Belle Époque.

Il Minneapolis College of Art and Design ci regala dunque la possibilità di ammirare capolavori di artisti del calibro di artisti come Jules ChéretAlphonse Mucha e del geniale Henri de Toulouse-Lautrec.

Autori, occorre ricordarlo, che in quei decenni pieni di fermento non soltanto in ambito artistico creavano opere destinate alla pubblicità e che quindi testimoniano, oltre che al loro talento, anche il progresso tecnologico e, sia pure indirettamente, le trasformazioni di un’epoca che si accingeva a diventare società di massa.

Abbiamo dunque a disposizione un materiale che oltre ad essere esemplare dal punto di vista artistico ci consente di approfondire aspetti di decenni che mantengono ancora oggi intatto il loro fascino.

Non mi resta che lasciarvi il link alle opere e invitarvi a guardarle: meritano davvero. Art of poster 1880-1918.

Cordela. Biblioteca digitale valdostana

Anche la Valle D’Aosta si è inserita nel circuito delle biblioteche digitali. Lo ha fatto con un bel progetto, ricco e articolato: Cordela. Biblioteca Digitale valdostana.

Riprendendo dalla presentazione della Biblioteca Digitale,

Cordela è la leggendaria città degli abitanti della conca di Aosta dei millenni precedenti l’arrivo dei Romani. Molti storici locali del passato ne hanno scritto, traendo ispirazione da racconti trasmessi oralmente da centinaia di generazioni e alimentando una sorta di “mito delle origini” che – sappiamo ora – non è del tutto infondato.

La città di Cordela è infatti localizzabile in un sito prossimo all’Augusta Praetoria romana e forse riferibile all’area cultuale di Saint-Martin-de-Corléans, a sua volta figlia di una sorprendente civiltà megalitica, i cui legami di diversa natura con culture transalpine e mediterranee sono ora accertati.

Legami con popoli vicini e terre lontane che Cordela intende riproporre via web, mettendo a disposizione di tutto il mondo collegato alla rete le espressioni della cultura valdostana, nata dall’incontro, nell’avvicendarsi dei secoli, di popoli diversi e consolidatasi nel Medioevo grazie agli scambi con le popolazioni transalpine, nei confronti delle quali le montagne più alte d’Europa non hanno mai rappresentato un ostacolo.

La biblioteca è suddivisa nelle seguenti sezioni: Giornali, Riviste, Libri, Manoscritti e Disegni, Cartografia e Stampe, Manifesti e Grafica.

Il materiale a disposizione è molto anche se non tutto è consultabile on line. Ad esempio, alcuni giornali sono consultabili esclusivamente da postazioni interne alla biblioteca. Ciò nonostante, come dicevo, i fondi digitalizzati sono ricchi. Le principali categorie che ho indicato sono suddivise al loro interno da sotto-sezioni che semplificano la ricerca del lettore.

Per i miei interessi di storico contemporaneista ho trovato particolarmente interessanti i fondi dei Giornali, delle riviste e dei libri. Ma anche le altre sezioni della biblioteca meritano di essere visitate.

Non mi resta che augurarvi buona scoperta e buona navigazione: Cordela. Biblioteca Digitale Valdostana

Storia delle donne. L’archivio digitale dell’UDI

In un articolo di qualche tempo (Donne. Riviste storiche, di storiografia, portali)  fa ho indicato alcuni progetti riguardanti la storia delle donne. Accorpati in un unico post ho voluto segnalare la Biblioteca Digitale delle Donne del Centro delle Donne di Bologna.

Sono passato ad un progetto più specifico, Senza Rossetto, incentrato sull’importanza del voto alle donne finalmente riconosciuto soltanto nel 1946, e ad un altro portale, Enciclopedia delle Donne, generico ma ricchissimo di link e fonti interne. Infine, per approfondire da un punto di vista prettamente storico, ho segnalato la rivista Storia delle donne.

Proseguendo la ricerca di siti e fonti, trovo ora un interessante progetto dell’UDI. Sul sito è on line un progetto di Progetto di digitalizzazione dei manifesti molto interessante.

Riprendendo dalla presentazione,

Il fondo dei manifesti dell’ Udi è formato  da circa 1500 pezzi per gli anni dal 1944 al 2017.  Presenta caratteristiche di omogeneità e originalità che permette di attraversare tutti i 73 anni di vita dell’UDI mettendo in evidenza immediata e plastica i momenti di maggiore attività, le parole d’ordine del movimento, la dimensione nazionale ed internazionale dell’associazione, i passaggi generazionali, i linguaggi ed i costumi, le reti politiche. Questi documenti consentono inoltre di mettere in rilievo l’attitudine conservatrice e di cura della propria memoria storica da parte dell’associazione che fa di questo fondo il suo fiore all’occhiello.

73 anni di vita da esplorare è un bel regalo. L’indirizzo è questo: Unione Donne in Italia (UDI).

Stalinka – Digital Library of Staliniana

In tutti gli stati totalitari la propaganda ha giocato un ruolo fondamentale. Nell’Unione Sovietica di Stalin questo fenomeno raggiunge il suo apice sfociando nel culto della personalità del dittatore.

Come è noto, Stalin veicolò la propria immagine come prosecutore dell’opera di Lenin. Lenin inamovibile in quanto padre della Rivoluzione, tutti gli altri capi che hanno preso parte all’impresa rivoluzionaria spariscono dalla propaganda ufficiale lasciando tutto lo spazio a disposizione del leader georgiano.

Per chi volesse approfondire la figura di Stalin, soprattutto attraverso un ricco apparato iconografico, ha ora a disposizione Stalinka, un progetto dell’Università di Pittsburg: vi si trovano materiali visivi e manufatti, come fotografie, manifesti, dipinti, striscioni, sculture, porcellane e spille. Tutto il materiale è sottoposto a copyright.

Nel materiale proposto da Stalinka, sono soprattutto i manifesti a mostrare il progredire delle tappe che portarono al culto della personalità: Stalin, che ebbe una percezione sicura dei sentimenti popolari viene di volta in volta raffigurato come padre rassicurante e benevolo, realizzatore del “paese della felicità” secondo uno slogan dell’epoca, timoniere e artefice della società socialista.

Stalinka è un ottimo sito per approfondire la conoscenza dell’Unione Sovietica nel suo periodo più cupo e controverso.