L’Esposizione Universale di Parigi 1867 Quarta parte

Descrivere l’Esposizione
Julien Antoine Peulot, Exposition universelle: L’Etranger trouve toutes les facilites desirables…, 1867, National Gallery of Art, Washington

Uno degli obiettivi che si prefiggono le guide, gli opuscoli, le dispense settimanali e in generale le pubblicazioni che si occupano dell’Esposizione è di mettere al corrente il lettore della stupefacente avanzata del progresso. Quasi tutti gli articoli sono infarciti di cifre e di dati statistici: numero degli occupati in una fabbrica, quantità della merce prodotta, ampiezza dei locali, quanta mercanzia esportata, potenza dei macchinari… da questo punto di vista le pubblicazioni sono una miniera di informazioni. Quanto siano esatte non aveva importanza. Ciò che conta realmente è mostrare la grandiosità del processo nel suo insieme.

Perfino accessori e prodotti come i profumi, che fino a non molto tempo prima erano stati ad appannaggio delle classi più abbienti vengono illustrati in quest’ottica: “la produzione annuale del signor Piver, uno dei capi dell’industria della profumeria, ascende a 2,500,000 franchi, di cui due terzi sono dati dall’esportazione”. L’attenzione non è più incentrata sulla composizione del profumo: componenti, dosaggi, combinazioni – tutto ciò che un tempo insaporiva la professione del profumiere con un qualcosa di misterioso, di alchemico, e che la avvicinava all’arte, sparisce. A interessare ora è la produzione standardizzata e su larga scala del “sapone da toeletta”. Piver ha razionalizzato la produzione accelerandone i tempi con una serie di accorgimenti che si sono imposti alla concorrenza. Invenzioni e innovazioni tecnologiche sono ora gli elementi che attraggono i lettori: nuove stufe per l’evaporazione dell’acqua, utilizzo dell’aria compressa che rinnova il procedimento di infusione dei fiori nei grassi, una maciullatrice più rapida ed efficiente. Sono queste innovazioni che consentono il ribasso dei prezzi e la “democratizzazione” di prodotti altrimenti elitari (su questo si veda Alain Corbin, Storia sociale degli odori).

Si tratta di un concetto che viene ripreso anche a riguardo di oggetti di pregio come il mobilio. All’Esposizione è presente un padiglione dedicato ai “mobili di lusso”, ma l’autore dell’articolo, pur descrivendo alcuni mobili esposti, insiste su altri aspetti. Ad esempio indica la provenienza del legname; non solo quello autoctono ma soprattutto quello proveniente dall’Africa, dall’Asia, dai Caraibi – in altri termini, dalle colonie. Legnami “nuovi”, diversi, ma bellissimi, come “il legno di camacon, di un bellissimo colore rosso, recentemente scoperto a Manilla [recte: Manila] (Oceania)”; oppure quello di “acagiù” di cui “in questi ultimi anni si scopersero al Messico alcune foreste” anche se di qualità inferiore a quello cubano (p. 694).

Certo, in questo caso non si può parlare di “democratizzazione” del prodotti, ma l’articolista si dilunga anche nello spiegare le ragioni dei costi relativamente bassi delle materie prime inoltrando il lettore in un viaggio che dalle zone più disparate del mondo convergono in Francia, a Parigi, dove “quartieri intieri sono quasi esclusivamente occupati da fabbricatori di mobili […]”. Il confine tra lusso inaccessibile e prodotto costoso perché di valore si assottiglia; la cerchia dei possibili acquirenti si amplia.

BARON Henri Charles Antoine, Fête au palais des Tuileries pendant l’Exposition universelle de 1867, Fonds des dessins et miniatures, Louvre

Sono i vantaggi dell’avere un impero e del laissez-faire: “Quelli che […] interrogassero il signor Piver e gli obbiettassero che uno degli inconvenienti della macchina è sopprimere, col lavoro delle braccia, anche il salario che rappresenta, potrebbero convincersi una volta di più che nulla è più falso d’una simile teoria. La macchina diminuendo le spese, crea nuovi mezzi che permettono di aumentare tanto i salari quanto il numero degli operai, ai quali oltre ciò incombe un lavoro meno penoso.
Così è che, quantunque il meccanismo completo della fabbrica […] surroghi il lavoro di settantacinque operai e realizzi un’economia del 25 per cento, è constatato che, malgrado tale economia di mano d’opera, il numero degli operai è sempre accresciuto, del pari che il loro salario, senza aumentare il prezzo di vendita e senza diminuire il legittimo guadagno”.

L’efficacia di queste argomentazioni risiede nella ripetitività (vengono rielaborate continuamente, ma la sostanza resta la stessa) e nella capacità dei giornalisti di diluirle all’interno degli articoli senza costringere il lettore ad un lavoro intellettuale; vengono lasciate cadere (per così dire), come una semplice osservazione e subito superate da nuovi particolari o argomenti. In questo modo il lettore assimila concetti e idee quasi senza accorgersene.

Naturalmente vi sono pezzi che restano alla portata di pochissimi fortunati. Ne fa testo lo “stipo di ebano intarsiato” realizzato da Angelo de Amici di Milano, “uno dei più splendidi lavori che siansi ammirati all’Esposizione”; oppure i pezzi del “signor Beurdeley”. Ebanista e imprenditore “dotato d’un gusto squisito, penetrato della scienza di stile ad un grado eminente, il signor Beurdeley presenta una libreria di quercia lavorata in stile Luigi XVI; un tavolo ad incrostazioni di madreperla e d’argento, stile Luigi XVI, finalmente un gruppo gettato in bronzo, sopra un lavoro in terra cotta originale di Pigalle”, tutte opere di “una ricchezza indescrivibile, [che] indica apertamente che il signor Beurdeley è il privilegiato delle teste coronate; imperocchè, quali altri mai se non i re e i principi della finanza potrebbero avere mezzi di soddisfare le inclinazioni delicate del loro gusto squisitissimo”? (p. 134) Annotazione interessante: a fianco dei re non si trova più la nobiltà, ma i banchieri e i grandi uomini d’affari.

Il “magnifico stipo” realizzato da Angelo De Amici. Fonte: Internet Archive, L’Esposizione universale del 1867 illustrata vol. 3, Identifier-ark ark:/13960/s2zz7hqf402

Guardare l’inaccessibile: i diamanti

Un altro aspetto che rende interessante la lettura di queste pubblicazioni è il loro carattere divulgativo. Prendiamo, per rimanere nel tema del lusso, un articolo incentrato su una “fabbrica di diamanti” (sui diamanti Internet Archive offre una biblioteca digitale: GIA (Gemological Institute of America)). Dopo un breve sunto sulle qualità del minerale, l’A. prosegue con breve pennellate in cui mescola abilmente storia, vicende personali, cifre, eventi strani o ragguardevoli. Non a caso viene raccontata la “leggenda” di Luigi di Berquen, colui che inventò il modo di lavorare i diamanti e che grazie a questa sua scoperta, custodita gelosamente, divenne poi ricchissimo. Il lettore trova informazioni e notizie sufficientemente elaborate per avere una patina di scientificità e di affidabilità – come informazioni sulla dislocazione delle miniere e sulla produzione, sul peso, sui prezzi – ma allo stesso tempo si sente sollevato da una lettura rivolta a soddisfare una semplice curiosità.

Cope, Joseph, Musée du Louvre, Département des Objets d’art du Moyen Age, de la Renaissance et des temps modernes, MV 1017 – https://collections.louvre.fr/ark:/53355/cl010103121 – https://collections.louvre.fr/CGU

Sono articoli pensati per alimentare le chiacchiere di un dopocena o in un’occasione mondana; situazioni in cui è importante mostrarsi aggiornati sugli argomenti più disparati anche senza conoscerli in modo approfondito. Evento spettacolare e “mediatico” per eccellenza, l’Esposizione è un catalizzatore che attira ogni ceto sociale; ma il fatto che sia seguita con continuità anche all’estero è indicativo del carattere dell’epoca. Gli articoli a cui ho fatto riferimento in questa sezione provengono dal “L’Esposizione universale del 1867 illustrata“, tre volumi che raccolgono le dispense settimanali pubblicate lungo tutta la durata della mostra (i tre volumi in italiano si trovano qui: L’Esposizione Universale del 1867 illustrata). Se si tiene a mente l’altissimo tasso di analfabetismo dell’Italia dell’epoca, allora il pubblico a cui erano indirizzate si restringe considerevolmente. E tuttavia, il fatto che si traduca e si arricchisca l’edizione francese, significa che anche la borghesia italiana è in espansione, che esiste un mercato che si sta ampliando, che i suoi gusti – benché sia ancora, in una parte considerevole, una borghesia agraria e non industriale – non sono dissimili da quelli della borghesia di paesi più avanzati e potenti.

Insomma, resta ancora molto da scoprire nelle Esposizioni universali. Alla prossima puntata.

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