Arti e mestieri del Settecento

Una fonte (quasi) inesauribile per storici, studiosi (e aspiranti romanzieri). I 18 volumi del Dizionario delle Arti e de’ Mestieri

Alzi la mano chi non si è mai messo di fronte al pc e aperto un foglio di word pensando: “adesso scrivo un romanzo”. Io ne avrò iniziati almeno cinque (e ovviamente non ne ho finiti nessuno…).  Il fatto è che per scrivere romanzi non basta soltanto il talento, occorre tecnica e preparazione. Chi, poi, intenda scrivere un romanzo storico si troverà di fronte a una serie di problemi anche maggiori. Immaginiamo di dover descrivere un pranzo di ricchi aristocratici del 1700: di sicuro le portate erano molto differenti rispetto a quelle di oggi. Bisogna scovarle, documentarsi insomma.

In aiuto agli aspiranti scrittori di romanzi storici viene questo Dizionario di Arti e de’ Mestieri scritto da Francesco Griselini e poi proseguito da Marco Fassadoni.

Come si pescavano le anguille – o come si cucinavano? Come si fabbricava la carta? Quanti tipi ne esistevano? E l’inchiostro? Come si conciavano le pelli o si fabbricava la seta? Come si navigava? – l’autore è un veneziano, impossibile che non trattasse questo argomento. Come si doveva curare un giardino o coltivare un orto? Insomma, chi ha la curiosità di scoprire merci e mestieri di tre secoli fa, questo Dizionario di Arti e de’ Mestieri fa al caso suo.

Un intellettuale impegnato e partecipe

Ovviamente lo scopo degli autori era molto più serio di quanto ho scritto fin’ora. Nella voce Francesco Griselini del Dizionario Biografico degli Italiani Treccani il curatore Paolo Preto (alla quale rimando per approfondimenti e indicazioni bibliografiche) traccia il profilo di un personaggio impegnato e partecipe delle vicende culturali e politiche del suo tempo.

Del resto, già il titolo dell’opera non può non rimandare all’Encyclopédie, ou Dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiers di Diderot e d’Alambert. Il Dizionario di Arti e de’ Mestieri si poneva come

silloge di “quanto di migliore da uomini celebri e pieni di patriottismo è stato pubblicato in differenti luoghi e in differenti tempi” in materia d’agricoltura e di industria; l’agricoltura, “industria madre delle arti”, può progredire con l’ausilio dell’attività riformatrice dell’autorità politica, in “una specie di guerra, ove soltanto si vince e si trionfa quando il sovrano qual capo e duce dirige i suoi sudditi, gli animi alle belle ed utili intraprese, e che questi concorrono co’ loro studi e colle loro applicazioni vèr quella meta, cui segna la strada il genio per il ben pubblico, la gloria nazionale e l’interesse comune”

e – come ha scritto uno storico – era “la più chiara enunciazione e il tentativo più organico e volonteroso di mettere la terra veneta a contatto con la spinta del riformismo economico e sociale, l’espressione più sentita e generosa di un’illusione destinata presto a cadere di fronte alla irrimediabile cristallizzazione delle strutture oligarchiche dello stato”.

Ciò che a noi oggi può servire come fonte per studi di storia o come piacevole diletto per soddisfare semplici curiosità ha avuto all’epoca una valenza precisa, almeno negli intenti degli autori.

I 18 volumi del Dizionario di Arti e de’ Mestieri si trova sia digitalizzato dal Getty Research Institute per conto di Internet Archive a questo indirizzo: Dizionario delle Arti e de’ Mestieri, sia su Google libri a questo indirizzo: Dizionario delle Arti e de’ Mestieri (in Google libri).

Andate a curiosare.

Aggiornamenti dalla Biblioteca Digitale Salernitana Salernum

I nuovi arrivi alla Biblioteca Digitale Salernitana…

Com’è naturale che sia le biblioteche digitali rinnovano e incrementano il materiale che mettono a disposizione degli utenti. Arriva dunque il momento di segnalare i nuovi documenti messi on line. La Biblioteca Digitale Salernitana (che ho presentato qui: Salernum ) non fa eccezione.

Aggiornamenti tanto più necessari perché col tempo gli articoli sul blog aumentano di numero e i vecchi articoli cadono non dico nel dimenticatoio, ma senza dubbio restano i meno ricercati, soprattutto da chi ha scoperto il blog da poco tempo e quindi non lo ha ancora esplorato per intero.

Nuovi arrivi

Tra le nuove immissioni troviamo: alcuni numeri della rivista Civiltà della Campania, un bimestrale promossa dall’Assessorato per il Turismo della Regione Campania, venti annate dell’Archivio Storico delle province napoletane (i numeri non sono in ordine cronologico), tre volumi del Bollettino bibliografico della storia del Mezzogiorno d’Italia (ogni volume comprende più anni); alcuni numeri delle riviste Salernum, e Salerno Quadrante.

Anche le monografie sono state incrementate. Oltre ad alcune opere di carattere economico e/o politico vi è un’interessante monografia sui Paesaggi Salernitani e altre ancora.

Insomma, gli aggiornamenti della Biblioteca Digitale Salernitana Salernum – Aggiornamentisono notevoli per studiosi, studenti e curiosi e, sicuramente, un buon sostegno al portale Storia della Campania.

