Le biblioteche italiane affiliate a Internet Archive

Internet Archive è diventato qualcosa di incredibile. Anche volendo limitarsi a presentare la sola parte riguardante libri, giornali e documenti, sarebbe necessario scrivere una breve monografia. Giusto per rendere l’idea di cosa stiamo parlando, vi sono attualmente 6.450 istituzioni affiliate da tutto il mondo: biblioteche, musei, enti di ricerca, collezioni di giornali, quotidiani, riviste, documenti governativi, diari, opere manoscritte. Tutto questo, al momento – ma le acquisizioni sono continue, praticamente quotidiane – vanno a comporre l’incredibile cifra di quasi 21.000.000 di documenti on line: gratuiti, liberamente consultabili, quasi tutti scaricabili.

Probabilmente un’occhiata al lavoro di questo ente no-profit rende meglio delle mie descrizioni. Perciò vi invito a guardare questo video (almeno dal minuto 6 e qualche secondo in avanti):

Con più di di tre milioni di visitatori al giorno da tutto il mondo è del tutto naturale che  Internet Archive sia diventato un polo d’attrazione pressoché irresistibile per biblioteche e istituzioni che, altrimenti, avrebbero una visibilità minima sul web.

Non a caso di questo mastodontico progetto ho parlato più volte in questo blog e certamente ne parlerò in futuro. Progetti di queste dimensioni dovrebbero far riflettere il mondo politico su come organizzare la presenza della nostra cultura nel web.

Ma se le nostre istituzioni sono attanagliate da un anacronistico e ingiustificabile ritardo, singole realtà si sono mosse e si stanno muovendo per mettersi al pari coi tempi. Lo hanno fatto Polo delle Biblioteche Umanistiche dell’Università degli Studi di Torino, l’Accademia di Medicina di Torino (che ho già presentato in un altro articolo Siti per la storia della medicina), la Biblioteca civica Berio di Genova, la Fondazione Casa Oriani di Ravenna che sta digitalizzando opere dantesche di inizio ‘900, l’Università di Padova e il Sistema Bibliotecario di Milano SBM. Un caso a parte è il progetto interno Testi italiani di filosofia, scienza e geografia che fa riferimento principalmente, ma non esclusivamente, alla Università di Trieste.

Questi esempi mi sembrano meritevoli perché, sebbene quasi tutti questi enti mantengano un proprio sito, si garantiscono la possibilità di essere visibili a un pubblico infinitamente più ampio di quanto potrebbero disporre con le sole proprie forze – il che risponde esattamente al compito delle biblioteche digitali.

Ben venga allora lo sviluppo di Internet Archive e delle sue affiliazioni. Vi lascio il gusto della scoperta: buona navigazione.

 

Siti per la storia della medicina

Per chi come me si occupa di storia della medicina, Biu Santè è veramente una manna dal cielo. La storia della medicina non riguarda esclusivamente le varie specializzazioni mediche, ma è una delle chiavi più efficaci per comprendere la società e la storia in generale di un Paese.

In medicina la specializzazione progredì lentamente. Fino all’Ottocento inoltrato il medico non era esclusivamente un dottore, ma anche un “filosofo”, un professionista il cui mestiere si allacciava alla cultura, alla mentalità, alle abitudini, e quindi, in sintesi, alla sociologia e alla storia del proprio Paese.

Le opere dei medici sono quindi degli ottimi “sismografi” per capire i mutamenti profondi della società. Gli storici lo sanno bene, ma non è detto che i lettori siano altrettanto informati. Si può fare l’esempio del lavoro di Alexandre du Chatelet sulla prostituzione a Parigi, un’opera nella quale la prostituzione comincia ad essere considerata con occhi diversi rispetto al passato e sta diventando un problema di ordine pubblico (la prefazione è scritta da un’alienista, Leuret, uno psichiatra).

