Architettura: portali, opere e riviste

Per questo articolo prendo spunto dalla storia moderna. Architectura è una

Banca dati di libri di manoscritti e stampe di architettura pubblicati in Francia, scritti in francese o tradotti in francese nei secoli XVI e XVII, è costituita da trattati generali, trattati di fortificazioni, raccolte di modelli, libri di ornamenti, trattati tecnici (prospettiva, falegnameria, stereotomia, serre, giardini) e resoconti di voci cerimoniali.

L’accesso alle opere avviene in due forme: consultazione in immagine, oppure scaricando il testo trascritto (ortografia e punteggiatura modernizzata).

Ogni voce è composta da una nota bibliografica compilata da specialisti delle istituzioni proprietarie dell’opera e da una descrizione scientifica redatta dai migliori specialisti francesi e stranieri. Ogni descrizione è regolarmente aggiornata. Segue una bibliografia critica.

In realtà, navigando sul sito ci si accorge che le opere non solo esclusivamente francesi o in francese: ve ne sono in italiano, tedesco e inglese. Il sito è molto chiaro e funzionale: le ricerche possono essere effettuate per autore e per parole chiave; c’è una sezione delle ultime opere caricate on line e una nutrita pagina di link: Architectura.

Su Internet Archive selezionando prima American Libraries e poi Getty Research Institute, si entra nella nutritissima biblioteca digitale del Getty. Di qui, selezionando la lingua italiana (in basso a sinistra) e nella nuova schermata cercando “architettura”, vengono selezionate circa 270 opere.

Si tratta di un corpo di libri molto diverso per contenuti che deriva dalle molteplici sfaccettature della materia: vi si trovano opere generali, su singole città, trattati di vario genere ed epoca. Mi limito a segnalare due riviste che possono essere particolarmente utili a studiosi e studenti: quattro annate de “L’Architettura Italiana” (dal 1905 al 1909) e 17 annate de “L’edilizia Moderna” (manca la prima annata, si va dal 1893 al 1909).

Non ho poi resistito a cercare qualche progetto riguardante uno dei miei interessi specifici: cercando siti che riguardano i manicomi, mi sono imbattuto nei seguenti:

Gli spazi della follia, che appronta il tema dello

spazio manicomiale, esaminato attraverso la storia e nella realtà odierna degli ex complessi psichiatrici italiani. La scelta dell’intervallo temporale indagato – dall’Ottocento fino alla dismissione, includendo anche le trasformazioni successive – si fonda sulla specificità dell’architettura manicomiale, la quale, a differenza di altre categorie edilizie, nasce, si sviluppa ed esaurisce entro un arco cronologico ben definito. [Infatti] è solo con il XIX secolo […] che si creano appositi “stabilimenti” destinati alla cura dei “mentecatti poveri”, dapprima con la trasformazione di antiche sedi di ordini religiosi soppressi, poi, sempre più spesso, mediante nuove costruzioni.

Fortemente influenzato da modelli europei e d’oltre oceano, il progetto di manicomio moderno sperimenta differenti soluzioni d’impianto – dal tipo a blocco, compatto o articolato, a quello a padiglioni connessi o isolati, fino al sistema “disseminato” o “a villaggio” – e stili diversi, espressione di indirizzi coevi e di orientamenti individuali dei progettisti.

L’indagine ha evidenziato il contributo di celebri architetti (come Francesco Palazzotto, Francesco Azzurri, Marcello Piacentini, Giuseppe Quaroni, Marcello D’Olivo, Daniele Calabi, Cesare Valle) ma ha soprattutto posto in luce l’apporto, meno noto, di qualificati professionisti e tecnici degli uffici provinciali.

Quanto all’oggetto d’indagine, con l’accezione di “complessi manicomiali” si è inteso fare riferimento non alla singola costruzione, ma a un sistema di edifici e spazi complementari costituente, nella maggioranza dei casi, una vera e propria micro-città con confini fisici segnati da muri di recinzione e accessi vigilati.

Gli Spazi della follia va dunque ad integrare Carte da legare – Archivi della psichiatria in Italia. Il sito è molto ricco e si possono trovare moti percorsi per approfondire la materia.

