La biblioteca digitale del Getty Research Institute su Internet Archive

Chi frequenta questo blog sa che Internet Archive è una delle biblioteche digitali che preferisco. Tra le migliaia di biblioteche e di enti che esso ospita, c’è anche la biblioteca digitale del Getty Research Institute. Il Getty è ormai da tempo una realtà articolata: non solo uno dei musei più importanti del mondo, ma anche un centro di conservazione, un istituto di ricerca e una fondazione.

Riprendendo dalla pagina di presentazione, il Getty Research Institute si dedica ad approfondire la conoscenza e a far progredire la comprensione delle arti visive e delle loro varie storie attraverso le sue competenze, il programma di collezionismo attivo, i programmi pubblici, le collaborazioni istituzionali, le mostre, le pubblicazioni, i servizi digitali e i programmi per gli studiosi residenti. La sua Biblioteca di ricerca e le sue Collezioni speciali di materiali rari e risorse digitali servono una comunità internazionale di studiosi e il pubblico interessato. Le attività e le risorse scientifiche dell’Istituto si guidano e si sostengono a vicenda e insieme forniscono un ambiente unico per la ricerca, l’indagine critica e lo scambio scientifico.

Nello specifico, le collezioni della biblioteca del Getty Research Institute comprendono oltre un milione di libri, periodici, fotografie di studio e cataloghi d’asta, nonché ampie collezioni speciali di materiali rari e unici. Esse si concentrano sulla storia dell’arte, sull’architettura e sui campi correlati, partendo dall’archeologia della preistoria fino ad arrivare alla contemporaneità.

Getty: biblioteca digitale del Getty Research Institute

Ora, lentamente (ma nemmeno troppo), questa enorme biblioteca si sta riversando on line. Attualmente su Internet Archive sono disponibili oltre 60.000 tra volumi, riviste e altro materiale. Le opere in italiano sono quasi 10.000: arte, architettura, scultura, arte italiana, pittori, letteratura, letteratura di viaggio, guide di città (Roma, Venezia, Napoli, Bologna, Milano, Firenze…), chiese… una biblioteca ricchissima e in costante aumento che può essere messa in correlazione con Bibliotheca Hertziana e INHA.

Non ci resta che andare a curiosare: Getty Research Institute in Internet Archive. Buona navigazione.

L’Esposizione Universale di Parigi 1867 Quarta parte

Descrivere l’Esposizione
Julien Antoine Peulot, Exposition universelle: L’Etranger trouve toutes les facilites desirables…, 1867, National Gallery of Art, Washington

Uno degli obiettivi che si prefiggono le guide, gli opuscoli, le dispense settimanali e in generale le pubblicazioni che si occupano dell’Esposizione è di mettere al corrente il lettore della stupefacente avanzata del progresso. Quasi tutti gli articoli sono infarciti di cifre e di dati statistici: numero degli occupati in una fabbrica, quantità della merce prodotta, ampiezza dei locali, quanta mercanzia esportata, potenza dei macchinari… da questo punto di vista le pubblicazioni sono una miniera di informazioni. Quanto siano esatte non aveva importanza. Ciò che conta realmente è mostrare la grandiosità del processo nel suo insieme.

Perfino accessori e prodotti come i profumi, che fino a non molto tempo prima erano stati ad appannaggio delle classi più abbienti vengono illustrati in quest’ottica: “la produzione annuale del signor Piver, uno dei capi dell’industria della profumeria, ascende a 2,500,000 franchi, di cui due terzi sono dati dall’esportazione”. L’attenzione non è più incentrata sulla composizione del profumo: componenti, dosaggi, combinazioni – tutto ciò che un tempo insaporiva la professione del profumiere con un qualcosa di misterioso, di alchemico, e che la avvicinava all’arte, sparisce. A interessare ora è la produzione standardizzata e su larga scala del “sapone da toeletta”. Piver ha razionalizzato la produzione accelerandone i tempi con una serie di accorgimenti che si sono imposti alla concorrenza. Invenzioni e innovazioni tecnologiche sono ora gli elementi che attraggono i lettori: nuove stufe per l’evaporazione dell’acqua, utilizzo dell’aria compressa che rinnova il procedimento di infusione dei fiori nei grassi, una maciullatrice più rapida ed efficiente. Sono queste innovazioni che consentono il ribasso dei prezzi e la “democratizzazione” di prodotti altrimenti elitari (su questo si veda Alain Corbin, Storia sociale degli odori).