In quell’opera corposa, c’è molto di più di osservazioni di carattere medico: vi si trovano statistiche e dati sulla provenienza, età, professione delle prostitute , sui quartieri della città, sulle condizioni igienico-sanitarie di arrondissement e abitazioni, sull’immigrazione regolare e clandestina in città e molto altro ancora. Lo stesso discorso si potrebbe replicare con alcune opere di medici sulle conseguenze sociali della rivoluzione industriale in Inghilterra e di molti altri.

Da questo punto di vista, spesso sono le opere di medici semi sconosciuti già al tempo in cui scrivevano a risultare fonti preziose per lo storico. Dai cibi adulterati al problema dell’approvvigionamento idrico delle città, dai ritrovati della farmaceutica all’architettura degli ospedali; dalle conseguenze dei lavori manuali sulla salute ai problemi legati all’ereditarietà… le fonti di ispirazione o le piste per approfondire sono innumerevoli.

Ed ecco che quindi questo sito diventa fondamentale, un aiuto indispensabile per chi voglia approfondire un po’ di cose. Primo perché al momento sono consultabili e scaricabili 49 dizionari (una fonte indispensabile per seguire il mutare dei concetti e l’evoluzione della medicina) e le annate di 39 riviste specializzate; in secondo luogo, vi è una sezione dedicata alle tesi di laurea ottocentesche (un altro tipo di fonte); terzo perché, oltre ad altre varie sottosezioni (tra le quali, anche, splendide raccolte di immagini), vi sono migliaia di opere digitalizzate.

Biu Santè è ottimamente suddiviso per temi, categorie, novità mese per mese messe on line. Un sito prezioso per saperne di più sulla storia della medicina, sulla Francia e non solo, dato che vi si trovano molte opere in altre lingue.

Biu Santé. Sala di lettura

Se lo scopo di un sito è anche quello di incuriosire chi non va a colpo sicuro, Biu Santè, ha centrato in pieno l’obiettivo. Biu-Santé

Accademia di medicina di Torino

In Italia non disponiamo purtroppo di un progetto di simili proporzioni. Qualcosa di simile però è stato realizzato dall’Accademia di Medicina di Torino la quale ha già digitalizzato centinaia di opere di autori prevalentemente italiani ma non solo. Particolarmente preziosi sono i Dizionari e i Trattati, altrimenti introvabili in Internet.
Accademia di medicina di Torino

Accademia di Medicina di Torino. Biblioteca. Sala di lettura.

Il lettore italiano deve fare lo sforzo di navigare un po’ qui e un po là per recuperare materiale digitalizzato. L’emeroteca della Biblioteca Centrale di Roma offre un buon numero di riviste specializzate: Periodici e giornali digitalizzati Parte I

Altre opere possono essere recuperate dalla Biblioteca europea di informazione e cultura (BEIC), che dispone di una sezione di circa 700 testi di medicina e di storia della medicina: https://www.beic.it/it/articoli/storia-della-medicina

Un certo numero di testi di medicina – in particolare sul Colera – si trovano nel Progetto Scaffali Online della Biblioteca Archiginnasio di Bologna e altri ne incontreremo in altri progetti.

Ma fortunatamente le biblioteche straniere vengono in aiuto al lettore italiano. http://archive.org/ ospita tre grandi biblioteche tematiche: la Medical Heritage Library con 285.000 libri dei quali poco più di 3.000 sono in italiano https://archive.org/details/medicalheritagelibrary?and%5B%5D=languageSorter%3A%22Italian%22&sort=-publicdate, la US National Library of Medicine con circa 18.000 testi disponibili, dei quali però soltanto 27 in italiano e la Wellcome Library, incorporata nella Medical Heritage Library.

Direi che ce n’è abbastanza per parecchio tempo…

Historia magistra vitae?

Qualche cenno sull’utilità della storia

La storia è maestra di vita?