Un altro progetto che si occupa ancora dell’architettura manicomiale è Architetture manicomiali. Luoghi comuni spazi isolati,

un progetto di ricerca che si concentra sulla definizione e la classificazione di diverse tipologie architettoniche relative all’impianto asilare. Si focalizza, in particolare, sulla schedatura dei manicomi italiani costruiti o rimaneggiati durante gli anni successivi all’Unità d’Italia. In questo periodo infatti la discussione, volta a stabilire le linee guida per la costruzione di strutture manicomiali, è molto viva e sentita da alienisti e studiosi, divenendo anche occasione di sperimentazione di nuove tipologie edilizie.

Anche questo sito è molto ben fatto e articolato. Le sezioni interne sono:

La mappa interattiva utile per conoscere l’ubicazione geografica delle ex strutture manicomiali italiane. Selezionando il segnaposto è possibile trovare la scheda di riferimento relativa al manicomio;

la schedatura degli ex complessi manicomiali, suddivisa in aree geografiche con link di approfondimento legati alle ulteriori sezioni del progetto;

la descrizione biografica delle personalità che hanno avuto un ruolo di rilievo all’interno di tali strutture;

la sezione Scopri Lombroso che individua le possibili correlazioni e influenze tra le strutture architettoniche prese in esame e il Manicomio Modello progettato dall’alienista Cesare Lombroso;

la sezione Il manicomio oggi che prende in esame quelle strutture che dopo la Legge Basaglia hanno subìto una riconversione d’uso. Sono state individuate, nello specifico, quelle realtà che hanno trovato un contatto con il territorio attraverso l’istituzione di musei, centri di arteterapia e la realizzazione di mostre ed eventi.

Possiamo così “vedere” il manicomio di Pesaro la cui storia ci è stata raccontata da Giovannini in Un manicomio di Provincia. Il San Benedetto di Pesaro (1829-1918), quelli incontrati da Foot in La Repubblica dei matti. Franco Basaglia e la Psichiatria radicale in Italia (1961-1978), quelli indagati nel numero numero monografico su follia, psichiatria e manicomi  del Giornale di Storia (e anche quello da me studiato nel libro che trovate qui: Chi sono)

Ho messo molta carne al fuoco, non resta che andare a curiosare.

Una Storia dell’Agricoltura italiana dalla preistoria all’età contemporanea

Della Rivista di Storia dell’Agricoltura ho già parlato in un post pubblicato qualche tempo fa. Ora il mio amico Emanuele Catone mi segnala che l’Accademia dei Georgofili, nello spirito che la contraddistingue fin dalla sua fondazione nel 1753, vale a dire richiamare

alla consapevolezza della vitale importanza dell’agricoltura, da sempre giustamente considerata settore primario, non solo per la priorità temporale delle sue attività produttive, ma anche perché ha costituito e costituisce tuttora la fonte principale del nostro sostentamento alimentare [mentre] è stata la matrice dello sviluppo manifatturiero industriale (al quale ha fornito materie prime, forza lavoro e capitali) e rappresenta il fondamentale fattore di equilibrio per la biosfera della quale l’uomo è parte integrante e dalla quale dipende la sua stessa sopravvivenza,

ci regala una monumentale Storia dell’Agricoltura Italiana dalla preistoria ad oggi in cinque corposi volumi.

Frutto di un lavoro di équipe, l’opera è stata concepita e realizzata da un comitato scientifico che comprende alcune degli specialisti più affermati e conosciuti e che si è avvalso della collaborazione di studiosi di grande livello intellettuale.

Tutti i volumi sono scaricabili in formato PDF. Dobbiamo quindi essere grati all’Accademia dei Georgofili per questo regalo che studiosi e studenti apprezzeranno senza dubbio: Storia dell’Agricoltura Italiana

Un video sul Campo di concentramento fascista di Casoli

In uno dei primi articoli che ho pubblicato ho presentato il Campo di concentramento fascista di Casoli (La repressione durante il ventennio. Un portale sui campi fascisti).

L’ideatore e curatore del Progetto e del sito sul Campo di Casoli, Giuseppe Lorentini, ha avuto la gentilezza di inoltrarmi questo video che pubblico con piacere.

Si tratta di una bella introduzione, sintetica ma molto chiara e ben fatta alla storia del Campo. Può dunque essere considerato una ottima e, dal punto di vista della divulgazione storica, accattivante introduzione al sito web:

Collage. Londra attraverso le immagini

Per cominciare a parlare della storia di Londra in questa occasione scelgo il percorso inverso: anziché partire dai libri, inizio sfruttando le immagini.

Ciò mi è possibile grazie alle oltre 250.000 immagini messe on line da Collage, uno dei più ricchi archivi fotografici di Londra gestito dal London Metropolitan Archives. Le immagini provengono dalle collezioni di LMA e Guildhall Art Gallery.