Buona lettura

Periodici e Giornali digitalizzati Parte X

Giornali e periodici di Roma da varie biblioteche

Questa parte dei Periodici e Giornali digitalizzati è dedicata ai periodici di Roma. Infatti,

La Biblioteca universitaria Alessandrina vuole mettere a disposizione di studiosi e curiosi, in formato digitale consultabile, la sua raccolta di periodici pubblicati nella provincia di Roma tra la fine del XIX e la prima metà del XX secolo pervenuti per diritto di stampa.

A partire dal 1815 la biblioteca, infatti, ha ricevuto gli esemplari delle opere stampate nello Stato Pontificio e, dal 1870, gli esemplari di quelle stampate da tipografie della provincia di Roma.

La raccolta comprende 80 testate per un totale di circa 60.000 immagini. Tra i titoli si trovano periodici illustrati per bambini e ragazzi (Il novellinoIl folletto dei bambini, Il messaggero dei fanciulli, Il messaggero della gioventù), giornali di carattere politico (L’azione socialista, Il domani politico quotidiano,L’iniziativa giornale politico repubblicano, Il pensiero guelfo democratico cristiano), periodici culturali (Bianco e nero giornale settimanale d’arte, Il giornale del teatro).

Così ci presenta il progetto Periodici della Provincia di Roma tra Ottocento e Novecento che ospita le testate. Purtroppo, come ho già rilevato in altre occasioni, la consultazione non è agevole. Manca infatti un elenco dei giornali digitalizzati. Ci si può muovere però in altri modi effettuando la ricerca per anno.

Dalla Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea di Roma

Il progetto della Biblioteca Alessandrina e di Internet Culturale non è l’unico che ci permette di consultare giornali e periodici di Roma. Oltre ai progetti Periodici preunitariQuotidiani digitalizzati dalla Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea di Roma, la BSMC ci regala Il Diritto (dal 1860 al 1871), la Gazzetta Ufficiale di Roma (per il 1870-71), il settimanale Meridiano di Roma.

Dalla Emeroteca della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma

La Biblioteca Nazionale Centrale di Roma ha scommesso moltissimo sulla propria Emeroteca. I giornali e periodici digitalizzati sono centinaia ed è probabile che mi sfuggano alcune pubblicazioni. Tra i giornali e i periodici che voglio segnalare qui sono: il Giornale di Roma (dal 1849 al 1870), Rivista di Roma politica, parlamentare, sociale, artistica (dal 1899 al 1932 con interruzioni), Rassegna Romana (dal 1933 al 1938), Roma rivista di studi e di vita romana (dal 1923 al 1944), Quadrivio: grande settimanale letterario illustrato di Roma (dal 1933 al 1943), Corriere di Roma: quotidiano di informazioni / a cura del PWB,  il Messaggero di Roma (dal 1946 al 1989 – del Messaggero sono disponibili altre annate, i link nel portale dell’Emeroteca sono immediatamente sopra a questo).

Conclusioni

Da questo elenco sono rimaste escluse molte testate. Nella sua Digiteca  la Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea ha realizzato uno splendido progetto sulla Repubblica Romana del quale parlerò prossimamente in un altro articolo.

Anche l’Emeroteca della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma contiene numerose testate. Sono periodici e giornali tematici e non generici come quelli presentati qui. Perciò li presenterò in altre occasioni.

Intanto, buona lettura.

Cultura e progresso nel Regno delle Due Sicilie

Una fonte per la storia del Regno delle due Sicilie. Gli Annali Civili

Nel presentare alcune Riviste digitalizzate per la storia del Risorgimento. ho fatto cenno all’importanza che in generale hanno rivestito riviste e periodici. Gli Stati Preunitari avvertivano acutamente la distanza che li separava dalle potenze europee. Cultura e progresso erano due fari che attraevano non solo le menti più attente e inquiete, ma anche i governi stessi.

Genesi e scopo degli Annali

Ne sono prova, per il Regno delle Due Sicilie, questi Annali Civili del Regno delle due Sicilie (voluti dal sovrano in persona) laddove si sottolineava con rammarico che “noi siamo istruiti delle nostre cose da autori stranieri”. Rivista a carattere miscellaneo come era caratteristica dell’epoca, gli Annali si posero il compito di presentare i progressi e le acquisizioni nei campi della scienze sociali, naturali e umane , dalla ricerca, dall’industria, dall'”ingegno” degli abitanti del Regno, e che fossero considerati degni, è detto consapevolmente nelle presentazione al pubblico che apre il primo fascicolo.

Diretti dal Taddei, agli Annali collaborarono tra gli altri Melchiorre Delfico, Leopoldo Pilla, Gabriele Costa, Arcangelo Scacchi, Emanuele Taddei, Cesare Malpica, Giuseppe Nicolini, Bernardo Quaranta, Teodoro Monticelli, Nicola Santangelo. Dopo la morte del Taddei Raffaele Liberatore, uno dei collaboratori più assidui su svariati argomenti, ne acquisì la direzione.

In ogni caso, come accadeva altrove del resto – basti pensare allo Stato Pontificio – la libertà intellettuale degli autori era limitata dall’occhiuta vigilanza della censura.

Anche in questo caso troviamo articoli e relazioni sull’economia del Regno, divulgazione scientifica, arte, recensioni di libri, bibliografie ecc. Abbiamo così la possibilità di confrontare la sensibilità che percorreva il Regno delle Due Sicilie con quella di altri Stati preunitari.

Gli eventi del 1848 ne interruppero la pubblicazione, che riprese qualche anno più tardi sempre per volere del sovrano. I numeri che abbiamo a disposizione grazie  al Getty Museum che li ha digitalizzati e riversati su Internet Archive sono quelli della prima serie: dal 1° volume del 1833 al quarantacinquesimo del 1847.

Annali come “specchio” di una società

Riviste e periodici riflettono le intelligenze, gli umori, il grado di “civilisation” dei vari Stati preunitari. Gli Annali Civili del Regno delle due Sicilie non fanno eccezione e il lettore di oggi potrà giudicare da sè, sfogliando i “dodici o più fogli, nella forma dell’in 4°, con ottima carta e nitidi tipi a doppia colonna di stampa” che componevano gli Annali. Annali che, oltre ad unirsi alle altre riviste che ho già segnalato, possono integrare Storia della Campania:

Buona consultazione: Annali Civili del Regno delle Due Sicilie

Le riviste italiane di storia su JSTOR

Riviste italiane di storia su JSTOR

Non c’è bisogno di dilungarsi più di tanto su JSTOR. Semplicemente è una delle più grandi biblioteche digitali in rapporto alle riviste e, da qualche tempo, anche a pubblicazioni di carattere scientifico.

JSTOR è:

è un’organizzazione senza scopo di lucro dedicata alla comunità accademica per la scoperta, l’utilizzo e lo sviluppo di una vasta gamma di lavori intellettuali in un archivio digitale affidabile.

Il nostro intento fondamentale si propone lo scopo di proteggere la documentazione accademica per i posteri e di sostenere efficacemente la ricerca e l’insegnamento. Abbiamo predisposto una piattaforma di ricerca che distribuisce strumenti e tecnologie di informazione per incrementare la produttività e promuovere nuove forme di cultura. Collaboriamo con organizzazioni che ci sostengono nella realizzazione dei nostri obiettivi e il massimo beneficio per la comunità accademica.

Per quanto riguarda le riviste italiane di storia (contemporanea), attualmente le riviste sono:

Contemporanea (dal 1998 al 2013), Archivio Storico Italiano (dal 1842 al 2016), Egitto e Vicino Oriente (dal 1978 al 2017), Meridiana (dal 1987 al 2019), Quaderni Storici (dal 1970 al 2013), Quaderni Storici delle Marche (dal 1966 al 1969), Rivista di Storia della Chiesa in italia (dal 2001 al 2015),  Studi Storici (dal 1959 al 2013).

Fino a non molto tempo fa JSTOR era a pagamento. Ora gli articoli pubblicati prima del 1923 si possono scaricare gratuitamente, mentre si può leggere on line un numero limitato di articoli ogni mese.

Anche con questa limitazione JSTOR resta comunque un ottimo servizio. Buona navigazione: JSTOR

L’Esposizione italiana di Torino del 1898

Andiamo all’Esposizione Nazionale? (del 1898)

Qualche tempo fa mi è capitato di consultare in un archivio dei documenti riguardanti un invito da parte della Prefettura al Comune di partecipare a un’Esposizione.

Uno dei primi articoli che ho scritto riguarda proprio le Esposizioni Universali.  (Dopo aver spulciato in questa pagina  Storia delle Esposizioni Universali dell’Università di Napoli  mi sono reso conto quanto sia da modificare quell’articolo…).

Mi sono chiesto come mai quello delle esposizioni sia un tema che mi interessa così tanto. Al di là della semplice curiosità, pensandoci bene, mi sembra naturale che uno della mia generazione, nato all’inizio degli anni Settanta, sia attratto da questo tema. La mia generazione è quella che trapassa, letteralmente, da un’epoca a un’altra: a vent’anni usavamo ancora la cabina telefonica a gettoni, il cellulare non esisteva, internet era solo nelle città maggiori e costava una follia, non c’erano gli scooter, i cd e i dvd… era, letteralmente, un altro mondo. Perciò quando mi sono imbattuto in questo testo, mettermi a sfogliarlo mi è parsa una cosa del tutto scontata: 1898: l’Esposizione nazionale.

Signore e Signori, il progresso

Le Esposizioni testimoniano questo processo. Si prenda, ad esempio, questo stralcio:

Molti ricorderanno come nel 1S84 a[alla Esposizione di] Torino figurassero, ammirate da tutti, delle grosse dinamo Edison di 50 o 60 cavalli. A quei tempi una dinamo di 60 cavalli era già una grossa dinamo, degna di ammirazione: oggidì essa sarebbe una meschina macchina in confronto dei colossi che l’industria produce. Basterà dire che già da qualche anno abbiamo, non soltanto in parecchie stazioni centrali di Europa e di America, delle dinamo di 1000, di 1500 e 2000 cavalli, ma sono un fatto compiuto le grosse dinamo di 5000 cavalli caduna che già utilizzano parte delle cascate del Niagara

A quei tempi… il senso di un progredire vertiginoso e inarrestabile è tutta in questa registrazione dell’accelerazione del tempo. Accelerazione non del tempo cronologico, dello scorrere degli anni, ma di quello storico, di quando cioè uno o più eventi irrompono sulla scena e la modificano irrimediabilmente, facendo, come in questo caso, sembrare lontanissimo un solo quindicennio e rendendo “meschina” una macchina costruita in quel tempo.