Si tratta di un concetto che viene ripreso anche a riguardo di oggetti di pregio come il mobilio. All’Esposizione è presente un padiglione dedicato ai “mobili di lusso”, ma l’autore dell’articolo, pur descrivendo alcuni mobili esposti, insiste su altri aspetti. Ad esempio indica la provenienza del legname; non solo quello autoctono ma soprattutto quello proveniente dall’Africa, dall’Asia, dai Caraibi – in altri termini, dalle colonie. Legnami “nuovi”, diversi, ma bellissimi, come “il legno di camacon, di un bellissimo colore rosso, recentemente scoperto a Manilla [recte: Manila] (Oceania)”; oppure quello di “acagiù” di cui “in questi ultimi anni si scopersero al Messico alcune foreste” anche se di qualità inferiore a quello cubano (p. 694).

Certo, in questo caso non si può parlare di “democratizzazione” del prodotti, ma l’articolista si dilunga anche nello spiegare le ragioni dei costi relativamente bassi delle materie prime inoltrando il lettore in un viaggio che dalle zone più disparate del mondo convergono in Francia, a Parigi, dove “quartieri intieri sono quasi esclusivamente occupati da fabbricatori di mobili […]”. Il confine tra lusso inaccessibile e prodotto costoso perché di valore si assottiglia; la cerchia dei possibili acquirenti si amplia.

BARON Henri Charles Antoine, Fête au palais des Tuileries pendant l’Exposition universelle de 1867, Fonds des dessins et miniatures, Louvre

Sono i vantaggi dell’avere un impero e del laissez-faire: “Quelli che […] interrogassero il signor Piver e gli obbiettassero che uno degli inconvenienti della macchina è sopprimere, col lavoro delle braccia, anche il salario che rappresenta, potrebbero convincersi una volta di più che nulla è più falso d’una simile teoria. La macchina diminuendo le spese, crea nuovi mezzi che permettono di aumentare tanto i salari quanto il numero degli operai, ai quali oltre ciò incombe un lavoro meno penoso.
Così è che, quantunque il meccanismo completo della fabbrica […] surroghi il lavoro di settantacinque operai e realizzi un’economia del 25 per cento, è constatato che, malgrado tale economia di mano d’opera, il numero degli operai è sempre accresciuto, del pari che il loro salario, senza aumentare il prezzo di vendita e senza diminuire il legittimo guadagno”.

L’efficacia di queste argomentazioni risiede nella ripetitività (vengono rielaborate continuamente, ma la sostanza resta la stessa) e nella capacità dei giornalisti di diluirle all’interno degli articoli senza costringere il lettore ad un lavoro intellettuale; vengono lasciate cadere (per così dire), come una semplice osservazione e subito superate da nuovi particolari o argomenti. In questo modo il lettore assimila concetti e idee quasi senza accorgersene.

