Recensione: Paul Begg Jack lo squartatore. La vera storia

 

Personalmente diffido sempre dei libri che hanno per titolo: “storia vera”, la “vera storia”, “tutta la verità”, “quello che devi sapere” ecc. Gli storici non afferrano mai tutta la verità; la storia è un continuo avvicinamento alla verità, non di più. Perciò i titoli “urlati” suscitano in me una diffidenza istintiva.

In questo caso ho fatto un’eccezione sia perché il libro era in offerta, sia perché, prima di comprarlo, ho controllato le note a margine e ho capito che l’Autore era ben informato. È stata un’eccezione che ne è valsa la pena. Il libro di Begg, uno delle massime autorità sullo squartatore, è davvero ben concepito e ben scritto.

Nel primo dei 15 capitoli che compongono il libro, con rapidi centri concentrici l’A. traccia una sintetica ma efficace storia di Londra e porta il lettore al centro della scena: l’East End, la zona più povera, malfamata e pericolosa della Londra dell’epoca. Qui era possibile affittare una camera per soli 4 pence a notte – camere fatiscenti, con un mobilio approssimativo ed essenziale – ma si era nelle vicinanze delle strade più pericolose della città.

In epoca medievale l’East End non era affatto una zona malfamata. Cominciò a diventarlo nel Cinqucento quando la zona orientale divenne un insediamento per la fabbricazione di sostanze nocive e maleodoranti, facendo fuggire coloro che potevano permetterselo verso la parte occidentale della città e, per converso, attirando le fasce più povere della popolazione (p. 14). Avvenuta questa distinzione di massima, l’East End iniziò a sovrappopolarsi: i poveri sono prolifici: Spitalfields contava 15.000 abitanti nel 1740. “Un secolo dopo si stimava che contasse una popolazione di 74.000 persone” (p. 34).

Vie strette, buie, abitazioni fatiscenti, miseria dilagante. Paul Begg fa emergere un quadro tanto impressionante quanto desolante della precarietà esistenziale della massa di diseredati che popolano i bassi fondi: il lavoro è pesante, malpagato e precario; i rapporti umani sono duri e fragilissimi.

È questo lo scenario in cui si muove Jack lo squartatore.

Dove sono avvenuti gli omicidi di Jack lo Squartatore

Il merito di questo libro risiede nel fatto che Begg man mano che illustra i cinque omicidi dello squartatore apre e discute le questioni fondamentali della società del tempo: la prostituzione – quattro delle cinque vittime di Jack lo Squartatore sono prostitute – la disoccupazione, i problemi delle forze dell’ordine, la stampa, il pauperismo.

Ciò che trasformò Jack lo Squartatore in una figura immortale, oltre al fatto che riuscì a sfuggire alla giustizia, sta nel fatto che i suoi raccapriccianti delitti avvennero in un momento in cui i nodi che aggrovigliavano quella che sul continente era chiamata “questione sociale” erano sul punto di esplodere. In questo senso, come notava con mesta ironia George Bernard Shaw, Jack lo Squartatore funse da detonatore (p. 4).

Il problema della prostituzione scoperchiò situazioni incresciose che la pudibonda società vittoriana si era rifiutata fino a quel momento di voler vedere: bambine vendute da genitori disperati a ricchi senza scrupoli, tratta delle “bianche” con veri e propri commerci del sesso con i bordelli del Belgio e della Francia con tutto il corollario inevitabile di abbruttimento, disperazione e alcolismo. Era una situazione che attivò riformatori sociali: attorno al 1840 a Londra c’erano poco meno di 9.500 prostitute, diminuite a 8.600 a ridosso degli anni Sessanta (p. 96). Riformatori intelligenti, audaci e decisi (tra i quali alcune donne straordinarie) riuscirono a cassare la legislazione in materia repressiva e ipocrita richiamando l’interesse dell’opinione pubblica (sulla legislazione e sull’azione dei riformatori vedi pp. 96 ss., ma in generale tutto il capitolo 7).

A sua volta la ricettività dell’opinione pubblica fu resa possibile dall’incrociarsi di diversi fattori. Il primo, innegabile, è che la cronaca nera di per sé suscita curiosità molto più, poniamo, di un dibattito parlamentare, tanto più se lo sfondo è quello di quartieri dove un buon borghese timorato di dio non si avventurerebbe mai e poi mai.

Il secondo: dai primi anni Settanta con l’istituzione delle scuole pubbliche, l’analfabetismo aveva cominciato a diminuire in modo significativo anche tra i poveri.

