Rivista di storia on line. Proposte e Ricerche

Proposte e Ricerche. Rivista di storia on line

La miglior presentazione di questa rivista che viene ad arricchire le riviste disponibili on line e la mia piccola Emeroteca di storia on line è di lasciare la parola alla pagina introduttiva della rivista.

Proposte e ricerche nasce nel 1978 per iniziativa di Sergio Anselmi da una costola di Quaderni storici delle Marche, fondata da Alberto Caracciolo e quell’anno trasformatasi in Quaderni storici.

Inizialmente la rivista esce come bollettino della Sezione di storia dell’agricoltura del Centro ricerche e studi dei beni culturali marchigiani, con sede presso l’Università di Urbino.

Dal 1981 la pubblicazione, che fino ad allora non ha periodicità fissa, diventa semestrale. Nel 1986 il numero 16 assume il sottotitolo di Rivista di storia dell’agricoltura e delle società rurali marchigiane, cambiato poi l’anno successivo (numero 18) in Rivista di storia dell’agricoltura e della società marchigiana.

Nel 1990 il numero 24 della testata diventa l’attuale Proposte e ricerche. Economia e società nella storia dell’Italia centrale.

Per più di quarant’anni, la rivista è stata ininterrottamente pubblicata con cadenza semestrale sotto la direzione dapprima di Sergio Anselmi poi, dopo il 1999, di Renzo Paci, Ercole Sori e dal 2011 di Francesco Chiapparino.

Nel 1983 ai due fascicoli annuali si affianca un album sull’architettura rurale nelle Marche. Dal 1987 poi, Proposte e ricerche comincia ad essere accompagnata da Quaderni, pubblicati da allora continuativamente, anche se privi di una periodicità fissa, su tematiche concernenti gli ambiti scientifici della rivista.

La rivista si occupa tradizionalmente di studi storico-economici e sociali sull’Italia centrale. E’ nondimeno aperta a interventi e comparazioni riferibili ad aree più ampie, nazionali e internazionali.

On line Proposte e ricerche propone le annate 1991-92, 1999 e dal 2002 al 2013. La rivista ospita saggi di molte delle più belle firme della storiografia italiana e internazionale: da Immanuel Wallerstein a Carlo Maria Cipolla, da Ercole Sori a Renzo Paci, da Giorgio Pedrocco a Pedrag Matvjevic e molti altri mentre non mancano saggi di giovani ricercatori. I temi trattati, indicati nel sottotitolo della Rivista: economia e società nella storia dell’Italia centrale, spaziano su un arco temporale vastissimo.

In conclusione non resta che augurarci che Proposte e Ricerche completi la digitalizzazione delle annate e andare a curiosare: Proposte e ricerche

Recensione: Philipp Blom. La Grande frattura. L’Europa tra le due guerre (1918-1938)

Nel dire qualcosa su questo libro comincerei con tre osservazioni. La prima: è un libro scritto in modo estremamente avvincente. La narrazione è fluida e Blom riesce a tenere incollato il lettore alle pagine con un sapiente dosaggio di narrazione, sintesi ed esempi insoliti. La seconda: La grande frattura non è una storia d’Europa, ma … Leggi tutto “Recensione: Philipp Blom. La Grande frattura. L’Europa tra le due guerre (1918-1938)”

Sorgente: Recensione: Philipp Blom. La Grande frattura. L’Europa tra le due guerre (1918-1938)

Quotidiani digitalizzati dalla Biblioteca di Storia moderna e contemporanea di Roma

Ho parlato più volte della Biblioteca di Storia moderna e contemporanea di Roma. Per questo articolo ho saccheggiato la sua ricchissima Digiteca , in particolar modo la sezione periodici. Nell’elenco vi sono infatti anche alcuni quotidiani decisamente preziosi per i ricercatori e gli studenti. Il primo, è l’Avanti!, qui disponibile dalla fondazione (1896) al 1926. Il … Leggi tutto “Quotidiani digitalizzati dalla Biblioteca di Storia moderna e contemporanea di Roma”

Sorgente: Quotidiani digitalizzati dalla Biblioteca di Storia moderna e contemporanea di Roma

Quotidiani digitalizzati dalla Biblioteca di Storia moderna e contemporanea di Roma

Ho parlato più volte della Biblioteca di Storia moderna e contemporanea di Roma. Per questo articolo ho saccheggiato la sua ricchissima Digiteca , in particolar modo la sezione periodici. Nell’elenco vi sono infatti anche alcuni quotidiani decisamente preziosi per i ricercatori e gli studenti.

Il primo, è l’Avanti!, qui disponibile dalla fondazione (1896) al 1926. Il quotidiano socialista è disponibile anche sul sito del Senato: Quotidiani di sinistra: Avanti! e l’Unità digitalizzati per intero, ma una ripetizione non fa certo male (in caso di guasto si rimedia con l’altra fonte).

Un altro giornale “storico” della stampa italiana è il Corriere dell’Emilia, poi diventato Giornale dell’Emilia. Sotto queste diciture il nome a molti dice poco; in realtà si tratta de Il Resto del Carlino che aveva cambiato nome dopo il ventennio fascista, mantenendo quello di Giornale dell’Emilia fino al 1953. Per il momento è disponibile l’anno 1945: fino al numero 90 per Il Resto del Carlino (finché fu pubblicato sotto la Repubblica Sociale), poi organo del PWB alleato.

Preziose sono le undici annate (dal 1860 al 1861) de Il Diritto, non facile da trovare nelle emeroteche. Lo stesso discorso vale per le annate (dal 1865 al 1871) de L’Opinione.

Più diffuso per ovvie ragioni nelle è Il Popolo d’Italia, ma averlo a portata di click praticamente per intero (dal 1914 al 1943) è veramente un privilegio. Ancor di più lo è nel caso de Il Popolo Romano, (on line dal  1890 al 1922) praticamente introvabile per chi vive lontano dalla capitale.

Raro e perciò prezioso è Risorgimento Liberale, la testata del Partito Liberale Italiano, disponibile dal 1944 al 1946; così come lo è Il Tevere, offertoci dal 1925 al 1928 e per il 1935.

Tutti i giornali si possono leggere on line e scaricare liberamente. Il fatto che non tutte le annate siano complete non può certo meravigliare. Ciò che invece stupisce è l’ampiezza del progetto che la Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea di Roma sta realizzando con la sua Digiteca. In tempi in cui la cultura viene bistrattata, ricercatori, studiosi, studenti e tutti i cittadini devono essere grati alle istituzioni che a fatica realizzano progetti come questi.

Buona navigazione.

Saggi per approfondire il tema della censura

Qualche tempo fa ho recensito il bellissimo libro di Robert Darnton Recensione: Robert Darnton I censori all’opera, ma il tema della censura è molto vasto e può essere affrontato da molti punti di vista.

Ora, grazie alla disponibilità on line dei Mélanges de l’École française de Rome abbiamo la possibilità di approfondire il tema con la pubblicazione di un intero volume della rivista che comprende una decina di saggi sulla censura in Europa dall’età moderna a quella contemporanea: Mélanges de l’École française de Rome. Italie et Méditerranée, tome 121, n°2. 2009. Littérature et censure au XIXe siècle. Sources.

Un altro saggio interessante lo troviamo nel n° 343 (2006) degli Annales Historiques de la Révolution Française. Veronica Granata approfondisce il tema Marché du livre, censure et littérature clandestine dans la France de l’époque napoléonienne : les années 1810-1814.

Mi sarebbe piaciuto aggiungere contributi in altre lingue da riviste open-access, ma finora non mi è stato possibile. Un motivo in più per continuare a cercare.

Intanto buona lettura (per chi avesse difficoltà a leggere il francese, io mi aiuto col traduttore Deepl).

Biblioteche digitali nelle biblioteche universitarie. Parte II

Ho deciso di dedicare una seconda puntata alle biblioteche digitali nelle biblioteche italiane universitarie perché navigando qui e là ho incontrato progetti molto interessanti.

L’Università di Torino presenta almeno tre progetti di sicuro interesse. Il primo riguarda L’Università di Torino nella Grande Guerra, con la presentazione al momento di 105 opere e articoli di giornale dai temi più variegati. Oltre a opere di carattere economico e di propaganda incontriamo molti sono volumi di medicina militare come (a solo titolo di esempio, ma vi sono molte altre opere): Note di esperienza clinica di chirurgia di guerra oppure, sulla epidemia di “Spagnola” a conflitto concluso: Sul problema eziologico dell’odierna pandemia di influenza o anche, riguardo ai traumi sulle ferite riportate nel corso del conflitto: Traumatismi mascello-facciali.

Di grande interesse gli opuscoli e le opere di psichiatria militare. Alcuni di questi sono estratti da riviste che abbiamo già incontrato in altri articoli (vedi: Riviste italiane di psichiatria e psicologia (fonti)): Annotazioni di neurologia di guerraI reati dei psiconevrotici di guerraIl tentato suicidio nei militariAlcune considerazioni attorno alle psiconeurosi di origine bellica e altre ancora. Questa collezione di opere va a connettersi e a integrarsi a quanto disponibile in un altro progetto già presentato: International Encyclopedia of the First World WarMedicine in World War I.

Col secondo progetto restiamo nell’ambito della psichiatria con l’ Archivio digitale “Cesare Lombroso”, un progetto che recupera e rende disponibili in formato pdf alcune delle rare monografie di Cesare Lombroso e della sua scuola facenti parte della collezione.

Infine, un terzo progetto riguarda la collezione digitale delle Opere di Pubblico dominio a Torino. In questo caso si tratta di una affiliazione a Internet Archive. In questo caso il numero delle opere ammonta a 120,  di ogni genere, alcune delle quali in francese, inglese, polacco e altre lingue.

Per il momento mi fermo qui. Buona navigazione.

 

Carte da legare – Archivi della psichiatria in Italia

Come ho accennato recensendo il bel libro di Paolo Giovannini Recensione: Un manicomio di Provincia. Il San Benedetto di Pesaro (1829-1918), la storia della psichiatria e delle istituzioni manicomiali sta conoscendo da più di un decennio un ritorno significativo ed importante.

Una prova ulteriore di questo rinnovato interesse, innervato ma metodologie di ricerca innovative e molteplici è il portale Carte da legare. Archivi della psichiatria in Italia, un

un progetto della Direzione generale archivi del Ministero dei beni e delle attività culturali nato per proporre una visione organica di tutela del patrimonio archivistico di queste istituzioni. Ancora negli anni Novanta del secolo scorso, tranne in poche situazioni virtuose, questo patrimonio era sostanzialmente trascurato e in molti luoghi correva un serio rischio di dispersione, quando non di distruzione. L’attenzione delle Soprintendenze archivistiche e le iniziative di alcune realtà che avevano accompagnato la dismissione delle strutture con la messa in sicurezza degli archivi hanno trovato nel progetto un luogo istituzionale di sintesi e di risorse economiche.

Un’operazione di recupero fondamentale che ha (in gran parte) evitato la dispersione di un materiale ricchissimo non solo per la ricostruzione della storia dei manicomi, ma anche, attraverso le molteplici fonti documentarie che ai manicomi venivano rivolte: statistiche, lettere dei ricoverati e dei famigliari, informazioni dei medici condotti, rapporti con le autorità statali periferiche (sottoprefetture, prefetture, comuni), Opere Pie, forze dell’ordine ecc. Gli archivi ospedalieri e manicomiali sono vere e proprie miniere di informazioni e di storia da riscoprire.

Carte da legare diventa quindi un punto di riferimento indispensabile che si rivolge non soltanto agli specialisti, ma anche ai semplici cittadini curiosi di approfondire una tematica dolente:

Gli ospedali psichiatrici hanno ospitato e prodotto sofferenza. Essa si è depositata nella memoria degli uomini e delle donne che ci sono passati attraverso ma anche in quella materiale: strutture architettoniche, archivi, biblioteche, collezioni, strumentari, suppellettili sanitarie. Tutto parla della particolare comunità di persone che ha popolato le “cittadelle della follia”, i ricoverati reclusi, innanzitutto, i medici e gli infermieri.

Della necessità di questa attenzione da parte di tutti (e, aggiungo, soprattutto da parte di chi, sbagliando, vorrebbe riaprire strutture tutto sommato simili), gli organizzatori di Carte da legare ne sono perfettamente consapevoli.

Tra le voci di approfondimento non mancano infatti rimandi alle Cartelle Cliniche, a Storie di vita, a Materiali e link, a Multimedia e Progetti Correlati. Si può allora confrontare il materiale qui raccolto con le relazioni  e gli scritti degli psichiatri contenuti nelle riviste che ho indicato in un articolo precedente: Riviste italiane di psichiatria e psicologia (fonti). Chi si inoltrerà nella lettura avrà modo di cominciare a misurare la distanza tra il modo in cui la psichiatria italiana presentava se stessa e la drammatica (e spesso sconvolgente) realtà.

Carte da legare è un progetto importante e meritevole di attenzione partecipe.

Buona navigazione: Carte da legare

Recensione: Fabio Fabbri Le origini della guerra civile. L’Italia dalla Grande Guerra al fascismo (1918-1921)

Quando venticinque anni fa Claudio Pavone parlò di guerra civile per il biennio 1943-1945, si sollevò un dibattito infuocato. A distanza di un quarto di secolo quella tesi, almeno per alcune zone del Paese, è stata accettata ed è largamente condivisa.

Pavone avvertiva che dopo l’8 settembre lo scontro tra fascisti e antifascisti fu il naturale proseguimento di quello “aperto del 1919-22” (C. Pavone, Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità della Resistenza, Bollati-Boringhieri, Torino, p. 256).

Dunque Pavone riteneva che vi fosse stata una guerra civile negli anni che portarono al potere il fascismo. Del resto, di “guerra civile europea”, da diverse posizioni storiografiche, hanno parlato anche altri. Sulla indicazione di Pavone si sviluppa il bel libro di Fabio Fabbri che adotta questa concettualizzazione per spiegare gli anni del primo dopoguerra. Tremila sono i morti dovuti alla lotta politica in quel triennio, e se nel 1918 vi furono 6 omicidi ogni 100.000 abitanti, nel 1921 ve ne sarebbero stati 17, un’escalation impressionante.

Tuttavia, adottare la guerra civile come categoria interpretativa è rischioso. lo Stato liberale non era crollato e pertanto il monopolio della forza restava nelle mani delle autorità legittime. Le quali però, e l’A. lo ribadisce con puntualità, in molti casi si dimostrarono ben liete nel passarlo agli squadristi: la tolleranza e non di rado il sostegno di prefetti e militari rivolto allo squadrismo è dimostrato da tempo. La scelta dell’A. di trattare come un unicum il periodo si dimostra valida e meritoria perché indica nella guerra la grande incubatrice dei fattori che si coagularono nella violenza che si scatenò negli anni successivi.

Fu la guerra, infatti a incubare l’idea dei “nemici interni” individuati nelle forze politiche che avevano avversato la guerra: socialisti, comunisti e, in parte cattolici furono individuati come elementi da rimuovere in quanto impedivano l’emergere della grande Italia. (Questo, sia detto en passant, in un Paese in cui l’entrata in guerra fu decisa da un pugno di personalità).

Lasciando mano libera allo squadrismo la classe dirigente liberale mascherò le proprie fragilità e manchevolezze. A leggere la corposa documentazione elaborata dall’A. (stampa, atti parlamentari, carteggi di personalità politiche e un’amplissima gamma di documenti ricavati dagli archivi di Stato) emerge l’immagine di una classe dirigente in preda al panico e a isteriche reazioni che sono la miglior testimonianza della propria inadeguatezza.

Va riconosciuto che se oggi appare chiaro che dopo il 1920 l’eventualità di una rivoluzione nell’Europa occidentale era illusoria, all’epoca poteva sembrare alle porte. Questo ovviamente non giustifica in nessun modo la violenza privata, praticata non solo dai fascisti ma anche dagli agrari.

Il partito socialista ci mise del suo per spaventare borghesia e classe dirigente con una violenza verbale parolaia e infondata, dichiarando imminente una rivoluzione che non era in grado di preparare e men che meno dirigere, con manifestazioni  a volte fine a sé stesse, denigrando giovani che avevano partecipato alla guerra. Di fronte a una miriade di manifestazioni popolari del tutto spontanee i vertici del PSI così come quelli sindacali non furono mai in grado di controllarle nè di offrire uno sbocco politico concreto.

Il fascismo si mosse come un cuneo per separare queste “due Italie” e, come avvertì Gramsci, isolare socialisti e comunisti da un lato e saldare il ceto medio alle classi dirigenti. L’operazione riuscì pienamente.

Un secondo aspetto, a mio avviso meritevole, che emerge dal quadro prospettico dell’A. è che viene a dissolversi la concettualizzazione di “biennio rosso” seguito poi da un “biennio nero”. Fabbri offre una lettura alternativa e originale degli eventi. Il “biennio rosso” non è il fenomeno che dà la stura alla reazione; per comprendere gli esiti del dopoguerra occorre guardare più indietro e cioè all’uso sempre più massiccio della legislazione eccezionale. Anche in questo caso ci si trova con un frutto avvelenato del conflitto. Dilatando a guerra finita l’uso della legislazione eccezionale la classe dirigente liberale rende più facile il passaggio che la vede nell’astenersi dal reprimere le violenze delle squadracce. Nell’esaminare questo fenomeno l’A. indica elementi interessanti: dalla documentazione proposta parrebbe che gli ordini in questo senso da parte dei governi  in molti casi venissero disattesi a livello periferico dai prefetti.

Anche la struttura del libro rispecchia la lettura degli eventi alla luce della continuità dalla guerra al 1921: la narrazione, suddivisa in sette capitoli, ha un’impronta fortemente cronologica e si ferma con l’entrata in Parlamento di parlamentari fascisti.

Secondo Fabbri dopo quella data il fascismo cominciò in qualche modo a cambiare pelle, nel senso che iniziò un processo di istituzionalizzazione che comprendeva anche l’accantonamento della sua immagine iniziale di movimento radicale per offrirsi quale interlocutore più affidabile. Non a caso il movimento si era trasformato in partito proprio nel ’21.

Si potrebbe discutere sulla decisione di arrestare la narrazione al 1921, ma nulla toglie al valore di un libro importante, ben scritto e documentatissimo  come dimostrano le cinquanta pagine di bibliografia, che ci dovrebbe far riflettere su alcuni aspetti del nostro presente.

Mediterranea. Ricerche storiche: rivista e Biblioteca digitale

Perché Mediterranea. Ricerche storiche, nuova rivista di storia con sede a Palermo? Negli ultimi anni decenni essendo

fortemente cresciuto il numero degli studiosi e dei cultori che giornalmente ne frequentano le sale di studio. Negli ultimi anni si è alquanto dilatata la schiera di giovani dottorandi e di dottori di ricerca che si sono formati nell’Ateneo palermitano, ma hanno studiato anche all’estero, negli archivi spagnoli, francesi, inglesi e persino maltesi, oltre che negli archivi italiani (Napoli, Roma, Venezia, Milano), a contatto costante con le più recenti e accreditate esperienze storiografiche europee. [Ed essendo]

Numerosi anche gli studiosi che hanno appreso il mestiere di storico da autodidatti e che ormai hanno acquisito notevole competenza e raffinata metodologia di ricerca e di elaborazione dei dati.

A costoro, studiosi e giovani dottorandi e dottori di ricerca, Mediterranea. Ricerche storiche vuole offrire uno spazio per far conoscere all’esterno i risultati delle loro indagini e per potere partecipare al dibattito storiografico in corso; e vuole essere anche un luogo di incontro di esperienze diverse, comunque maturate, nella ferma convinzione che il confronto di interpretazioni e di metodologie sia fondamentale per la formazione dei giovani ricercatori.

Una rivista preziosa, soprattutto di questi tempi in cui, in piena antitesi di quanto si dovrebbe apprendere dalla storia, si vorrebbero chiudere i flussi di comunicazione, umana e culturale, che nel Mediterraneo hanno da sempre circolato.

Di Mediterranea. Ricerche storiche sono disponibili tutti i numeri (44), scaricabili in formato pdf.

Alla rivista si affiancano i Quaderni e gli e-book, monografie di approfondimento. I Quaderni sono il preludio alla Biblioteca Digitale che ci regala un’ampia collezione di opere storiche e storiografiche.

Sembra proprio il caso di dire: tuffatevi…