Naturalmente vi sono pezzi che restano alla portata di pochissimi fortunati. Ne fa testo lo “stipo di ebano intarsiato” realizzato da Angelo de Amici di Milano, “uno dei più splendidi lavori che siansi ammirati all’Esposizione”; oppure i pezzi del “signor Beurdeley”. Ebanista e imprenditore “dotato d’un gusto squisito, penetrato della scienza di stile ad un grado eminente, il signor Beurdeley presenta una libreria di quercia lavorata in stile Luigi XVI; un tavolo ad incrostazioni di madreperla e d’argento, stile Luigi XVI, finalmente un gruppo gettato in bronzo, sopra un lavoro in terra cotta originale di Pigalle”, tutte opere di “una ricchezza indescrivibile, [che] indica apertamente che il signor Beurdeley è il privilegiato delle teste coronate; imperocchè, quali altri mai se non i re e i principi della finanza potrebbero avere mezzi di soddisfare le inclinazioni delicate del loro gusto squisitissimo”? (p. 134) Annotazione interessante: a fianco dei re non si trova più la nobiltà, ma i banchieri e i grandi uomini d’affari.

Il “magnifico stipo” realizzato da Angelo De Amici. Fonte: Internet Archive, L’Esposizione universale del 1867 illustrata vol. 3, Identifier-ark ark:/13960/s2zz7hqf402

Guardare l’inaccessibile: i diamanti

Un altro aspetto che rende interessante la lettura di queste pubblicazioni è il loro carattere divulgativo. Prendiamo, per rimanere nel tema del lusso, un articolo incentrato su una “fabbrica di diamanti” (sui diamanti Internet Archive offre una biblioteca digitale: GIA (Gemological Institute of America)). Dopo un breve sunto sulle qualità del minerale, l’A. prosegue con breve pennellate in cui mescola abilmente storia, vicende personali, cifre, eventi strani o ragguardevoli. Non a caso viene raccontata la “leggenda” di Luigi di Berquen, colui che inventò il modo di lavorare i diamanti e che grazie a questa sua scoperta, custodita gelosamente, divenne poi ricchissimo. Il lettore trova informazioni e notizie sufficientemente elaborate per avere una patina di scientificità e di affidabilità – come informazioni sulla dislocazione delle miniere e sulla produzione, sul peso, sui prezzi – ma allo stesso tempo si sente sollevato da una lettura rivolta a soddisfare una semplice curiosità.

Cope, Joseph, Musée du Louvre, Département des Objets d’art du Moyen Age, de la Renaissance et des temps modernes, MV 1017 – https://collections.louvre.fr/ark:/53355/cl010103121 – https://collections.louvre.fr/CGU

Sono articoli pensati per alimentare le chiacchiere di un dopocena o in un’occasione mondana; situazioni in cui è importante mostrarsi aggiornati sugli argomenti più disparati anche senza conoscerli in modo approfondito. Evento spettacolare e “mediatico” per eccellenza, l’Esposizione è un catalizzatore che attira ogni ceto sociale; ma il fatto che sia seguita con continuità anche all’estero è indicativo del carattere dell’epoca. Gli articoli a cui ho fatto riferimento in questa sezione provengono dal “L’Esposizione universale del 1867 illustrata“, tre volumi che raccolgono le dispense settimanali pubblicate lungo tutta la durata della mostra (i tre volumi in italiano si trovano qui: L’Esposizione Universale del 1867 illustrata). Se si tiene a mente l’altissimo tasso di analfabetismo dell’Italia dell’epoca, allora il pubblico a cui erano indirizzate si restringe considerevolmente. E tuttavia, il fatto che si traduca e si arricchisca l’edizione francese, significa che anche la borghesia italiana è in espansione, che esiste un mercato che si sta ampliando, che i suoi gusti – benché sia ancora, in una parte considerevole, una borghesia agraria e non industriale – non sono dissimili da quelli della borghesia di paesi più avanzati e potenti.

Insomma, resta ancora molto da scoprire nelle Esposizioni universali. Alla prossima puntata.

Visitare Roma tra Seicento e Ottocento

Andarsene a zonzo per Roma tra il Seicento e l’Ottocento servendosi delle guide per turisti e appassionati d’arte

Avevo in mente di preparare un articolo sulle guide alle città. Se ne trovano molte on line. Dopo la lettura del libro di Attilio Brilli: Il viaggio nella capitale. Torino, Firenze e Roma dopo l’Unità e altri che ho in lettura, mi sono reso conto che la faccenda è molto più complessa di quanto supponessi inizialmente.