Considerati i tempi che stiamo vivendo direi proprio di no. Sembrerebbe che le persone abbiano la spiccata tendenza a dimenticare il passato. In certi contesti ciò non è un male; anzi, al contrario può essere un modo per ricominciare daccapo, ad esempio dopo una guerra civile. Ma in linea generale dimenticarsi del passato non porta bene. Per sapere quale potrebbe essere il proprio futuro prossimo ci si può affidare all’oroscopo o ai cartomanti, ma sarebbe meglio a chiedere qualcosa agli storici. Non perché questi siano indovini o abbiano la verità in tasca, ma perché, per mestiere, sono in grado di indicare quali sono le forze e le debolezze di un Paese o di un continente; sanno indicare quali errori sono stati commessi in passato e cos’è che non ha funzionato o corrisposto alle aspettative.

Invece oggi gli storici sono costretti a confrontarsi oltre che con la naturale tendenza delle persone comuni a dimenticare il passato, anche con lo stranissimo fenomeno di una generazione (l’ultima) che vive completamente staccata dal passato: per un ventenne Andreotti, Reagan o Gorbaciov potrebbero avere la stessa età di Napoleone o Giulio Cesare. L’impressionante accelerazione della tecnologia avvenuta negli ultimi trent’anni ha prodotto cambiamenti epocali e definitivi ad un tempo. E se oggi godiamo della disponibilità di strumenti di conoscenza inimmaginabili fino a pochi decenni fa (basti pensare alle sterminate biblioteche digitali fruibili in rete), ci troviamo nel paradosso di aver a che fare con una generazione che, senza averne alcuna colpa – si ritrova completamente immersa in un presente permanente al cui cospetto il passato non ha nulla da insegnare e nulla da dire.

Biblioteca Nazionale – Parigi
(l’immagine potrebbe essere soggetta a copyright)

Eppure gli storici sanno bene che le cose non stanno così. La storia è fatta anche di lunghissime e tenaci continuità, sulle quali a volte si innestano rotture, balzi e cambi repentini. Ma continuità e rotture non sono affatto in contraddizione tra loro, così come non lo sono le più sofisticate tecnologie con i più assurdi pregiudizi: i no vax diffondono le proprie assurdità tramite i social.

Così, per limitarmi ad un altro esempio, spesso si legge e si sente ripetere dagli opinionisti che l’Italia si sta scoprendo un Paese impaurito e incattivito dagli effetti negativi della globalizzazione e che reagisce chiudendosi in se stesso rifiutando in modo sempre più esplicito il confronto e l’apertura all’altro, migrante regolare o meno. Vengono spiegati in questo modo il successo di movimenti populisti di varia natura. Naturalmente queste considerazioni contengono dosi di verità, ma lo storico sa bene che da sempre i settentrionali hanno considerato i meridionali come una sorta di barbari africani dagli usi e dal linguaggio incomprensibili. Ma anche sezionando le varie zone in periodi di particolare tensione sociale (guerre, carestie, epidemie), è facile per lo storico registrare lo stesso rifiuto e lo stesso egoismo verso gente delle proprie zone ma che, con la propria presenza, si ritiene minacci salute e risorse.

Non sono gli unici aspetti, ovviamente. Il presente ci dice molto su un popolo che si sente molto più suddito piuttosto che composto di cittadini decisi a voler vedere tutelati i propri diritti; ci dice molto sulla tendenza a ricercare un “uomo forte” che in cambio di un potere più o meno illimitato ci tolga le castagne dal fuoco e risolva i nostri problemi; ci dice di come la tecnologia può integrarsi alla perfezione e irrobustire la democrazia e la partecipazione quanto, all’opposto possa essere un mezzo potentissimo per indebolirla.

Molto altro di sarebbe (e ci sarà) da dire tuttavia, anche se i segnali che stiamo andando verso tempi che volgono al brutto sembrano infittirsi piuttosto che diradarsi, non bisogna disperare. C’è bisogno degli storici e – come ha detto uno dei più grandi scomparso da poco – “c’è bisogno di storici critici. Il mondo non migliorerà certo da solo”.

(Non ho certo la presunzione di cambiare il mondo, ma semplicemente di indicare libri che mi aiutano a capirlo un po’ meglio).

Matteo Banzola