L’Esposizione italiana di Torino

Lo spettacolo fu, ad un tempo, grandioso e giulivo. La città brulicava di popolo, ferveva di moto. E quella densa e gaia corrente umana tendeva, con direzione uniforme, al parco del Valentino, all’Esposizione. Per le vie che i Sovrani dovevano percorrere erano schierate, a servizio d’onore, le truppe. Alla Esposizione giunsero, man mano, le varie persone della Real Famiglia: i principi di Napoli, la principessa Laetitia, il duca e le due duchesse di Genova, i duchi d’Aosta, il duca degli Abruzzi. Gli allievi dell’Accademia militare e molta altra truppa si stendevano dall’ingresso principale per tutto il corso Massimo d’Azeglio. È poco più delle nove e mezzo quando, precedute e seguite dai corazzieri a cavallo, entrano nel recinto le carrozze che portano i Sovrani. Il pubblico si scopre, applaude, grida Viva il Re! Il corteggio giunge così fino all’ingresso del Salone dei concerti, ove i Sovrani, i Principi, il seguito scesero di carrozza.

Così si apre uno dei numerosi articoli dedicati all’Esposizione Italiana di Torino del 1898. Regnanti e potenti da una parte, popolo ai lati. Molti degli articoli rimarcano sulla partecipazione popolare:

Le illuminazioni e i fuochi artificiali formano sempre la più potente attrattiva per il pubblico serale. Così la festa pirotecnica del 3 luglio segnò la massima animazione che finora si sia vista la sera nel parco dell’Esposizione. Quella giornata veramente memorabile […] non si poteva chiudere meglio. Il pubblico accorso alla Esposizione raggiunse la cifra di 21,280 persone. Il parco era gremito di spettatori, che vieppiù si assiepavano nella terrazza irraggiata dalle fontane luminose.

Ma le distanze vengono continuamente ribadite. Lo si fa con uno stile sottile ma efficace: i comitati d’onore, quello degli organizzatori, le adesioni, le cene e le feste per invitati attentamente selezionate. L’Esposizione è per molti, moltissimi se  si vuole, ma non per tutti.

I poveri all’Esposizione

L’Esposizione ha molti scopi, uno dei quali, più volte ribadito nella pubblicazione, è quello di mostrare il progresso economico e civile compiuto nell’ultimo cinquantennio, dallo Statuto Albertino. Ma quello stesso 1898 è pervaso in tutta Italia e soprattutto in quella centro-settentrionale, da moti che sfiorano l’insurrezione aperta semplicemente perché larghe fasce della popolazione non può permettersi il prezzo del pane.

Disordini gravi si registrano un po’ ovunque e culminano nella repressione feroce di Bava Beccaris a Milano, quando fa aprire il fuoco sulla folla e arrestare centinaia di manifestanti.

Esiste dunque una parte consistente di italiani composta di esclusi. Dal momento che non è possibile ignorarla allora la si ingloba anche all’interno dell’Esposizione e la si presenta come una massa di “sventurati”:

Quello che muore fu ed è chiamato il secolo del vapore, dell’elettricità, dei grandi rinnovamenti. Si potrebbe, senza temerità, dargli ancora qualche altro attributo essenziale: riconosciuto eziandio come il secolo della cooperazione e della carità. […] si condensano e si riflettono tutti gli sforzi nostri per sorreggere i miseri, confortare gli umili, dar vita, speranza, forza agli sventurati.

Qualcuno oserà protestare contro la carità, come contro una consuetudine vecchia,spesso vana in chi la fa, dolorosa sempre in chi la riceve. E vorrà mutar le leggi, perché tutti trovino nella propria energia di che vincere l’avversa fortuna. Ciò è bello, ciò è umano! Ma si abbraccino intanto collo sguardo le scuole che si son fondate, gli ospedali, gli istituti pei ciechi e pei sordomuti, gli ospedaletti per i rachitici, i policlinici, le colonie alpine e marine, le opere pie, i Monti di prestito, le cooperative, tutte le forme, tutte le varietà, tutti gli aspetti della beneficenza, dell’affratellamento nel santo spirito del bene, e ci si sentirà piccini ed impotenti a giudicare un’opera così gigantesca!

La Cucina degli ammalati poveri di Milano, che all’Esposizione nostra tocca di commozione tanti cuori, è sorta unicamente dalla carità privata, in circostanze e con mezzi che paiono irrisori. Ed è grazie all’attività, allo apostolato di pochi cuori superiori, specialmente di eletti spiriti femminili, che essa potè conquistare a poco a poco un bel posto tra le forme della carità milanese; ottenere il riconoscimento governativo, l’aiuto sempre crescente di benefattori, ed infine presentarsi alla Mostra nazionale, così, come una grande istituzione.

[…].