Riprendendo dalla presentazione del progetto:

Sono disponibili oltre 250.000 fotografie, stampe e disegni e oltre 1.000 mappe. [… ] Le immagini forniscono una straordinaria testimonianza di Londra e della sua gente dal XV secolo ai giorni nostri. Tutta la Grande Londra è [visibile tramite le opere], così come le contee limitrofe.

Tra i numerosi punti salienti si annoverano le fotografie della Londra vittoriana, la mappa ‘Agas’ di Londra del XVI secolo, lo splendido panorama di Hollar del 1647, i manifesti del XX secolo per i tram londinesi, le fotografie di Cross e Tibbs dei danni causati dalla Seconda Guerra Mondiale alla City of London […].

[Collage] fornisce anche accesso a circa 6000 immagini di dipinti, acquerelli, disegni e sculture della collezione della Guildhall Art Gallery. Questi includono 3.000 dipinti e bozzetti della collezione di studio di Sir Matthew Smith; la bellissima collezione di maestri olandesi e fiamminghi del XVII secolo lasciata in eredità da Harold Samuel e un’importante collezione di dipinti vittoriani che comprende opere di Millais, Rossetti e molti altri importanti artisti dell’epoca.

Collage offre molti modi per consultare le immagini. Si possono ricercare per soggetto, per parole-chiave, per titolo, per autore, per epoca…

Come tipologia, anche se ristretta alla sola Londra, Collage può essere confrontato con L’histoire par l’image. Un per lo studio della storia attraverso le immagini. In ogni caso Collage è una realizzazione veramente meravigliosa che ci offre la possibilità di visitare Londra dal 1400 ai giorni nostri e anche se non tutto il patrimonio di immagini degli archivi e dei musei è stato riversato in rete, tuttavia il sito è in continuo sviluppo.

Buon viaggio: Collage. The London picture archive

Riviste digitalizzate per la storia del Risorgimento.

Se nel contesto europeo del XIX secolo la cultura italiana non ha giocato un ruolo di primaria importanza (eccezione fatta per la musica), è abbastanza sorprendente verificare come istituzioni culturali straniere di grande spessore posseggano moltissimo materiale documentario del nostro Risorgimento.

Il Natural History Museum Library di Londra è una di queste. Tra il materiale che mette a disposizione vi sono riviste che hanno svolto un ruolo importante nella cultura italiana nei decenni che precedettero l’unificazione.

Si prendano ad esempio Il Subalpino: giornale di scienze, lettere ed arti (poi diventato Rivista Italiana) disponibile in otto annate. Oppure i 158 numeri de Giornale Arcadico di Scienze Lettere ed Arti, i 23 tomi degli Atti dell’Accademia Pontificia  de’ Nuovi Lincei.

Non mancano i volumi degli atti delle otto Riunioni degli scienziati italiani tenuti con cadenza annuale dal 1839 in poi.

Si tratta di Riviste e pubblicazioni contenenti gli studi più disparati: dalla organizzazione degli orfanotrofi alla condizione della chimica italiana, dalle rassegne bibliografiche sulla letteratura e poesia a dispute sull’arte.

Insomma, per chi vuole spulciare, il Natural History Museum Library ha davvero molto da offrire. Ho trovato questo materiale tramite Internet Archive. Una volta entrati potete passare da qui: https://archive.org/details/nhml_london, scorrete verso il basso e selezionate la lingua italiana.

Buona navigazione.

DigitaMi. La Biblioteca digitale di Milano

Qualche tempo fa ho presentato la Biblioteca Digitale Lombarda (BDL), ricchissima di fondi e materiale. Ma anche Milano ha una sua Biblioteca Digitale: DigitaMi.

Stralcio dalla presentazione:

DigitaMi è una biblioteca digitale di documenti rappresentativi della tradizione storica e culturale di Milano. Il fondo, che comprende opere rare e preziose, spazia dai testi letterari di grandi scrittori milanesi e lombardi a quelli di autori minori, dalle descrizioni di costume alle vicende storiche, senza ignorare le tradizioni popolari e la letteratura dialettale.

La collezione, ad oggi selezionata dal patrimonio della Biblioteca Sormani, si arricchirà del contributo di altre biblioteche milanesi, nello sforzo comune di ricostruire la memoria della città. Vi saranno allora descrizioni di Milano ad opera di viaggiatori e scrittori illustri; repertori iconografici; classici italiani e stranieri apparsi nelle grandi collane di editori milanesi, a testimonianza del ruolo che Milano ha svolto come importante canale di diffusione della cultura straniera in Italia.

Sono disponibili al momento 9 percorsi tutti utili, interessanti e curiosi: si va dal panettone – il “Pane grande” – alla tradizione del giallo milanese; dalla cucina alle Esposizioni; dall’arte con mostre e altro alla Milano di Stendhal e degli Scapigliati; dagli enti di Assistenza alla storia locale.

La Biblioteca Sormani offre anche le opere in versione ebook pubblicate dalla Biblioteca Comunale di Milano.

Con le sue decine di pubblicazioni, immagini e altro, DigitaMi è l’ideale per approfondire la conoscenza di Milano o, anche semplicemente, per soddisfare curiosità.

La trovate qui: DigitaMi

Recensione. Angelo d’Orsi: 1917. L’anno della Rivoluzione

Un anno cruciale il 1917. Un anno di avvenimenti seguiti mese per mese. Un anno che Anglo d’Orsi ha sezionato e esaminato a fondo. Anno cruciale, il 1917. Per la Russia, ovviamente, ma il titolo del libro è riduttivo. C’è molto di più, nel libro, della Rivoluzione russa.

“1917” poggia su due filoni principali. Il primo è la guerra: una guerra micidiale, devastante, che sembra destinata a non finire mai e che anzi, come Hobsbawm, l’A. vede come evento che dà inizio a una “Guerra dei Trent’anni”, finita soltanto con la sconfitta del fascismo e del nazismo.  Il secondo, ovviamente, la rivoluzione russa. Quest’ultima sarebbe una sorta di filone secondario dato che è una conseguenza della guerra. Ma per la sua portata e per le forze che sprigiona finisce per imporsi come evento centrale nella storia del Novecento.

La guerra mette a nudo elementi che caratterizzano sia la condizione degli stati del tempo, sia fenomeni che si manifesteranno in futuro. Dalla narrazione, ben documentata, emerge in tutta la sua nettezza la distanza tra classi dirigenti e classi popolari inquadrate negli eserciti. Nel 1917 la stanchezza per la la guerra era diffusa su tutti i fronti. Oltre che in Russia, ammutinamenti si verificano in Francia e fenomeni consistenti di stanchezza sono registrabili anche in Germania. Sotto la spinta di quanto accade in Russia, governi e vertici militari cercano di correre ai ripari introducendo misure che migliorano le condizioni di vita delle truppe. In Italia si verifica la devastante rotta di Caporetto.

Se la tenuta degli eserciti può costituire il termometro per misurare il grado di integrazione delle masse nei rispettivi Stati, allora a superare la prova si salvano Inghilterra, Germania e, in misura minore, Francia. L’idea che le classi dirigenti italiane hanno dei “poveri fanti” emerge in tutta la sua nettezza: l’attività incessante dei tribunali militari, l’assoluta insensibilità di Cadorna e dei vertici dell’esercito verso i soldati che considerano i soldati nè più, nè meno come carne da macello, condannata da una guerra condotta con metodi spietati e combattuta con strategie fallimentari, sono descritte in pagine molto belle e coinvolgenti.

Ad evidenziarsi, soprattutto, è la progressiva affermazione della forza dei militari sui governi: le “misure emergenziali” si moltiplicano, la libertà di stampa si restringe, diventa impossibile manifestare qualunque pensiero minimamente critico davanti a quella che il Papa, ad agosto, inutilmente chiamerà “inutile strage”. E’ curioso, e qui i brevi paralleli che l’Autore traccia col presente sono illuminanti, che la motivazione ufficiale di combattere la guerra per la difesa della “civiltà” si traduca di fatto in una costante restrizione della democrazia e dei diritti individuali. Ed è un fenomeno che la classe politica non solo subisce, ma fa proprio. Lo dimostra la rivolta di Torino in agosto: una rivolta provocata dalla fame, dalla mancanza di pane, che governo e classi dirigenti locali assolutamente non comprendono. Buon per loro che quella rivolta, che potrebbe facilmente dilagare, non assume connotazioni politiche perché manca all’interno del partito socialista, sulla difensiva per gli attacchi continui e furibondi degli interventisti e per di più, anche se ufficialmente unito, in realtà diviso al proprio interno, chi sia in grado di dare uno sbocco politico al malcontento.

Cosa che, invece, si verifica in Russia dopo il ritorno di Lenin – capace di trovare una strada per arrivare ad una rivoluzione sia grazie alle sua capacità, frutto di logica ferrea, di afferrare gli eventi e di assecondarli, anche a costo di stravolgimenti della teoria ufficiale. Di fatto – mi pare – lo snodo decisivo si ha quando Lenin si rende conto che i poteri del Governo provvisorio e quello del Soviet non possono coesistere e che uno dei due deve essere sacrificato. È lì, in quella consapevolezza, l’accelerazione degli eventi che porteranno i bolscevichi al successo.

Costrette a subire una guerra micidiale e incomprensibile al fronte, ad alimentarla con turni di lavoro massacranti e senza diritti nelle fabbriche, le masse rivolgono allora le loro ansie, paure e timori al sovrannaturale. Nel quinto capitolo d’Orsi fa una bella dimostrazione di questo fenomeno esaminando il culto mariano di Fatima, solo apparentemente slegato e lontanissimo dalla guerra in corso, come fenomeno di consolazione collettiva.

Fatima

Tanto più, e d’Orsi qui e là dissemina esempi significativi, che la guerra consente arricchimenti veloci e clamorosi di industriali e uomini d’affari: ingiustizie di un Paese che non riequilibra disparità e, anzi, arriva a premiare incompetenti e immeritevoli (come nel caso di Badoglio) e punisce, persino estraendo “a sorte” innocenti che poi fucila contro un muro come traditori.

Allora ci si pone interrogativi profondi. Se dopo Caporetto qualche provvedimento a favore dei soldati venne preso, altrettanto non si può dire del rapporto complessivo tra “paese legale” e “paese reale”. Si veda l’ipocrisia di D’Annunzio nel descrivere la fucilazione di soldati o quella di Mussolini che si erge a difensore dei combattenti e che, a guerra ancora in corso preconizza di fatto le prossime squadre fasciste. D’Orsi ha ragione quando scrive che “La genesi del movimento va, in certo senso, retrodatata al 1917, al dopo-Caporetto e al dopo-Rivoluzione bolscevica” (p. 231).

In fondo, la base su cui poggiano i due filoni del libro è la modernità che si affaccia nel nuovo secolo e che si annuncia in vario modo: con i progressi stupefacenti della tecnologia – che in guerra sono sinonimi di morte, di una morte meccanica, tecnologica e disumana, come quella che provocano sommergibili e aerei – si veda il bombordamento di Londra – e l’uso dei gas; con l’affinamento dell’intelligence – di cui fa le spese una donna spregiudicata e affascinante come Mata Hari; con la “ragion di stato” e le politiche che i paesi più forti impongono a quelli più deboli – come mostra l’Autore con gli esempi sul Medio Oriente (la cui destabilizzazione comincia allora ad opera degli inglesi), di Israele, o degli Stati Uniti, consapevoli degli spazi che la guerra sta aprendo a loro favore per esercitare un ruolo di primo piano nel futuro del secolo. O dei nemici della modernità, come dimostra l’accanimento della Chiesa cattolica contro la legislazione laica e progressista scaturita dalla rivoluzione messicana – accanimento vittorioso, anche se dopo decenni, ad Opera di Woytila e Ratzinger.

Non molto tempo fa ho recensito Guido Carpi: Russia 1917. Un anno rivoluzionario. Sono libri diversi, naturalmente, ma d’Orsi dedica un buon numero di pagine a Lenin e sul capo della Rivoluzione russa e sulla rivoluzione stessa qualche confronto può essere utile.

Con questo Anno rivoluzionario, d’Orsi ci ha regalato un gran bel libro, che si legge benissimo e avvince nonostante la densità e la quantità degli intrecci e delle considerazioni. 1917. L’anno della rivoluzione è un libro di qualità, che merita di essere letto.

Persée. Una grande emeroteca digitale

Persée è uno dei progetti più interessanti realizzati in Francia. Si tratta di una enorme emeroteca digitale che mette a disposizione di studenti, ricercatori e curiosi le collezioni di 310 riviste delle quali 110 di storia.

Traducendo dalla presentazione lo scopo di Persée

è quello di promuovere il patrimonio documentario a vantaggio della ricerca, garantendone la diffusione, l’arricchimento e la conservazione. Persée basa la sua azione su tre principi:

1 – un approccio globale al patrimonio documentario, sia come fonte di ricerca che come oggetto di ricerca
2 – la convergenza della digitalizzazione del patrimonio e dell’editoria elettronica
3 – la scelta dell’apertura e della condivisione come strumenti di visibilità e circolazione della conoscenza.

La digitalizzazione e l’accesso ai corpus e alle collezioni documentarie rappresentano una sfida importante per le comunità scientifiche. Per loro si tratta di avere contenuti di qualità, accessibili in forma digitale, e strumenti di sfruttamento, ricerca e riappropriazione che consentano non solo di consultare i documenti, ma anche di gestire e sfruttare i dati da essi derivati. In questo contesto, le missioni di Persée coprono un continuum che va dallo sviluppo di strumenti e metodi al trasferimento di competenze e competenze e allo sviluppo di biblioteche scientifiche digitali. Queste missioni sono al crocevia di diverse sfide: questioni scientifiche di selezione dei documenti, riflessione metodologica sulla loro valorizzazione e analisi; questioni tecnologiche di innovazione, ricerca e sviluppo che consentono una digitalizzazione a valore aggiunto incentrata sull’uso scientifico dei contenuti digitali; questioni di visibilità e sostenibilità con la produzione, la diffusione efficace dei contenuti digitali arricchiti e la loro conservazione a lungo termine.

Vi si trovano tutte le principali riviste di storia: dagli Annales che rivoluzionarono il metodo storiografico e per decenni sono stati una rivista imprescindibile per qualunque studioso, agli Annales Historiques de la Révolution Française; dai Cahiers du monde Russe a Histoire Économie et Société; dai Mélanges de l’école française de Rome alla Revue d’Histoire Moderne & Contemporaine.

Ho citato solo alcune delle riviste più conosciute; ve ne sono molte altre. Persée si basa su una considerazione intelligente: fatta eccezione per pochi specialisti e appassionati, pochissimi sono coloro che richiedono una rivista di storia degli anni, poniamo, Settanta o Ottanta. Per consultarle occorre andare in emeroteca.

Ebbene, digitalizzando riviste fino ad anni recenti si soddisfano sia le esigenze degli studiosi che necessitano di riviste la cui consultazione non è sempre agevole, sia quelle degli editori che continuano a vendere in cartaceo le ultime annate.

A mio parere Persée è un progetto da importare anche da noi. Intanto godiamoci questo: Persée

La biblioteca digitale dell’Archiginnasio

Anche la Biblioteca comunale di Bologna Archiginnasio offre una corposa Biblioteca digitale.

In questa occasione mi limito a segnalare solo una minima parte dei molti progetti realizzati e in corso. Considerata la sua lunghissima storia e la ricchezza della biblioteca, non può sorprendere la diversità temporale e tematica delle raccolte.

Il primo riguarda LA BIBLIOTECA PERIODICA REPERTORIO DEI GIORNALI LETTERARI 6-700 IN EMILIA E IN ROMAGNA. Riprendendo dalla presentazione:

Il contributo dei giornali al movimento delle idee e alla formazione di un’opinione pubblica fu grande e, anche, sociologicamente, significativo, proprio per la qualità varia della produzione culturale che essi misero in circolazione.
Questo repertorio studia i giornali letterari che apparvero nei ducati e nelle legazioni dell’Emilia e della Romagna tre il 1668 e il 1796. Di ogni periodico viene fornito un indice-regesto integrale che consente di ripercorre nei suoi vari livelli tutta la variegata enciclopedia dell’informazione storica, scientifica, bibliografica che per centotrent’anni passò attraverso i fogli periodici.

Sono 4 i volumi che compongono l’opera: La biblioteca periodica. Giornali letterati 6-700.

Di due secoli più tardi è Il Resto del Carlino. l’Archiginnasio ci regala “Tutti i numeri de Il Resto del Carlino dal 29 giugno 1914 al 31 dicembre 1918: giorno per giorno la cronaca della Grande Guerra”: Il Resto del Carlino 1914-1918. La digitalizzazione de Il Resto del Carlino fa parte di un progetto più ampio disponibile su Storia e memoria di Bologna (al quale l’archiginnasio collabora) dove è possibile consultare il quotidiano bolognese anche per gli anni della seconda guerra mondiale: Il resto del Carlino 1914/1919 – 1939-1944 . Come ho accennato in un altro articolo, Quotidiani digitalizzati dalla Biblioteca di Storia moderna e contemporanea di Roma, il giornale bolognese è in corso di digitalizzazione dalla biblioteca romana: dunque è possibile ampliarne la consultazione.

Del resto, il Resto del Carlino si inserisce in una raccolta più ampia, Il fondo Guerra europea, composto di:

1.800 volumi, 1.700 opuscoli, 200 testate di periodici, manifesti, volantini, cartoline, canzoni e spartiti musicali, immagini della Grande Guerra, tutti catalogati in rete: una fonte di straordinaria importanza per capire come si costruiva il consenso e si orientava l’opinione pubblica: Archiginnasio. Fondo Guerra europea

Cominciando a unire le varie unità rintracciate sui lavori di diverse biblioteche (Quotidiani di sinistra: Avanti! e l’Unità digitalizzatiPeriodici e giornali digitalizzati Parte IPeriodici e giornali digitalizzati Parte IIPeriodici e giornali digitalizzati Parte IIIPeriodici e giornali digitalizzati Parte IVPeriodici e giornali digitalizzati Parte VPeriodici anarchici e socialisti italiani ed europei: 1870-1960Fondazione Gramsci Emilia Romagna. Prima Guerra Mondiale – Opuscoli digitalizzati, Prima Guerra Mondiale. Giornali di Trincea e altroAlcuni progetti in rete sulla Prima Guerra Mondiale e altri ancora che ho segnalato e che è possibile rintracciare con la lente “cerca”), comincia a comporsi un mosaico corposo e di fondamentale importanza per studiosi, studenti e appassionati.

Per il momento mi fermo qui, anche se la biblioteca Archiginnasio riserva moltissime altre sorprese

Recensione. Guido Carpi: Russia 1917. Un anno rivoluzionario

Le rivoluzioni dividono, spaccano, creano fazioni. Tra chi le auspica, le ammira e le condivide e chi le teme, le detesta e le avversa si crea un abisso che quasi mai si ricompone. Forse nessuna rivoluzione ha creato questa dinamica come avvenne nel 1917, con la rivoluzione russa. Anno mirabile o anno orribilis a seconda dei punti di vista e delle sensibilità.

È questa spaccatura che Carpi ci mostra in questo bel libro. L’autore ci inoltra in quell’anno unico e impressionante presentandoci e condensando con penna sensibile e sciolta un’enorme quantità di testimonianze.

Storico della letteratura, Carpi basa questa agevole ma preziosa ricostruzione su memorie, articoli di giornale, ricordi, pensieri di protagonisti o osservatori perlustrando l’intera gamma delle posizioni assunte di fronte agli eventi: dai simpatizzanti della Rivolzione a coloro che la rigettarono senza appello; dai bolscevichi ai reazionari. Ne è venuta fuori una narrazione vivida, che incuriosisce, invoglia il lettore ad approfondire e spesso diverte (le descrizioni dell’ipnotico potere della vodka sono splendide)

Le testimonianze in presa diretta sono intercalate da stringenti argomentazioni riassuntive. E finalmente, dopo decenni di opere che da un lato hanno presentato la rivoluzione russa come un colpo di stato, riuscito grazie ad una strana combinazione di audacia e fortuna da parte di Lenin e compagni; dall’altro come la brusca interruzione di un più o meno placido percorso verso l’occidentalizzazione del Paese (l’industria stava facendo progressi enormi, la borghesia si sarebbe irrobustita, il regime in crisi aveva già fatto le prime concessioni politiche, la servitù della gleba era stata abolita e la Russia sarebbe diventata un paese democratico di tipo europeo), Carpi dimostra in modo convincente che le cose non stavano affatto così.

La guerra approfondì e aggravò le contraddizioni del regime zarista (la modernizzazione squilibrata dell’Impero russo, il carattere arcaico del sistema di governo zarista, la mancata rivoluzione del 1905, che aveva approfondito le contraddizioni senza risolverne nessuna e la sconfitta militare nella guerra col Giappone nel 1904); pose il Paese su di un piano inclinato che fece accelerare gli eventi e li fece implodere, ma al momento dei fatti nessuno tranne i bolscevichi – e, per certi momenti, tranne Lenin – sapeva veramente cosa fare: non i Cadetti liberali, del tutto impreparati ad affrontare i problemi enormi di una guerra fallimentare e del gigantesco problema della terra; non lo erano i socialisti rivoluzionari, innamorati dei contadini, ma divisi al loro interno e indecisi sul da farsi; non lo erano i menscevichi, fedeli custodi della teoria marxista, ma proprio per questo decisi a non sfruttare immediatamente la crisi gravissima del regime zarista; non lo era la borghesia, capace di raggiungere le vette più alte nella letteratura e nelle arti, ma esilissima di numero, fragile e non di rado reazionaria in ambito della economia e nel rapporto tra le classi.

