Visitare Roma tra Seicento e Ottocento

Andarsene a zonzo per Roma tra il Seicento e l’Ottocento servendosi delle guide per turisti e appassionati d’arte

Avevo in mente di preparare un articolo sulle guide alle città. Se ne trovano molte on line. Dopo la lettura del libro di Attilio Brilli: Il viaggio nella capitale. Torino, Firenze e Roma dopo l’Unità e altri che ho in lettura, mi sono reso conto che la faccenda è molto più complessa di quanto supponessi inizialmente.

Anche se il viaggio per piacere rimase qualcosa ad appannaggio di pochi (per chi vuole può vedere Gran Tour e viaggiare in ItaliaViaggiare nei secoli passati coi fondi della Beic), i gusti dei viaggiatori mutano. Naturalmente, per i secoli qui presi in esame, l’arte giocava – come gioca tutt’ora – un ruolo importante (infatti basta sfogliare, ad esempio, BiASA. Una emeroteca per l’Archeologia e la Storia dell’Arte), ma non vi è solo questo aspetto.

 

 

Ne fa testo, ad esempio, quanto afferma l’autore di una di queste guide, L’antiquario, o sia La guida de’ forestieri pel giro delle antichità di Roma:

È cosa maravigliosa che mentre tanti forestieri continuamente a vedere le antichità di Roma e altre magnificenze di questa città non vi sia stato mai alcuno che abbia pubblicato un libro proprio a soddisfare la loro curiosità Io non intendo di dire non vi sia alcun libro su questo soggetto giacchè so benissimo che ne sono varj benchè in realtà non siano che uno solo essendo copiati l’uno dall’altro. Infatti questi differiscono o nell’ordine o nella lunghezza, tutti i medesimi comuni ragguagli, le medesime inconsistenti osservazioni, le medesime inconvenienti lodi i medesimi errori e tutti mancano di esattezza di brevità di erudizione Per questa ragione risoluto di comporre una piccola opera.

C’è una qualche pretesa in questa prefazione. Se confrontata ad una guida di metà Seicento le indicazioni tutto sommato non sono molto dissimili: Descrittione di Roma antica e moderna: nella quale si contengono chiese, monasterij, hospedali, compagnie, collegij, e seminarij, tempij, teatri, anfiteatri, naumachie, cerchi, fori, curie, palazzi, e statue, librerie, musei, pitture, sculture, & i nomi de gli artefici: indice de’sommi pontefici, imperatori, e duchi: con due copiosissime tavole. Semplicemente il lettore trova nel titolo quanto può trovare all’interno.

Simile è l’Accurata, e succinta descrizione topografica e istorica di Roma moderna di Ridolfino Venuti, più volte ristampata (qui si rimanda al secondo volume dell’edizione del 1767).

Non a caso sono ancora l’arte e l’architettura, e in particolar modo le chiese, a farla da padrone nella Descrizione itineraria di Roma di Giovanni Battista Alberti.

Arricchita di piante dei XV rioni è la La città di Roma, ovvero, succinta descrizione di questa superba città: con due piante generali di essa e de’ XIV rioni di Dominique Magnan, nell’edizione del 1826 ma più volte ristampata anche nel secolo precedente.

La Nuova e succinta descrizione di Roma antica e moderna: e de’ monumenti sacri e profani che sono in essa e nelle sue vicinanze di Francesco Archini, nell’edizione del 1825 presenta la novità di scandire le giornate dei lettori/visitatori in giornate per ottimizzare i tempi.

Con un taglio più turistico, con indicazioni di alberghi, trattorie, bagni ecc. ma anche a piazze, librerie, teatri, feste principali è la Descrizione di Roma e contorni (S. I. A.).

Anche il Vaticano, ovviamente, esercitava una attrazione particolare. Ad esso sono dedicati gli otto volumi di Erasmo Pistolesi: Il Vaticano descritto ed illustrato.

Come si vede si tratta di un materiale composito che può essere utile per capire meglio i gusti delle varie epoche, ma anche per ritrovare informazioni utilizzabili per ricerche di altro genere oppure per semplice piacere di visitare una Roma in parte scomparsa. (Le opere si trovano in Internet ArchiveGoogle libri; le immagini sono consultabili e scaricabili nella Digiteca della Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea di Roma e da Europeana – Art).

Buona lettura.

 

 

Due riviste di storia dell’arte dal Getty Research Insititute

Due riviste miscellanee con una particolare attenzione all’arte

La biblioteca del Getty Research Institute continua a regalarci novità tra i suoi 57.000 libri attualmente digitalizzati su Internet Archive. Di questi, oltre 9.000 sono in lingua italiana.

Armandosi di un po’ di pazienza e con un poco di pratica nell’uso delle griglie interne per selezionare il materiale, è un gran bel viaggiare e curiosare in una biblioteca così fornita.

Sono così emerse due riviste che mi hanno incuriosito. La prima è Poliorama Pittoresco:

Istruire e dilettare nel modo più semplice, più efficace, più sicuro ed a buon mercato per tutti, vedere molte cose, di molti secoli, di molte regioni, di molti uomini; discorrere tutto quanto con utile o con diletto interessar possa le intellettuali e le fisiche facoltà dell’uomo; aggiungere alle descrizioni le grafiche rappresentazioni della cosa in disamina, ecco la divisa dell’opera che presentiamo al pubblico, ecco l’oggetto, il proponimento e lo scopo del nostro Poliorama.

Così si legge nel lungo preambolo al primo numero della rivista. Un progetto editoriale, dunque pensato per il pubblico più ampio. Considerato che la rivista fa la sua comparsa nel 1836 e che all’epoca il tasso di analfabetismo era altissimo in quasi tutti gli stati che componevano la penisola, si può supporre che fosse indirizzata a un pubblico non specialista, ma comunque colto.

Architettura, Arti industriali e meccaniche, Biografia, Curiosità Naturali, Igiene, Instituzioni, Lavori Donneschi, Morale, Poesia, Pittura, Scultura, Storia, Storia Naturale, Viaggi, Vedute e Varietà Letterarie sono le categorie di cui si occupa il Poliorama. Nella biblioteca del Getty Research Institute sono disponibili le annate dal 1836 al 1858/59. Le trovate qui: Poliorama Pittoresco.

La seconda rivista è Natura ed arte: rassegna quindicinale illustrata italiana e straniera di scienze, lettere ed arti. Pubblicata oltre trent’anni dopo la cessazione di Poliorama, essa si presenta al lettore con un indirizzo più ampio:

Ora i nostri tesori naturali ed artistici sono la vera fonte viva della nostra ispirazione, come della nostra fortuna e prosperità. Intorno ad essi si dovrebbe muovere tutta la vita italiana, la vita del pensiero, come il lavoro de’ nostri campi e delle nostre officine. Noi avremo in mira, specialmente, la famiglia italiana, e però cercheremo metterle sottecchi, in particolar modo, le cose belle e le figure nobili del nostro paese […]. Abbiamo dato una forma media, tra la inevitabile gravità del libro, e la non meno inevitabile leggerezza dei fogli volanti, alla nuova Rivista, tentati dalla fortuna grande che in America, in Inghilterra ed in Germania hanno trovato, se accompagnate d’alcuna illustrazione, riviste enciclopediche di formato simile al nostro, e destinate ai salotti eleganti ed alle veglie del focolare domestico. Vorremmo ora dunque, mercè il Natura ed Arte, istruir la famiglia italiana senza tediarla, ed offrirle una lettura vana e piacevole che, di quindicina in quindicina, desse materia a rinnovare nel seno delle nostre famiglie discorsi geniali e non troppo vani. Tali, onesto lettore e gentile lettrice, i nostri intendimenti.

Due riviste miscellanee che tendono a recepire i gusti di una media e della piccola borghesia ancora modesta nel caso del “Poliorama”, più attiva e presente nel secondo caso. In questo senso, l’interesse di queste due pubblicazioni è dato più dai temi e dai gusti. Temi simili in entrambe le riviste, gusti “volgarizzati” semplificati per un pubblico di qualche pretesa. Testate che ci parlano più dei lettori, dei loro gusti e aspettative che delle riviste in quanto tali.

Natura ed arte: rassegna quindicinale illustrata italiana e straniera di scienze, lettere ed arti è disponibile per le annate 1891-1895-96; per le annate successive, fino al 1911, è disponibile nella Biblioteca Digitale Lombarda  Entrambe le riviste possono essere integrate con quelle che ho presentato in BiASA. Una emeroteca per l’Archeologia e la Storia dell’ArteUna miscellanea di riviste d’arte della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma.

Buona navigazione.

La “Nuova Antologia” disponibile in rete

Nuova Antologia, una delle più longeve e prestigiose riviste italiane disponibile on line

La Nuova Antologia è una delle riviste più importanti e conosciute nel panorama culturale italiano. Tutt’ora esistente, ha festeggiato da poco i centocinquant’anni di vita.

Una rivista, dunque, che ha accompagnato (e influenzato) l’intera storia del nostro Paese. Per alcuni cenni su di essa è bene riportare la presentazione della Fondazione Spadolini – Nuova Antologia che ne cura la pubblicazione:

Nuova Antologia”, rassegna di “lettere, scienze ed arti”, fu fondata nel 1866 in Firenze capitale con periodicità mensile da Francesco Protonotari, professore di economia all’Università di Pisa, riprendendo la tradizione culturale, politica e civile della prima “Antologia” di Gino Capponi e Gian Pietro Vieusseux, (famiglia di origine svizzera), stampata a Firenze dal 1821 al 1833.

Nuova Antologia” è stata diretta fra gli altri da Francesco Protonotari fino al 1897, poi da Maggiorino Ferraris nell’età giolittiana, quindi da Luigi Federzoni e Giovanni Gentile negli anni dal fascismo.
Mario Ferrara diresse la testata nel dopoguerra e a lui subentrò dalla metà degli anni cinquanta Giovanni Spadolini, che ne è stato direttore per quarant’anni, fino alla sua scomparsa, Direttore da allora è Cosimo Ceccuti, già vicedirettore con Spadolini.

Trasferita a Roma nel 1878, “Nuova Antologia” fu riportata a Firenze da Spadolini esattamente cento anni dopo presso l’editore delle origini Felice Le Monnier. Proprietaria della testata è la Fondazione Nuova Antologia che per Statuto ne assicura la continuità e l’indipendenza da qualsiasi potere politico ed economico, senza alcun fine di lucro.
Nel suo ampio arco di vita “Nuova Antologia”, una delle più antiche riviste d’Europa, “riassume la nascita, l’evoluzione, le conquiste, il travaglio, le sconfitte e le riprese della nazione italiana, nel suo inscindibile nesso coi liberi ordinamenti” (ex art. 2 dello Statuto).

Fra gli autori delle migliaia di articoli apparsi dal 1866 al 2005 nella prestigiosa rassegna ricordiamo fra gli altri, in campo letterario Carducci, Capponi, Manzoni impegnati nel dibattito sulla lingua, Francesco De Sanctis che vi “anticipa” i capitoli della Storia della letteratura italiana, De Amicis le pagine di Cuore, Verga quelle di Don Gesualdo, D’Annunzio le Laudi, Pirandello Il fu Mattia Pascal, Palazzeschi Le sorelle Materassi, Bacchelli Il Mulino del Po. Con loro Fucini e Matilde Serao, Pascoli e Grazia Deledda, Papini e Gadda, Cecchi e Maria Bellonci, Saviane e poeti quali Chiara, Ungaretti, Saba, Montale, Luzi.

Ci sono critici letterari come Bo e Pampaloni, filosofi come Croce, Gentile e Garin, giornalisti scrittori come Prezzolini e Montanelli, economisti come Luzzati ed Einaudi, critici musicali come Panzacchi e Mila, scienziati come Fermi e Marconi, storici come Salvemini, Salvatorelli, Romeo, De Felice, giuristi come Jemolo, Calamandrei e Barile. E gli storici dell’arte e dei beni culturali, gli esperti del cinema, i protagonisti in ogni tempo del dibattito sui grandi temi sociali, economici, politici e istituzionali caratterizzanti il divenire del paese, nel contesto europeo.

Nuova Antologia” ha oggi periodicità trimestrale, con fascicoli di quattrocento pagine. Un vero e proprio libro, come diceva oltre un secolo fa a proposito dell’”Antologia”, Giacomo Leopardi.

Ora la magnifica biblioteca del Getty Research Institute rende disponibile tramite Internet Archive ai lettori una collezione che va dal 1° numero (1866) al n° 227-28 (1909). Trovate la collezione a questa pagina: Internet Archive – Nuova Antologia.

A sua volta l’emeroteca digitale della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma rende disponibili la consultazione della Rivista fino al 1940 ai seguenti links: Emeroteca Digitale – Nuova Antologia (1900-1911)Emeroteca Digitale – Nuova Antologia (1926-1940).

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Architettura: portali, opere e riviste

Per questo articolo prendo spunto dalla storia moderna. Architectura è una

Banca dati di libri di manoscritti e stampe di architettura pubblicati in Francia, scritti in francese o tradotti in francese nei secoli XVI e XVII, è costituita da trattati generali, trattati di fortificazioni, raccolte di modelli, libri di ornamenti, trattati tecnici (prospettiva, falegnameria, stereotomia, serre, giardini) e resoconti di voci cerimoniali.

L’accesso alle opere avviene in due forme: consultazione in immagine, oppure scaricando il testo trascritto (ortografia e punteggiatura modernizzata).

Ogni voce è composta da una nota bibliografica compilata da specialisti delle istituzioni proprietarie dell’opera e da una descrizione scientifica redatta dai migliori specialisti francesi e stranieri. Ogni descrizione è regolarmente aggiornata. Segue una bibliografia critica.

In realtà, navigando sul sito ci si accorge che le opere non solo esclusivamente francesi o in francese: ve ne sono in italiano, tedesco e inglese. Il sito è molto chiaro e funzionale: le ricerche possono essere effettuate per autore e per parole chiave; c’è una sezione delle ultime opere caricate on line e una nutrita pagina di link: Architectura.

Su Internet Archive selezionando prima American Libraries e poi Getty Research Institute, si entra nella nutritissima biblioteca digitale del Getty. Di qui, selezionando la lingua italiana (in basso a sinistra) e nella nuova schermata cercando “architettura”, vengono selezionate circa 270 opere.

Si tratta di un corpo di libri molto diverso per contenuti che deriva dalle molteplici sfaccettature della materia: vi si trovano opere generali, su singole città, trattati di vario genere ed epoca. Mi limito a segnalare due riviste che possono essere particolarmente utili a studiosi e studenti: quattro annate de “L’Architettura Italiana” (dal 1905 al 1909) e 17 annate de “L’edilizia Moderna” (manca la prima annata, si va dal 1893 al 1909).

Non ho poi resistito a cercare qualche progetto riguardante uno dei miei interessi specifici: cercando siti che riguardano i manicomi, mi sono imbattuto nei seguenti:

Gli spazi della follia, che appronta il tema dello

spazio manicomiale, esaminato attraverso la storia e nella realtà odierna degli ex complessi psichiatrici italiani. La scelta dell’intervallo temporale indagato – dall’Ottocento fino alla dismissione, includendo anche le trasformazioni successive – si fonda sulla specificità dell’architettura manicomiale, la quale, a differenza di altre categorie edilizie, nasce, si sviluppa ed esaurisce entro un arco cronologico ben definito. [Infatti] è solo con il XIX secolo […] che si creano appositi “stabilimenti” destinati alla cura dei “mentecatti poveri”, dapprima con la trasformazione di antiche sedi di ordini religiosi soppressi, poi, sempre più spesso, mediante nuove costruzioni.

Fortemente influenzato da modelli europei e d’oltre oceano, il progetto di manicomio moderno sperimenta differenti soluzioni d’impianto – dal tipo a blocco, compatto o articolato, a quello a padiglioni connessi o isolati, fino al sistema “disseminato” o “a villaggio” – e stili diversi, espressione di indirizzi coevi e di orientamenti individuali dei progettisti.

L’indagine ha evidenziato il contributo di celebri architetti (come Francesco Palazzotto, Francesco Azzurri, Marcello Piacentini, Giuseppe Quaroni, Marcello D’Olivo, Daniele Calabi, Cesare Valle) ma ha soprattutto posto in luce l’apporto, meno noto, di qualificati professionisti e tecnici degli uffici provinciali.

Quanto all’oggetto d’indagine, con l’accezione di “complessi manicomiali” si è inteso fare riferimento non alla singola costruzione, ma a un sistema di edifici e spazi complementari costituente, nella maggioranza dei casi, una vera e propria micro-città con confini fisici segnati da muri di recinzione e accessi vigilati.

Gli Spazi della follia va dunque ad integrare Carte da legare – Archivi della psichiatria in Italia. Il sito è molto ricco e si possono trovare moti percorsi per approfondire la materia.

Un altro progetto che si occupa ancora dell’architettura manicomiale è Architetture manicomiali. Luoghi comuni spazi isolati,

un progetto di ricerca che si concentra sulla definizione e la classificazione di diverse tipologie architettoniche relative all’impianto asilare. Si focalizza, in particolare, sulla schedatura dei manicomi italiani costruiti o rimaneggiati durante gli anni successivi all’Unità d’Italia. In questo periodo infatti la discussione, volta a stabilire le linee guida per la costruzione di strutture manicomiali, è molto viva e sentita da alienisti e studiosi, divenendo anche occasione di sperimentazione di nuove tipologie edilizie.

Anche questo sito è molto ben fatto e articolato. Le sezioni interne sono:

La mappa interattiva utile per conoscere l’ubicazione geografica delle ex strutture manicomiali italiane. Selezionando il segnaposto è possibile trovare la scheda di riferimento relativa al manicomio;

la schedatura degli ex complessi manicomiali, suddivisa in aree geografiche con link di approfondimento legati alle ulteriori sezioni del progetto;

la descrizione biografica delle personalità che hanno avuto un ruolo di rilievo all’interno di tali strutture;

la sezione Scopri Lombroso che individua le possibili correlazioni e influenze tra le strutture architettoniche prese in esame e il Manicomio Modello progettato dall’alienista Cesare Lombroso;

la sezione Il manicomio oggi che prende in esame quelle strutture che dopo la Legge Basaglia hanno subìto una riconversione d’uso. Sono state individuate, nello specifico, quelle realtà che hanno trovato un contatto con il territorio attraverso l’istituzione di musei, centri di arteterapia e la realizzazione di mostre ed eventi.

Possiamo così “vedere” il manicomio di Pesaro la cui storia ci è stata raccontata da Giovannini in Un manicomio di Provincia. Il San Benedetto di Pesaro (1829-1918), quelli incontrati da Foot in La Repubblica dei matti. Franco Basaglia e la Psichiatria radicale in Italia (1961-1978), quelli indagati nel numero numero monografico su follia, psichiatria e manicomi  del Giornale di Storia (e anche quello da me studiato nel libro che trovate qui: Chi sono)

Ho messo molta carne al fuoco, non resta che andare a curiosare.