Recensione. Attilio Brilli: Il viaggio nella capitale. Torino, Firenze e Roma dopo l’Unità

Uno splendido libro di Attilio Brilli sulle capitali d’Italia.

Diventare capitale può rivelarsi un ottimo affare. L’arrivo della burocrazia, dei ministeri, di esponenti politici e dell’esercito; il dover infondere alla città il piglio e il lustro dovuti alla città di riferimento di uno Stato significa attrarre investimenti e creare lavoro. Occupazione per operai, artigiani e maestranze, per negozianti, ristoratori, alberghi, impiegati pubblici ecc. Significa affari d’oro per costruttori e possidenti, banche e speculatori: il denaro scorre, il lavoro si moltiplica, la città si trasforma e cambia volto.

Tanto più se si tratta di città come Firenze e Roma, la prima protetta ma stretta da mura che ne impediscono l’espansione; la seconda che, come sospesa nel vuoto del tempo e dello spazio – vale a dire dei secoli di storia e isolata nel mezzo di una sterminata campagna – deve inevitabilmente modernizzarsi per mettersi a fianco delle altre capitali europee.

Firenze

Mura abbattute, interi quartieri da risanare a Firenze; zone intere e quartieri da abbattere letteralmente e da (ri)costruire a Roma. A Firenze il fragoroso abbattimento delle mura lascia entrare la campagna nella città snaturando il circostante paesaggio agreste e la prospettiva sulla città. Ma la scomparsa delle mura è solo l’annuncio di trasformazioni più profonde che coinvolgono il centro della città. Il groviglio di stradine e vicoli strettissimi di origine medievale che portano a un cuore della città tanto antico quanto desolante negli abituri e nella gente che lo abita sta per essere – e progressivamente verrà – spazzato via (pp. 28 ssgg.). Il Mercato Vecchio e il Ghetto lasceranno posto a una “piazza orrenda” ed enorme, a nuove strade e spazi: è la scomparsa non solo di ricettacoli della plebaglia cittadina – gente che vive alla giornata sul limitare e col debordare della legalità – ma di mondi fatti di miasmi e odori, di palazzi e abitazioni decrepiti ma pittoreschi, di una socialità sguaiata e non raccomandabile. Scompare il tratto saliente della città, ciò che la rendeva cara e inconfondibile.

Ghetto ebraico a Firenze
Roma

A Roma non ci sono mura da prendere a cannonate per far posto alla città. Qui la campagna, ampi spazi coltivati o semi-incolti fanno già parte del panorama cittadino: pastori e contadini fanno pascolare liberamente il bestiame dentro alla città. A rimetterci le penne sono da una parte i quartieri più insalubri del centro – il Ghetto – il lugubre e misterioso “quartiere più malsano della città” (p. 86) e altri lungo un Tevere giallognolo e maleolente di immondizie e liquami che ammorba e inumidisce casupole precarie e cascanti -, luoghi affaticati e macilenti, pullulanti di bambini sporchi e pidocchiosi, di stamberghe umide e buie nelle quali il visitatore si guarda bene dall’entrare; dall’altra le ville che la circondano: edifici giganteschi e magnifici immersi in enormi parchi lussureggianti. Sono luoghi e contesti di incomparabile bellezza sacrificati a nuovi cantieri che si vorrebbero moderni ed efficienti.

Roma

Dietro a queste istanze di rinnovamento c’è la nuova borghesia di un Paese che fatica a mettersi al passo coi paesi più avanzati, ma che proprio per questo ha fretta di farlo. È gente che bada al sodo e al soldo, che sogna e si adopera per facili arricchimenti con la compravendita di terreni edificabili e speculazioni edilizie. È una borghesia vorace, ignorante e onnivora che manovra nascondendosi dietro al comodo paravento delle esigenze inderogabili della igiene pubblica, inderogabile per un Paese che si vuole moderno e civile, ma che poi si tradisce facendo tronfia mostra della ricchezza accumulata con un’eleganza pretesa ma non raggiunta e atteggiamenti tracotanti da “padroni” più che da signori (p. 107).

Torino

Il caso di Torino è diverso. Questa città calma, compassata e geometrica, curata e ben tenuta, fiera della propria storia e orgogliosa della propria pragmatica efficienza, pur sapendo da tempo la transuenza in qualità di Capitale, mal digerisce il trapasso – pure temporaneo – a Firenze. La sua cittadinanza di solito prudente e cauta si riversa nelle strade a protestare: apparati dello Stato che se ne vanno altrove significa in disoccupazione e timori per il futuro.

Torino

Da quanto detto fin qui ci si potrebbe aspettare che Brilli ci mostri questi sviluppi attraverso le dispute dei consigli comunali e dei piani regolatori. È vero in minuscola parte. Grande storico del viaggio e dei viaggiatori, Brilli conosce alla perfezione questo genere di letteratura. Ci descrive l’evoluzione delle città con gli occhi e le penne di scrittori, giornalisti, artisti, storici dell’arte: pesca da romanzi come da corrispondenze private, da articoli giornale e da guide turistiche, da appunti e diari (il tutto indicato in un puntuale apparato di note e in una esauriente bibliografia).

Facciamo conoscenza della nutrita schiera di inglesi di stanza per lunghi periodi a Firenze, che inorridisce di fronte all’esecuzione degli sventramenti della città e protesta rivendicando Firenze città non degli italiani e nemmeno dei fiorentini, ma dei cittadini di tutto il mondo; di artisti, viaggiatori e scrittori immersi nell’immemore torpore romano capaci di cogliere le trame reali che si celano dietro ai proclami igienizzanti, che mette in guardia dagli interventi drastici, che piange e – negli anni successivi – rimpiange il sudiciume e la immemore polvere di Roma; che ammutolisce attonita e indignata di fronte allo sparire delle ville.

Con questo Il viaggio nella Capitale Brilli ci regala un libro colto, raffinato e piacevolissimo, con suggerimenti precisi: a diffidare degli slogan urlanti necessità improcrastinabili, specie se a promuoverli sono “voraci affaristi, [specchio dell’]inconsistenza della società italiana, priva di una borghesia alacre, moderna, votata allo spirito d’impresa, una borghesia che [sia] in grado di bilanciare un’aristocrazia parassitaria da un lato e dall’altro un popolo miserando, inetto e privo del minimo barlume di senso civico” (p. 100), e ad andare cauti quando si tratta di intervenire in modo massiccio nel cuore di città immerse nella storia.

Mi permetto di aggiungerne uno io, che ricavo da quanto scrive un’osservatrice brillante e assidua dell’Italia. Nel suo diario una scrittrice americana annotava osservazioni penetranti sulla capacità tutta romana di fagocitare tutto. Anche le nuove costruzioni rimaste a metà, incompiute e che non saranno mai finite dopo l’esplosione di una bolla finanziaria che ha prosciugato le risorse e fatto sparire gli investitori non sono un problema per Roma. Questa città “eterna”, che pare immobile, che si rinnova col ritmo impercettibile dei secoli farà suoi questi spezzoni di edifici e li inserirà nel suo contesto e nel suo paesaggio facendo affidamento sulla tranquilla, inesorabile tenacia del tempo. Farà suo anche l’inguardabile Vittoriale, mastodonte che nulla a che vedere con la città, macigno estraneo che più che altro si addice allo scopo di “pisciatoio di lusso” come lo definì Giovanni Papini?

A me pare che la capacità di Roma città capace di assorbire tutto, di addomesticare tutto e di incorporare tutto sia una buona metafora della Roma Capitale politica e rimando ad una classe dirigente che resta sempre uguale a sé stessa anche quando sembra rinnovarsi e rinnovata nel profondo.