Anche se il viaggio per piacere rimase qualcosa ad appannaggio di pochi (per chi vuole può vedere Gran Tour e viaggiare in Italia, Viaggiare nei secoli passati coi fondi della Beic), i gusti dei viaggiatori mutano. Naturalmente, per i secoli qui presi in esame, l’arte giocava – come gioca tutt’ora – un ruolo importante (infatti basta sfogliare, ad esempio, BiASA. Una emeroteca per l’Archeologia e la Storia dell’Arte), ma non vi è solo questo aspetto.

 

 

Ne fa testo, ad esempio, quanto afferma l’autore di una di queste guide, L’antiquario, o sia La guida de’ forestieri pel giro delle antichità di Roma:

È cosa maravigliosa che mentre tanti forestieri continuamente a vedere le antichità di Roma e altre magnificenze di questa città non vi sia stato mai alcuno che abbia pubblicato un libro proprio a soddisfare la loro curiosità Io non intendo di dire non vi sia alcun libro su questo soggetto giacchè so benissimo che ne sono varj benchè in realtà non siano che uno solo essendo copiati l’uno dall’altro. Infatti questi differiscono o nell’ordine o nella lunghezza, tutti i medesimi comuni ragguagli, le medesime inconsistenti osservazioni, le medesime inconvenienti lodi i medesimi errori e tutti mancano di esattezza di brevità di erudizione Per questa ragione risoluto di comporre una piccola opera.

C’è una qualche pretesa in questa prefazione. Se confrontata ad una guida di metà Seicento le indicazioni tutto sommato non sono molto dissimili: Descrittione di Roma antica e moderna: nella quale si contengono chiese, monasterij, hospedali, compagnie, collegij, e seminarij, tempij, teatri, anfiteatri, naumachie, cerchi, fori, curie, palazzi, e statue, librerie, musei, pitture, sculture, & i nomi de gli artefici: indice de’sommi pontefici, imperatori, e duchi: con due copiosissime tavole. Semplicemente il lettore trova nel titolo quanto può trovare all’interno.

Simile è l’Accurata, e succinta descrizione topografica e istorica di Roma moderna di Ridolfino Venuti, più volte ristampata (qui si rimanda al secondo volume dell’edizione del 1767).

Non a caso sono ancora l’arte e l’architettura, e in particolar modo le chiese, a farla da padrone nella Descrizione itineraria di Roma di Giovanni Battista Alberti.

Arricchita di piante dei XV rioni è la La città di Roma, ovvero, succinta descrizione di questa superba città: con due piante generali di essa e de’ XIV rioni di Dominique Magnan, nell’edizione del 1826 ma più volte ristampata anche nel secolo precedente.

La Nuova e succinta descrizione di Roma antica e moderna: e de’ monumenti sacri e profani che sono in essa e nelle sue vicinanze di Francesco Archini, nell’edizione del 1825 presenta la novità di scandire le giornate dei lettori/visitatori in giornate per ottimizzare i tempi.

Con un taglio più turistico, con indicazioni di alberghi, trattorie, bagni ecc. ma anche a piazze, librerie, teatri, feste principali è la Descrizione di Roma e contorni (S. I. A.).

Anche il Vaticano, ovviamente, esercitava una attrazione particolare. Ad esso sono dedicati gli otto volumi di Erasmo Pistolesi: Il Vaticano descritto ed illustrato.

Come si vede si tratta di un materiale composito che può essere utile per capire meglio i gusti delle varie epoche, ma anche per ritrovare informazioni utilizzabili per ricerche di altro genere oppure per semplice piacere di visitare una Roma in parte scomparsa. (Le opere si trovano in Internet Archive e Google libri; le immagini sono consultabili e scaricabili nella Digiteca della Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea di Roma e da Europeana – Art).

Buona lettura.

 

 

lo storico della domenica
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: