Riviste femminili digitalizzate. Moda e altro.

In Italia le riviste espressamente dedicata al mondo femminile sono arrivate più tardi in confronto ad altri paesi. È un dato che rimanda a molte caratteristiche e problemi del nostro paese: un paese a lungo arretrato, contadino, con altissimi tassi di analfabetismo – maggiori tra le donne -, la forza della religione cattolica che he ha compresso a lungo l’emancipazione e la libertà, una società fortemente maschilista; ma anche l’ascesa della borghesia e la formazione di una “aristocrazia” industriale.

Tutto questo non significa affermare che il panorama sia desolante. Il materiale non manca. Una parte l’ho già indicato in un altro articolo miscellaneo: Donne. Riviste storiche, di storiografia, portali. Dopo aver letto e recensito il libro di Georges Vigarello: L’abito femminile. Una storia culturale ho voluto verificare se fosse disponibile altro materiale.

L’Emeroteca della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma ci offre: Bellezza mensile d’alta moda e della vita italiana del 1941 e 1943;  Cordelia rivista mensile della donna italiana dal 1881 al 1896 e dal 1929 al 1941; Dea rivista mensile della moda per il 1935 e dal 1938 al 1941; Il genio de’ tempi almanacco alla moda per l’anno … 1807; Moda esce tutti i mesi meno il luglio e l’agosto del 1939.

La Digiteca della Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea di Roma di regala: Amica. Rivista mensile illustrata per la donna e per la casa dal 1929 al 1941 e  La Moda. Giornale delle dame del 1878.

Insomma, a poco a poco il ventaglio di materiale a disposizione si sta arricchendo. Buona consultazione.


Storia delle donne. Fonti sul dibattito del voto femminile.

Quando ho presentato il progetto senza rossetto, soffermandomi sulla introduzione ho evidenziato l’importanza dell’appuntamento al voto per la prima volta concesso alle donne nel 1946.

Ma il dibattito sul voto alle donne ha una lunga storia alle spalle. Quel riconoscimento fu il risultato di una lunga stagione di propaganda e di lotta politica che vale la pena ripercorrere.

Come si vede dalla data di pubblicazione del primo opuscolo che indico, le e  la questione era dibattuta dalla metà dell’Ottocento. Il Voto per l’emancipazione delle donne parole di C.A fu pubblicato nel 1851. Di oltre un quarto di secolo più tardi è un’opera di Anna Maria Mozzoni, Del voto politico delle donne edito nel 1877. Nel 1900 Romualdo Cerilli entrò nel dibattito pubblicando studio sul diritto di suffragio in rapporto alla questione femminile / per Romualdo Cerilli.

Anna Maria Mozzoni

Del 1910 è l’opuscolo della “signora del socialismo italiano” Anna Kuliscioff e Filippo Turati Il voto alle donne. Segue un lavoro di Irene de Bonis dei baroni de Nobili dal titolo Per il voto alle donne del 1909. Dieci anni più tardi Gina Lombroso (figlia del famoso Cesare Lombroso) pubblicò Il voto alle donne e i suoi pericoli (1919).

Anna Kuliscioff

Naturalmente le opere e gli opuscoli su questo tema sono molto più numerosi, ma per il momento ho rintracciato soltanto questi.

In questi tempi in cui si sente farneticare su donne da mettere in casa a far figli e altre assurdità, tutti, uomini e donne dovremmo ricordare quanta fatica costa veder riconosciuti diritti che dovrebbero essere scontati.

Storia delle donne. L’archivio digitale dell’UDI

In un articolo di qualche tempo (Donne. Riviste storiche, di storiografia, portali)  fa ho indicato alcuni progetti riguardanti la storia delle donne. Accorpati in un unico post ho voluto segnalare la Biblioteca Digitale delle Donne del Centro delle Donne di Bologna.

Sono passato ad un progetto più specifico, Senza Rossetto, incentrato sull’importanza del voto alle donne finalmente riconosciuto soltanto nel 1946, e ad un altro portale, Enciclopedia delle Donne, generico ma ricchissimo di link e fonti interne. Infine, per approfondire da un punto di vista prettamente storico, ho segnalato la rivista Storia delle donne.

Proseguendo la ricerca di siti e fonti, trovo ora un interessante progetto dell’UDI. Sul sito è on line un progetto di Progetto di digitalizzazione dei manifesti molto interessante.

Riprendendo dalla presentazione,

Il fondo dei manifesti dell’ Udi è formato  da circa 1500 pezzi per gli anni dal 1944 al 2017.  Presenta caratteristiche di omogeneità e originalità che permette di attraversare tutti i 73 anni di vita dell’UDI mettendo in evidenza immediata e plastica i momenti di maggiore attività, le parole d’ordine del movimento, la dimensione nazionale ed internazionale dell’associazione, i passaggi generazionali, i linguaggi ed i costumi, le reti politiche. Questi documenti consentono inoltre di mettere in rilievo l’attitudine conservatrice e di cura della propria memoria storica da parte dell’associazione che fa di questo fondo il suo fiore all’occhiello.

73 anni di vita da esplorare è un bel regalo. L’indirizzo è questo: Unione Donne in Italia (UDI).