Di conseguenza – terzo fattore – era nata una nuova forma di giornalismo. Il “nuovo giornalismo”, come venne chiamato, era profondamente diverso dal giornalismo aulico e intellettuale della stampa rivolta ai benestanti e a chi aveva interessi per il ristretto mondo della politica. Era un giornalismo popolare, sensazionalistico, facile e semplice da recepire. Se testate come “Pall Mall” si posero a metà strada tra i due generi, nacquero però testate popolari come “The Star” specificamente rivolte ad un pubblico popolare e di poche pretese. E in un contesto del genere le efferatezze di Jack lo Squartatore non potevano non calamitare l’attenzione generale e far impennare le vendite (Il “nuovo giornalismo cercava la notizia sensazionale e ne trovò più d’una; Jack lo squartatore le riassunse tutte in sè”, p. 195).

L’allargamento della sfera d’azione e di ricezione della stampa ne accrebbe il potere di influenzare la vita politica del Paese. Le forze dell’ordine, il ministero degli interni e quindi il governo furono sottoposti a forti pressioni. Un uomo si aggirava indisturbato nei fetidi bassifondi di Londra potendosi permettere di sbudellare a piacimento donne sventurate senza che la polizia riuscisse a tirar fuori un ragno da un buco. Begg propone osservazioni intelligenti sulle diverse idee del modo di gestire l’ordine pubblico che avevano diversi funzionari della polizia: se cioè puntare sulla dissuazione/prevenzione o, piuttosto, sulla repressione (con tutto il sottobosco di iniziative segrete più o meno invasive delle libertà personali dei cittadini) (vedi p. 68 e in generale il capitolo 5), ma anche sulla pericolosità di iniziative spontanee come la formazione di ronde (pp. 195 e ss.gg).

Rimane comunque il fatto che, indipendentemente dallo scontrarsi delle due opposte vedute col risultato di annullare a vicenda gli effetti, la polizia e il Ministero degli interni dimostrarono una straordinaria inettitudine. Questo vale sia per i problemi generali di ordine pubblico – come dimostrano i fatti della “domenica di sangue” del 18 novembre 1877, sia nei confronti di Jack lo squartatore.

Negli ultimi due capitoli Paul Begg discute con dovizia e acribia i principali indiziati e le ipotesi che si sono sviluppate successivamente, giungendo alla conclusione – a mio parere sensata – che non sappiamo chi fosse Jack lo squartatore “ed è improbabile che qualcuno lo scopra” (p. 262).

Come in ogni giallo che si rispetti il desiderio di scoprire l’identità dell’assassino è l’elemento che tiene incollato il lettore al libro. Paul Begg ha una penna leggera e conosce bene il mestiere: non è facile mantenere costante l’attenzione del lettore su un personaggio di cui sappiamo già parecchie cose. Begg ci riesce con la descrizione minuta e sempre vivida dei personaggi, degli avvenimenti e del contesto.

Ma – e questo è il mio parere personale e quindi discutibile – al di là dei saporiti articoli di giornale, delle memorie dei protagonisti, dello scavo negli archivi e delle curiosità che destano personaggi lugubri e misteriosi, l’importanza di questo libro sta altrove. In primo luogo il libro è un’ottima introduzione per approfondire la storia della città, un’epoca e i problemi che la travagliavano.

In secondo luogo offre spunti notevoli e validi per interpretare situazioni di crisi. Ho già accennato alla tentazione di formare delle ronde di vigilanza. Anche l’eventualità che la stampa disponga di informazioni riservate deve essere valutata con cautela: come garantire la libertà di stampa con la necessità delle forze dell’ordine di muoversi in sordina?

Ma il dato di fondo resta quello indicato da George Bernard Shaw: la borghesia – intesa come classe, non come personalità singole – apre gli occhi e si muove soltanto quando i problemi la investono. Fin quando Jack lo squartatore trucidava prostitute a Whitechapel e dintorni (cioè nei tuguri malfamati), il problema riguardava i poveracci, non i benestanti. Ma quando uscì da lì e massacrò una donna borghese allora vennero prese misure igienico-sanitarie per il risanamento di quei quartieri, ci si preoccupò delle condizioni delle prostitute, dell’alcolismo e dei poveri in generale.

Anche se ovviamente Jack lo squartatore non ebbe alcun “merito” in questo, a pensarci bene Paul Begg ha scritto un libro che va ben oltre la figura di un serial killer. Anche per questi motivi vale la pena di leggerlo.

PS: la letteratura su Jack lo squartatore è abbondante. Su internet si trova molto materiale. Mi limito a segnalare un sito davvero ben fatto: Jack the Ripper 1888

Autore: lostoricodelladomenica

Nato a Faenza il 14 maggio 1971. Storico indipendente

Rispondi