Recensione. Laura Spinney: 1918. L’influenza spagnola

“Quel che ci ha insegnato l’influenza spagnola è che un’altra pandemia influenzale è inevitabile, ma che se farà dieci o cento milioni di vittime dipende solo da come sarà il mondo in cui si scatenerà”

“La pandemia che cambiò il mondo”, recita il sottotitolo del bel libro di Laura Spinney sulla pandemia di spagnola del 1918. Possibile che la pandemia più devastante e mortale della storia sia in gran parte un enigma?

Dalla ricostruzione fatta da Spinney parrebbe proprio di sì. Non sappiamo con certezza chi o cosa l’abbia provocata, né dove si originò. I maggiori indiziati sono gli uccelli, ma anche i maiali e i cavalli; c’è chi sostiene che sia apparsa per la prima volta negli Stati Uniti, chi indica la Francia e chi punta la propria attenzione sulla Cina. Tutte queste ipotesi si basano su prove interessanti, ma nessuna è in grado di stabilire con certezza l’origine della pandemia.

Resta il fatto che la spagnola è la pandemia più letale della storia: c’è chi suppone l’incredibile cifra di 100.000.000 di morti (l’influenza spagnola ebbe una mortalità “venticinque volte più alta” rispetto alle altre pandemie – p. 205). Che siano 100, 50 o 30, quando i morti si contano a decine di milioni stabilire la cifra esatta ha poco senso. Da questo punto di vista ha ragione l’A. quando pone la domanda fondamentale: come mai un evento così sconvolgente e globale ha attirato di rado l’attenzione degli storici? Dall’Alaska al Cile, dalla Russia al Sud Africa, dalla Persia alla Francia, dalla Cina al Portogallo… nessun paese, nessuna regione è rimasta immune dal contagio. Furono le navi a portare in giro per il mondo il virus (p. 101). L’unica certezza che abbiamo è che la spagnola “non ebbe inizio in Spagna” (p. 179).

Il fatto è che l’enorme importanza della Grande Guerra ha offuscato l’importanza di questo fatto e la spagnola è rimasta “accodata” (per così dire) alla Prima Guerra Mondiale, una sorta di strascico luttuoso insomma.

Che una pandemia di quelle proporzioni abbia inciso sugli eventi in corso e futuri è fuori discussione. Eppure è proprio quando l’A. “entra” nella storia e ne valuta l’impatto sugli avvenimenti che sorge qualche dubbio. Ad esempio, che il generale Ludendorff abbia incolpato il dilagare della spagnola tra le truppe tedesche quale motivo della sconfitta della Germania non stupisce: Ludendorff era un uomo incline a dare la colpa a chiunque o a qualunque cosa pur di non prendersi le proprie responsabilità. Una cosa è sostenere, come fanno molti storici e l’A. lo rileva, che la spagnola accelerò la fine del conflitto, altra – e mi pare discutibile – è lasciare intendere che la Germania perse la guerra a causa della pandemia (pp. 268 e ssgg).

Così pure qualche perplessità suscitano le argomentazioni sullo stato di salute del Presidente americano Wilson nel corso della Conferenza di pace e delle ripercussioni che potrebbero avere avuto sugli eventi successivi. Molto più degli Stati Uniti, erano la Gran Bretagna e, soprattutto, la Francia a voler punire in modo esemplare la Germania. Anche la ricostruzione dedicata alla creazione della sanità pubblica in Inghilterra mi pare per certi aspetti discutibile: più che la spagnola, la creazione del welfare fu il riconoscimento tangibile del governo nei confronti di coloro che avevano sostenuto lo sforzo bellico (si veda, ad esempio, Ian Kershaw: All’inferno e ritorno. Europa 1914-1949).

Non si tratta di fare le pulci al libro. Anzi, la Spinney ha il merito di aver posto il problema. Semplicemente, come sempre, non tutti i fenomeni indicati sono riconducibili ad un solo evento – per quanto sconvolgente sia stato.

Farei un torto se indicassi esclusivamente gli aspetti che mi sembrano più deboli. Il libro offre moltissimi spunti  di ricerca. Perfino la malattia non è uguale per tutti. Spinney dimostra che povertà, sovraffollamento e malnutrizione facilitarono il lavoro mortale del virus (vedi, ad es., p. 221). Le pagine dedicate a certi quartieri di New York,  Odessa, Rio de Janeiro sono esemplari.

Tanto più che Spinney non ha scritto una storia della spagnola. La sua ricostruzione si muove tra scienza, storia, sociologia e giornalismo. I capitoli che ricostruiscono il dibattito scientifico e le ipotesi su come si trasmette il virus oltre ad essere molto belli sono fondamentali. Altrettanto interessanti sono le pagine dedicate alle reazioni delle persone comuni di fronte alla pandemia, più o meno le stesse che stiamo vivendo oggi, sono importanti anche per la situazione attuale non solo perché, tra l’altro, l’uso delle mascherine viene indicato come uno strumento di prevenzione tra i più efficaci  (p. 223), ma anche per la “tenuta” delle popolazioni in rapporto alla quarantena: la gente accetta le restrizioni, ma ha una capacità di sopportazione limitata.

Se dal punto di vista editoriale poche pubblicazioni possono vantare un’uscita più indovinata – con ogni probabilità il libro è stato scritto per il centenario – visto che la pandemia di Covid ha indubbiamente stimolato la curiosità verso epidemie precedenti, non di meno questo libro ha molti meriti. Tra gli altri, la dimostrazione di come eventi di questo genere possono sconvolgere fino a far deperire culture locali (come nel caso dell’Alaska e delle sue popolazioni).

Non ultimo tra i meriti la grande capacità di scrittura dell’Autrice. Le lunghe digressioni su regioni e città sono splendide e la penna di Spinney sa essere chiara e avvincente al tempo stesso.

Che si tratti di uno studio serio e affidabile mi pare dimostrato dalla seguente affermazione:

“Quel che ci ha insegnato l’influenza spagnola è che un’altra pandemia influenzale è inevitabile, ma che se farà dieci o cento milioni di vittime dipende solo da come sarà il mondo in cui si scatenerà” (p. 187).

Solo chi ha studiato – e capito – a fondo l’argomento può esporsi ad una dichiarazione così perentoria. E i fatti le hanno dato ragione.

(Per un parallelo con l’Italia, vedi Alcuni articoli sulla “spagnola”).

Buona lettura.

 

 

Autore: lostoricodelladomenica

Nato a Faenza il 14 maggio 1971. Storico indipendente

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