Buona lettura.


Due riviste di storia dell’arte dal Getty Research Insititute

Due riviste miscellanee con una particolare attenzione all’arte

La biblioteca del Getty Research Institute continua a regalarci novità tra i suoi 57.000 libri attualmente digitalizzati su Internet Archive. Di questi, oltre 9.000 sono in lingua italiana.

Armandosi di un po’ di pazienza e con un poco di pratica nell’uso delle griglie interne per selezionare il materiale, è un gran bel viaggiare e curiosare in una biblioteca così fornita.

Sono così emerse due riviste che mi hanno incuriosito. La prima è Poliorama Pittoresco:

Istruire e dilettare nel modo più semplice, più efficace, più sicuro ed a buon mercato per tutti, vedere molte cose, di molti secoli, di molte regioni, di molti uomini; discorrere tutto quanto con utile o con diletto interessar possa le intellettuali e le fisiche facoltà dell’uomo; aggiungere alle descrizioni le grafiche rappresentazioni della cosa in disamina, ecco la divisa dell’opera che presentiamo al pubblico, ecco l’oggetto, il proponimento e lo scopo del nostro Poliorama.

Così si legge nel lungo preambolo al primo numero della rivista. Un progetto editoriale, dunque pensato per il pubblico più ampio. Considerato che la rivista fa la sua comparsa nel 1836 e che all’epoca il tasso di analfabetismo era altissimo in quasi tutti gli stati che componevano la penisola, si può supporre che fosse indirizzata a un pubblico non specialista, ma comunque colto.

Architettura, Arti industriali e meccaniche, Biografia, Curiosità Naturali, Igiene, Instituzioni, Lavori Donneschi, Morale, Poesia, Pittura, Scultura, Storia, Storia Naturale, Viaggi, Vedute e Varietà Letterarie sono le categorie di cui si occupa il Poliorama. Nella biblioteca del Getty Research Institute sono disponibili le annate dal 1836 al 1858/59. Le trovate qui: Poliorama Pittoresco.

La seconda rivista è Natura ed arte: rassegna quindicinale illustrata italiana e straniera di scienze, lettere ed arti. Pubblicata oltre trent’anni dopo la cessazione di Poliorama, essa si presenta al lettore con un indirizzo più ampio:

Ora i nostri tesori naturali ed artistici sono la vera fonte viva della nostra ispirazione, come della nostra fortuna e prosperità. Intorno ad essi si dovrebbe muovere tutta la vita italiana, la vita del pensiero, come il lavoro de’ nostri campi e delle nostre officine. Noi avremo in mira, specialmente, la famiglia italiana, e però cercheremo metterle sottecchi, in particolar modo, le cose belle e le figure nobili del nostro paese […]. Abbiamo dato una forma media, tra la inevitabile gravità del libro, e la non meno inevitabile leggerezza dei fogli volanti, alla nuova Rivista, tentati dalla fortuna grande che in America, in Inghilterra ed in Germania hanno trovato, se accompagnate d’alcuna illustrazione, riviste enciclopediche di formato simile al nostro, e destinate ai salotti eleganti ed alle veglie del focolare domestico. Vorremmo ora dunque, mercè il Natura ed Arte, istruir la famiglia italiana senza tediarla, ed offrirle una lettura vana e piacevole che, di quindicina in quindicina, desse materia a rinnovare nel seno delle nostre famiglie discorsi geniali e non troppo vani. Tali, onesto lettore e gentile lettrice, i nostri intendimenti.

Due riviste miscellanee che tendono a recepire i gusti di una media e della piccola borghesia ancora modesta nel caso del “Poliorama”, più attiva e presente nel secondo caso. In questo senso, l’interesse di queste due pubblicazioni è dato più dai temi e dai gusti. Temi simili in entrambe le riviste, gusti “volgarizzati” semplificati per un pubblico di qualche pretesa. Testate che ci parlano più dei lettori, dei loro gusti e aspettative che delle riviste in quanto tali.