La debolezza della borghesia e le sue contraddizioni sono illustrate egregiamente da Carpi: tra il febbraio e l’ottobre il governo provvisorio dovrebbe prendere alcune decisioni fondamentali per rafforzarsi e indire le elezioni e la Costituente da una posizione di forza: uscire dalla guerra, riforma agraria e risistemare un minimo l’economia, sono necessità inderogabili (p. 97), ma gli Alleati sono disposti a concedere prestiti solo a patto che la Russia continui la guerra (p. 104) – continuare ad impegnarsi nel conflitto vuol dire radicalizzare ancora di più i soldati, già attratti dai partiti di sinistra e dai bolscevichi. Gli Alleati sono contrari ad una riforma agraria perché gran parte delle tenute sono ipotecate e la banche, che fallirebbero, sono in mano ai francesi e agli inglesi (p. 72). D’altra parte, nemmeno i cadetti sono seriamente intenzionati ad attuare una riforma agraria profonda e incisiva (p. 105). E quando finalmente la Costituente prende corpo, finisce per dissolversi in un mare di chiacchiere e discussioni: nemmeno si accorge che i bolscevichi hanno deciso di passare all’azione.

Ma le vicende dell’estate dimostrano il rischio concreto che il Paese si sfasci e l’inadeguatezza dei ceti abbienti e della borghesia tanto nella sua versione moderata dei cadetti, che nelle sue frange democratiche dei Soviet e dei socialisti rivoluzionari ad affrontare i problemi: si concretizza l’idea di un colpo di stato per rimettere le cose a posto (e i bolscevichi in galera o alla forca), e tra erati non sono pochi quelli che si dimostrano sensibili a quella sirena.

Anche i bolscevichi, in quel 1917 tempestoso, spesso ebbero le idee confuse, ma Lenin (che poteva contare su compagni di partito brillanti e capaci, primo fra tutti Trockij, che in quel 1917 svolse un ruolo fondamentale) aveva la capacità di incanalare la forza delle masse: arriva in Russia dall’esilio ben deciso a indebolire il governo provvisorio e radicalizzare lo scontro di classe e per questo trasforma Pietrogrado in una roccaforte bolscevica e fa del proletariato il “motore della rivoluzione” (p. 77); con le tesi di aprile fa inorridire i marxisti ortodossi per lo stravolgimento della teoria marxista: il potere va preso adesso, finché si può, senza che la borghesia faccia il suo percorso storico previsto da Marx; conosce la stanchezza per la guerra dei soldati, sa che la grandissima maggioranza di loro sono contadini affamati di terra e li asseconda: porta fuori la Russia dal conflitto, anche a costo di un prezzo altissimo – pace di Brest-Litovsk – e scippa l’influenza dei socialisti rivoluzionari sui contadini garantendo loro che i bolscevichi avrebbero appagato il loro desiderio di terra. Carpi lo definisce “uno dei capolavori politici di Lenin”, (p. 157), e ha ragione, perché solo saldando le aspettative degli operai e dei soldati a quelle dei contadini, i bolscevichi avrebbero avuto qualche possibilità di farcela: senza il sostegno dei contadini, Lenin e compagni avrebbero fatto la fine della Comune di Parigi – una brutta fine. E’ vero che in tempi successivi i contadini avrebbero avuto ben più di una ragione di pentirsi per aver sostenuto i bolscevichi (un Paese che nell’Ottocento era il granaio d’Europa, negli anni Settanta del ‘900 importava grano!), ma nel 1917 non potevano sapere cosa sarebbe successo in seguito, mentre invece sapevano benissimo cosa voleva dire vivere sotto lo zar…

In sostanza, fu su questa triade – pace, pane e terra – e sulla coerenza estrema nell’affrontarla che i bolscevichi non solo giunsero al potere, ma gettarono le basi per la loro sopravvivenza. I costi furono enormi: la rivoluzione fece ribollire il Paese e in quell’anno di caos e incertezza, fame e violenza furono cose quotidiane. Dopo la pace di Brest-Litovsk – che chiude la narrazione – la Russia sarebbe rimasta in preda a convulsioni per anni, ma la rivoluzione aveva vinto.

Insomma, per chi vuole farsi un’idea di cosa sia stato quell’anno rivoluzionario, quel formidabile e inquietante 1917 in Russia, questo libro di Guido Carpi fa al caso suo.