La Cucina dei malati poveri venne fondata nel 1879 dalla Ravizza con un capitale di 20 lire. Con decreto reale del 1895 fa riconosciuta in Corpo morale. Essa funziona nei mesi di inverno. Il soccorso, consistente in pane, brodi, carne, ova, latte, vino, marsala, a seconda della gravità del malato, è affatto gratuito e viene concesso dietro la presentazione di un semplice attestato medico, ed anche, nei casi urgenti, quando trattasi di puerpere, dietro il certificato di una levatrice. Speciali incaricati della Cucina controllano però i casi di richieste, allorché manca l’attestato di un medico. 11 sussidio dura dai io ai 20 giorni, e viene regolato mediante la concessione di appositi boni, che i poveri ritirano direttamente all’ambulatorio. La carità è adunque qui, semplice, seria, senza esigenze burocratiche. È vera carità fiorita poiché risponde al motto di Cristo: Non sappia la sinistra ciò che fa la destra.

Ancora un particolare. Una intera porzione è valutata 89 centesimi, mantenendo ogni piatto un prezzo assai basso, ciò che permette di soccorrere molti con un capitale assai limitato.

In queste righe c’è tutta la politica della classe dirigente nei confronti dei poveri: istituti in cui rinchiuderli, carità a poca spesa. Nessuna riflessione sul perché siano in quella condizione, nessun diritto riconosciuto.

D’altra parte difficilmente avrebbe potuto essere altrimenti in una serie di Bollettini (poi riuniti in volume) che hanno il compito di illustrare quello che è a tutti gli effetti un grande avvenimento e la testimonianza della capacità di una città di ritagliarsi un ruolo primario nel Paese e del suo peso politico ed economico.

Le cronache restituiscono però la strategia antica e destinata a lunga vita di “nascondere” la povertà dagli occhi di chi invece è riuscito a occupare un posto e un ruolo rispettabile nella società. Non è un caso che nel descrivere la Cucina dei malati poveri di Milano si parli di “cuori superiori” e si lasci trasparire una volontà indomita degli organizzatori: qualità al di sopra della norma, che scoraggiano i più, ben consapevoli di non possedere simili doti ma che possono mettersi a posto la coscienza entrando nel novero dei donatori.

Una società in trasformazione (biciclette e giocattoli)

Ovviamente la distinzione non è così secca: ricchi di qua, poveri di là. La società italiana si stava trasformando. Si prenda, ad esempio, quel grande strumento di emancipazione che fu la bicicletta:

furono dapprima macchine grossolane, pesanti, poco scorrevoli, che strappavano risate e beffe e insolenze ai birichini delle strade, quando osarono farsi vedere. Ma oggi che cosa vi è di più ardito del velocipedista, che nel suo abito attillato corre su quest’ordigno che la meccanica con assidua cura e pazienza ha perfezionato, reso leggiero e veramente veloce?… Così il velocipedismo andrà continuamente progredendo come tutte le innovazioni che hanno in sé il germe, della riuscita, quelle che accoppiano l’utile al dilettevole, il pratico al bello.

Oggidì centinaia di biadetti tagliano in tutti i sensi i viali più frequentati, le vie in cui maggiore è l’animazione; battono con perseveranza e fiducia la campagna. La bicicletta, che nella mostra del 1884, si può dire, non figurava, avrà invece nella prossima Esposizione una gran parte, e come oggetto esposto, e come mezzo di festeggiare la fausta ricorrenza con splendide corse.

La bicicletta ampliò davvero i confini entro i quali le persone erano abituate a vivere e muoversi; lo spazio da esplorare – con tutto il corollario di relazioni umane ecc. – crebbe notevolmente.

Troviamo articoli dedicati alla ginnastica, ai giornali illustrati, sulle confezioni per signora, le prime automobili, i giocattoli. Sono tutti pezzi rivolti all’ampio pubblico di una borghesia in aumento.

Una delle testimonianze più evidenti è un lungo articolo (che stralcio e stravolgo brutalmente) sui giocattoli:

m’abbacina, da un’ampia vetrina, un carro trionfale su cui troneggia, bionda, la bambola Mignon; quattro focosi destrieri lo trascinano: valletti, gentiluomini, cortigiani indossano il caratteristico ed esilarante costume di Gianduja.

Compagni alla regina Mignon nel suo palazzo di cristallo sono una quantità di bambole grandi, piccine, vestite da damine, da bimbe, da contadini, da marinai: sono animali d’ogni razza e qualità. Non hanno infatti tutti i sovrani, oltre i sudditi, il loro popolo animale chiuso nei giardini e nelle gabbie?

Con un giro di manubrio invisibile, la vetrina si anima per incanto, e allora siamo in pieno regno di fate; la bambola-bambina che dorme nel suo lettuccio bianco apre gli occhi, s’alza a sedere, schiude le labbra e chiama la mamma come una bimba petulante; il gatto miagola, i cagnuoli abbaiano, i cavalli del carro galoppano nitrendo e tutte quelle vocette strane che escono dai buchi praticati nello zoccolo della vetrina, fanno pensare a ciò che si sarebbe inteso dall’arca del buon Noè, se quei falegnami avessero pensato a farci delle finestre.

Ecco le bambole del Bonino, in costumi elegantissimi; i lettini, gli abiti, i corredi di biancheria, che paiono quelli di una sposa visti col cannocchiale rovesciato […]. La grotta dei nani meriterebbe da sola un’illustrazione. Con una monetina da dieci centesimi vi procurate l’audizione di uno splendido pezzo di musica e una illuminazione elettrica meravigliosa e mettete in movimento una dozzina almeno di vecchi gnomi interessanti, uno deii quali in compenso della vostra ammirazione vi offre colle piccole mani prodighe una scatola di dolci.

Meno generoso ma non meno simpatico è il Mago che s’erge maestoso nella sua nicchia, tenendo fra le mani la fatidica bacchetta: due soldi ed egli vi fa assistere ai più straordinari giuochi di prestigio.

Sono oggetti che testimoniano la nascita di un mercato specificamente dedicato all’infanzia, il che è indice di trasformazioni più profonde e della presenza di una borghesia che sta modificando il proprio atteggiamento verso l’infanzia.

Linguaggi

Sfogliando questo volume da un lato si resta affascinati dalle splendide illustrazioni, dall’altro ci si incuriosisce a seguire diversi itinerari, ma si avverte, leggendo, anche qualcosa di estraneo. In certi articoli si percepisce come una stonatura. Si legga, per esempio l’articolo che chiude il volume:

l’Esposizione […] non è stata soltanto un futile pretesto a svaghi e divertimenti: l’hanno chiamata la « festa del lavoro »; ma il suo vero nome fu più nobile, la sua essenza fu più alta: essa fu scuola del lavoro e di libertà.

Bandita da pochi ardimentosi e tenaci, fra l’apatia e lo scetticismo dei più, riuscì a superare vittoriosamente il laborioso periodo della preparazione: e si affacciò fidente al maggio, per celebrare le nozze d’oro della libertà italiana, del patto solenne fra Re e Popolo […]. Quell’ aurora della Esposizione, che da tutti si auspicava fulgida, si oscurò tosto per i disordini che perturbarono il Paese, ed in singolar modo una regione più prossima a questo nostro Piemonte.

Gli animi ebbero un momento d’ansia, di trepidazione, di dubbio: dunque i Fati contrastavano perversamente Torino — […] le civili turbolenze avrebbero volto alla peggio le sorti della coraggiosa e patriottica impresa?

Così mostrava di dubitare alcuno. Ma Torino non si lasciò intimorire, nè agitare, nè fuorviare: Torino rimase ferma, serena, fiduciosa in sè e nell’Italia. La nazione aveva attinto ad essa, alla sua fonte immacolata e gloriosa, le fondamentali libertà pubbliche; ora, dopo cinquant’anni, il còmpito di Torino era di mostrare quanto frutto ne avesse ricavato l’Italia; era di mettere in luce il felice connubio della libertà e del lavoro. Questa la parola d’ordine; e Torino vi si mantenne fedele: ed esempio mirabile e purissimo di elevata educazione politica, non ebbe bisogno di alterare il suo regime di secura libertà. La lezione fu istruttiva; l’esempio fu convincente.

Non siamo di fronte ad un semplice, anche se ben riuscito sfoggio di retorica. Nelle frasi e nelle parole che ho sottolineato c’è qualcosa di più sinistro, un linguaggio artificiale, metallico, di impronta militare che, perfezionato e lavorato si sarebbe ripresentato nemmeno un quarto di secolo più tardi. Senza voler forzare, questo linguaggio rimanda a soggetti che si prepareranno a fronteggiare e reprimere quelle che con un eufemismo vengono definite “civili turbolenze”…

Naturalmente un evento di quella portata ha suscitato l’interesse degli studiosi. Spulciando on line ho trovato la stessa pubblicazione messa on line da Museo di Torino: http://www.museotorino.it/resources/pdf/books/254/#34, una pagina dell’Archivio Storico di Torino dedicata alle esposizioni – quella del 1898 si trova qui: http://www.comune.torino.it/archiviostorico/mostre/expo_2003/teca3.html, un volume curato sempre dall’Archivio Storico della città: Le esposizioni torinesi e un video. Buona consultazione e buona visione.

Numeri gratuiti di Meridiana

Numeri gratuiti di una delle più autorevoli riviste di storia e scienze sociali.

Per gli storici, sociologi, economisti e studiosi di scienze sociali Meridiana non ha bisogno di presentazioni particolari. La rivista è conosciuta e tra le più autorevoli. Nel suo percorso è stata pubblicata da vari editori. Ora esce per i tipi di Viella. Tuttavia, on line disponiamo di ben 45 numeri gratuiti.

Presentazione

Per chi non la conoscesse – riprendo dalla presentazione:

Meridiana è un quadrimestrale che nasce nel 1987 come esperienza intellettuale di un gruppo di studiosi (storici, sociologi, economisti, antropologi, scienziati politici) legati tra loro da un progetto originario concentrato su una visione del Mezzogiorno come realtà plurale, che si lega a una analisi condotta attraverso linguaggi disciplinari differenti e fortemente orientata a decostruire, de-ideologizzare e criticare rappresentazioni e stereotipi culturali che si ispirano a fuorvianti e astratte uniformità.

L’analisi interdisciplinare di un tema monografico è stato fin dall’inizio il tratto caratterizzate della rivista. Nel corso degli ultimi anni, pur rimanendo i problemi dello sviluppo del Mezzogiorno d’Italia un aspetto centrale dei suoi interessi, Meridiana ha allargato la sua attenzione prendendo in considerazione temi come le disuguaglianze, la regolazione politica e sociale, le problematiche ambientali, le rappresentazioni sociali e le differenze territoriali anche in aree diverse dalle regioni meridionali.

Meridiana è, dunque, uno strumento multidisciplinare di interpretazione dei grandi temi che animano il dibattito pubblico nazionale ed internazionale. I suoi lettori si identificano non solo con la comunità degli studiosi, ma anche con insegnanti, studenti, funzionari pubblici, giornalisti, politici e amministratori che danno vita a una domanda di conoscenza in grado di coniugare rigore scientifico e “utilità” pubblica. Oltre agli articoli della parte monografica e ai saggi liberi, la rivista pubblica anche recensioni a libri e film, riflessioni su categorie interpretative, analisi metodologiche, interventi di critica, interviste e tavole rotonde destinati ad apposite rubriche.

Disponibili on line

I numeri di Meridiana sono tematici e spaziano tra gli argomenti: Mercati, Famiglie, Questione settentrionale, Antimafia, Mezzogiorno, Montagna, Banche ecc.

Benché di taglio diverso, per chi cerca materiale sul web, tra le riviste on line Meridiana può essere affiancata a Annali del Lazio Meridionale e anche gli amici di  Portale per la storia della Campania possono disporre di un aggancio di sicura qualità. Non mi resta che augurarvi buona navigazione tra i 45 numeri gratuiti di MeridianaMeridiana. Numeri gratuiti

 

Riviste e libri open access dall’Università di Trieste

Libri, riviste e documenti Open Access dall’Università di Trieste

Emanuele Catone, che segue il blog e la pagina facebook, con grande gentilezza mi ha segnalato uno splendido progetto dell’Università di Trieste che ha deciso di rendere open access una grande quantità di materiale, compresi libri e riviste di carattere storico e storiografico.

C’è molto di più e per molte più discipline oltre alla storia. Il progetto si chiama OpenstarTs ed è l’

Archivio Istituzionale dell’Università di Trieste.  OpenstarTs è […] progettato in conformità […] per gli archivi istituzionali: raccoglie, conserva e indicizza le risorse digitali ad accesso aperto dell’Università.

In altri termini, l’Università di trieste ha realizzato una vetrina della produzione dell’Ateneo.

Libri e riviste di storia in Openstarts

In un altro post ho segnalato alcune delle Università italiane che hanno pubblicato i propri Annuari: Centro Interuniversitario per la storia delle Università italiane (CISUI) e altro. Ora si accoda anche l’Università di Trieste. OpenstarTs ce li mette a disposizione. Nella sezione Documenti sulla storia dell’Università di Trieste ne sono disponibili 79 volumi suddivisi con altri istituti e con la seguente avvertenza: “Gli ‘Annuari’ dell’Università degli studi di Trieste cessano con l’anno accademico 1951-1952. Per gli anni successivi, fino al 1997, vengono pubblicate solo le ‘relazioni’ svolte dai Magnifici Rettori all’inaugurazione dell’anno accademico”.

Il fondo dei Documenti sull’Università è tutto da esplorare, vi si trova molto altro. Così come molto altro si trova cliccando su Collane/Periodici. Tra i periodici, per quel che riguarda la storia, troviamo la rivista Qualestoria,

la rivista dell’Irsml FVG, fondata nel 1973 come «Bollettino dell’Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli Venezia Giulia». Ospita contributi di autori italiani e stranieri, promuovendo la pubblicazione di numeri monografici e miscellanei. La rivista propone tradizionalmente tematiche legate alla storia contemporanea dell’area alto-adriatica e delle zone di frontiera, rivolgendo particolare attenzione allo studio e alla storiografia dei paesi dell’Europa centro-orientale e balcanica […].

Qualestoria è digitalizzata dal 2007 al 2017: è possibile scaricare singoli saggi come l’intero numero desiderato.

Collane

Cliccando invece su Collane, troviamo la Collana del dipartimento di Storia e Storia dell’Arte con due volumi particolarmente interessanti. Il primo raccoglie “Studi in onore di Giovanni Miccoli”, il secondo è dedicato a “Dittatura e rivoluzione nel Risorgimento italiano”.

Seguono i cinque volumi della collana Studi di Storia che spaziano dalla Cina al mondo arabo, i Quaderni del Dipartimento di Storia dell’Università degli Studi di Trieste in cinque volumi (manca il quinto) e due volumi dei Quaderni del Dipartimento di Storia e di Storia dell’Arte.

Per il momento mi fermo qui. Buona navigazione su OpenstarTs

Una risata vi seppellirà (?)

Uno splendido portale sulla caricatura e la satira

Il potere (politico certamente, ma non solo) ha sempre temuto la satira. La teme perché ha il potere di svelare verità profonde e scomode con strumenti di immediata percezione. Non a caso una risata vi seppellirà è uno slogan sovversivo.

Caricature et violence de l’histoire

Casualmente mi sono imbattuto in uno splendido portale francese: Caritature et violence de l’histoire. Come viene spiegato egregiamente nella introduzione:

Il termine caricatura si è affermato in francese nel linguaggio comune, ma sarebbe meglio parlare di satira grafica. Perché la caricatura, come la intendiamo qui, non si riduce alla sua definizione iniziale, apparsa in Italia durante il Rinascimento e diffusa nello studio dei fratelli Carracci come “piccoli ritratti carichi” (ritrattini carichi), esagerando i tratti caratteristici del modello. Né si limita alle forme grafiche associate alla satira della morale che i contemporanei di Hogarth hanno vissuto. La caricatura moderna è un’invenzione della cultura dei media, comporta la diffusione moltiplicata per la stampa, venduta come fogli sciolti o inclusa in un giornale illustrato.

Il suo impatto è dovuto alla sua straordinaria forza di derisione, che fa parte di un’antica tradizione di scherno, moltiplicata per dieci volte per le risorse di uno stile iconico. Non tutte le caricature sono al servizio di una causa, buona o cattiva: la grande massa di caricature a stampa è costituita da immagini per ridere, fantasiose vignette o schizzi umoristici, destinati a intrattenere il pubblico dando un resoconto malizioso o sarcastico dei grandi cambiamenti sociali.

Tuttavia, la caricatura, per il suo potere simbolico e la sua efficacia ideologica, è sempre stata in linea con la storia. Superando le trappole della censura e poi armandosi della libertà di espressione acquisita nel 1881, fu l’arma di tutte le lotte politiche.

Dall’inizio del XX secolo è stata inghiottita dalla violenza delle guerre, dall’ascesa del totalitarismo, dagli scontri dell’imperialismo, dalle crisi della decolonizzazione e della deregolamentazione internazionale. Mentre il suo posto è in declino in una stampa nazionale a sua volta minacciata dagli sviluppi tecnologici, essa circola su scala globale, offrendo l’illusione di un linguaggio veramente universale [con]  Internet, attraversando a sua volta molteplici frontiere.

La diversità delle forme di immagine satirica è legata ai progressi delle tecniche di riproduzione grafica e alle innovazioni nell’impaginazione periodica, nonché a iniziative puramente artistiche. La presentazione di pagine complete dei periodici permette di seguire l’evoluzione delle interazioni tra testo e immagine […].

Giustamente il portale si suddivide in cinque sezioni scansionate temporalmente in un percorso che si snoda dal 1830 ai nostri giorni. Ogni sotto sezione è a sua volta suddivisa per periodi più brevi e presnetata con esaurienti schede introduttive.

un portale da confrontare con altri progetti

La straordinaria collezione di questo portale si può confrontare col materiale disponibile su L’histoire par l’image. Un sito per lo studio della storia attraverso le immagini che ne offre un buon campionario.

Una risata vi seppellirà (?): Caricature et violence de l’histoire. Ridiamoci su…

La “Biblioteca Storica del Risorgimento”

la Biblioteca Storica del Risorgimento della University of Toronto. Una fonte per studiosi, studenti e appassionati.

Al Risorgimento ho dedicato qualche articolo a partire dal progetto della Fondazione Feltrinelli (Il Risorgimento nei fondi della Fondazione Feltrinelli Prima parteIl Risorgimento nei fondi della Fondazione Feltrinelli Seconda parteIl Risorgimento nei fondi della Fondazione Feltrinelli Terza Parte). Le opere della biblioteca digitale di questo progetto costituiscono fonti di seconda mano, scritti e lavori dei protagonisti. Un discorso simile vale per le Riviste digitalizzate per la storia del Risorgimento.

la “biblioteca storica del risorgimento”

Ora – anzi, già da qualche tempo e forse molti di voi ne saranno a conoscenza – nei fondi della University of Toronto si trova la “Biblioteca Storica del Risorgimento”, una collana di studi in più serie e volumi, diretta da Vittorio Emanuele Fiorini.

Di questa collana – scrive Guido Fagioli Vercellone che ne ha curato la voce nel Dizionario Biografico degli Italiani Treccani – che andò avanti per decenni anche dopo la morte del F., egli fu direttore insieme a T. Casini, e guidò le scelte editoriali che non furono solo di fonti, ma anche di trattati organici. In questo campo un’apprezzabile peculiarità del F., in tempi di diffusa tendenza all’agiografia nel trattare del Risorgimento, fu di aver adottato costantemente criteri scrupolosamente storiografici, tendendo non a glorificare ma a capire e a far capire. Si può affermare che per la storia di quel periodo […] egli pose le basi e segnò le linee-guida di ogni futura indagine.

Una fonte per studiosi, studenti e appassionati

Se, dunque, dal punto di vista storiografico le monografie della “Biblioteca Storica del Risorgimento” sono senza dubbio superate, restano comunque una fonte valida da utilizzare come fonte.

Del resto così come esiste una storia della storiografia sulla Rivoluzione francese, si può fare una una storia della storiografia del nostro Risorgimento. Anzi, recentemente sono risorte riviste che hanno per oggetto il Risorgimento (una è pubblicata da Franco Angeli Editore).

Sono 74 i volumi messi a disposizione dalla University of Toronto tramite Internet Archive.  Elencarli tutti sarebbe noioso. Vi sono opere per argomento (la carboneria, i moti del 1821 e del ’48, le Cinque giornate di Milano, la Carboneria, i giornali), altre che focalizzano la ricerca su aree geografiche e/o città (Piemonte, Romagna, Trentino, Cosentino, Milano, Napoli…), altre hanno una scansione temporale (dal 1848 al 1860), altre ancora si incentrano su personaggi (Garibaldi, Mazzini, Gioberti e altri anche “minori”), altre sono volumi di memorie o raccolte di articoli di giornale.

Insomma, studenti e ricercatori hanno a disposizione una massa imponente di materiale che può essere utilissimo per le loro ricerche. Lo si trova qui:

https://archive.org/details/robarts?and%5B%5D=biblioteca+storica+del+risorgimento&sin=&and%5B%5D=languageSorter%3A%22Italian%22