Natura ed arte: rassegna quindicinale illustrata italiana e straniera di scienze, lettere ed arti è disponibile per le annate 1891-1895-96; per le annate successive, fino al 1911, è disponibile nella Biblioteca Digitale Lombarda Entrambe le riviste possono essere integrate con quelle che ho presentato in BiASA. Una emeroteca per l’Archeologia e la Storia dell’Arte e Una miscellanea di riviste d’arte della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma.

Buona navigazione.

Un “mare di cose” nella Biblioteca storica di Studi Adriatici

Un vero Mare Magnum questa Biblioteca storica di Studi Adriatici…

La Biblioteca Storica di Studi Adriatici è la biblioteca on line dell’Istituto di Scienze Marine che ha sede a Venezia e varie filiali in altre città (Bologna, Genova, Lerici, Napoli, Trieste).

Considerata la specificità dell’argomento esplicitata fin dalla denominazione verrebbe da considerarla una biblioteca di nicchia per pochi addetti ai lavori, dediti a ricerche specifiche.

La Biblioteca Digitale

In realtà non è così sia perché da un lato la

Biblioteca storica di Studi Adriatici BSA include i fondi: Istituto di Studi Adriatici, Comitato Talassografico Italiano, Osservatorio della Pesca Marittima, Biologia del Mare, Istituto per lo Studio della Dinamica delle Grandi Masse confluiti in ISMAR Venezia

[dall’altro, la biblioteca]

raccoglie testi di argomento scientifico ed umanistico dedicati a Venezia, all’Adriatico, ai Balcani e al mare in generale dal Rinascimento agli anni 2000.

Un vero Mare Magnum

Infatti, curiosando tra i 746 testi fino ad ora scansionati, si trova letteralmente un mare di materiale disparato: dai molti volumi de Le relazioni degli ambasciatori veneti al Senato ai 18 volumi de L’arte di verificare le date dei fatti storici delle inscrizioni delle cronache e di altri antichi monumenti Dall’anno 1770 sino a’ giorni nostri; dalla Storia della Repubblica di Venezia dal suo principio sino al giorno d’oggi di Giuseppe Cappelletti a molte opere riguardanti l’Albania, la Croazia, l’Istria, la Dalmazia, Venezia (sia opere di storia che studi idraulici e memorie) Trieste…

Vi sono dizionari della lingua veneta, bollettini bibliografici, libri di memorie, molte opere incentrate sul Mediterraneo durante la Grande Guerra…

A testimonianza dell’ampiezza degli argomenti citiamo ad esempio L’intervento dell’Italia nei documenti segreti dell’intesa e (un’opera che sicuramente non mi sarei mai aspettato di trovare in una biblioteca di questo genere) la formidabile Storia dei Papi di Pastor; un’inchiesta in più volumi su I danni ai monumenti e alle opere d’arte delle Venezie nella Guerra mondiale: 1915-1918; numerose sono le opere che indagano la Jugoslavia (dalla sua formazione, alla struttura economica, al suo ruolo sul mare ecc.) e altrettanto numerosi sono i volumi d’arte incentrati su varie città (Venezia, Rovigo, Ferrara…).

Sto tralasciando molto, molto altro. Invitandovi ad andare a curiosare, preciso che una volta giunti sulla pagina iniziale della biblioteca, ci si trova di fronte alle opere raggruppate per decenni. Per aprire l’elenco del decennio prescelto ho dovuto cliccare col pulsante destro del mouse e poi “apri link in un’altra scheda” e la lista si aprirà normalmente. I libri si possono scaricare in formato PDF.

Idealmente la Biblioteca Storica di Studi Adriatici si può integrare con Travelogues che ho recensito in Un ricchissimo sito sul tema del viaggio.

Devo la scoperta di questo sito all’amico Emanuele Catone, che ringrazio.