Quasi 500.000 opere d’arte digitalizzate dal Louvre

Il prolungarsi della pandemia di Covid-19 con le conseguenti chiusure e riaperture a intermittenza, sta spingendo i musei a puntare in maniera sempre più decisa sul web per proseguire in qualche modo le loro attività. Dopo il Rijksmuseum che ha digitalizzato oltre 700.000 opere d’arte: 700.000 opere d’arte digitalizzate dal Rijksmuseum, ora il Louvre annuncia di rendere disponibili on line la propria collezione.

Abbiamo quindi a disposizione quasi 500.000 opere provenienti non solo dal patrimonio artistico del Louvre, ma anche da altri enti come: Musée National Eugène-Delacroix, le sculture dei giardini delle Tuileries e del Carrousel e altre opere recuperate in tempi più o meno recenti.

La ricerca on line tra le collezioni è semplice e allo stesso tempo variegata. Il visitatore può effettuare una ricerca semplice o avanzata, può muoversi tra i diversi comparti e curatele mentre la disponibilità di una mappa interattiva consente di esplorare il museo stanza per stanza, e tutte le informazioni sono disponibili in francese, inglese, spagnolo e cinese.

Non ci resta dunque che gustarci una visita al Louvre. Buona navigazione: Louvre.

(Per un articolo più dettagliato sull’iniziativa del famoso museo parigino, vedi:Il Museo Louvre di Parigi mette online l’intera collezione. Quasi 500.000 opere


 

700.000 opere d’arte digitalizzate dal Rijksmuseum

 

Il Rijksmuseum non ha bisogno di presentazioni: è uno dei musei più conosciuti a livello internazionale. In questo museo di Amsterdam, i visitatori possono vedere innumerevoli opere di vecchi maestri olandesi e di artisti più moderni come Van Gogh. I dipinti di Vermeer, Rembrandt e Van Dyck qui conservati sono tesori della storia dell’arte mondiale. Queste opere inestimabili sono tra le oltre 709.000 opere d’arte digitalizzate ora disponibili per la visualizzazione gratuita online. Il Rijksmuseum ha creato una collezione online impressionante e facile da esplorare con descrizioni dettagliate degli oggetti. Una notizia ancora migliore è che la maggior parte delle opere digitalizzate sono di pubblico dominio, scaricabili e persino personalizzabili con le risorse gratuite del museo.

Le collezioni online del Rijksmuseum  sono facilmente ricercabili per artista, tipo di oggetto, periodo e luogo. Gli utenti incontreranno magnifici ritratti del 17° secolo di Frans Hals, realistiche nature morte e mobili ornati e molto altro. Se si inizia a cercare nelle collezioni, si è sicuri di trovare arte e artisti che non si sapeva esistessero.

Il Rijksmuseum è uno dei molti musei che dall’avvento di internet hanno progressivamente digitalizzato le loro vaste collezioni. Si tratta di una tendenza che ha assunto una nuova importanza nell’era del coronavirus. I musei sono alla ricerca di nuovi modi per rendere l’arte accessibile e continuare a fornire i servizi culturali che sono la loro missione. A questo scopo, migliaia di immagini della collezione del Rijks possono essere scaricate in alta risoluzione. Sono perfetti come screensaver; ma se stai cercando usi ancora più creativi, il museo ha alcuni suggerimenti.

Basta registrarsi con un account gratuito per salvare le tue immagini preferite, ordinare stampe o anche ingrandire i tuoi dettagli preferiti da visualizzare: Rijksmuseum


L’Esposizione Universale di Parigi del 1867 (I)

Il primo di una serie di articoli sulle Esposizioni Universali. Argomento interessante per capire il XIX secolo

L’Esposizione Universale di Parigi del 1867
Prima parte

 

Con un decreto imperiale il 22 giugno 1863 la Francia annunciò al mondo che nel 1867 Parigi avrebbe ospitato un’Esposizione Universale. Quattro anni di lavoro, 53.000 espositori su 46 ettari di terreno, il solo padiglione principale misurava 146.000 metri quadrati, 10.000.000 di franchi di investimenti iniziali, 80.000 visitatori al giorno, tra gli 11 e i 15 milioni di visitatori complessivi… un’opera colossale.

Perché scrivere una serie di articoli sulle esposizioni universali? Le Esposizioni universali, nazionale, regionali caratterizzano la seconda metà del XIX secolo. Ma soprattutto perché le esposizioni ci permettono di spaziare in vari ambiti: economia, società, desideri, ambizioni… siano essi di governi o classi sociali o dei visitatori.

Perché la Francia, dal momento che anche l’Italia ne organizzò molte? Innanzitutto perché l’Esposizione Universale è un fenomeno essenzialmente francese (ne ha ospitate ben cinque – 1855, 1867, 1878, 1889, 1900)  mentre la Gran Bretagna, dopo aver realizzato la prima nel 1851 ne organizzò solamente un’altra nel 1862. Non a caso, la decisione di lanciare quella del 1867, fu presa dal governo francese nel 1863 dopo quella inglese dell’anno precedente, in evidente spirito di competizione tra i due paesi.

Le Esposizioni universali rispecchiano il fascino esercitato dal progresso nella sua accezione più ampia su un secolo e su paesi che stavano vivendo trasformazioni profondissime e ad una velocità sconosciute fino a pochi decenni prima, nonché la fiducia nelle (presunte) virtù del libero mercato, il laissez-faire, nella accezione francese. Si tratta di fenomeni studiati e risaputi, che non occorre approfondire qui, se non incidentalmente. Ma l’Esposizione parigina ci consente di constare in presa diretta la visione che non solo la Francia, ma anche i principali protagonisti del concerto europeo avevano di sé stessi. Non è privo di curiosità constatare che la suddivisione dei padiglioni dell’Esposizione del 1867 rimanda ai principi della concorrenza. Essi non sono suddivisi per paese espositore, ma per generi e classi di merci: “la classificazione per gallerie concentriche corrispondenti alla similarità dei prodotti, e per sezioni trasversali corrispondenti all’esposizione dei diversi paesi”  facilitano il visitatore nella comparazione tra la qualità delle merci, ma stimolano al contempo la concorrenza non tanto tra i paesi  ma degli espositori e quindi del mercato.

Siamo quindi di fronte al superamento definitivo delle antiche corporazioni di mestiere e al dominio del laissez- faire. Dominio non indiscutibile e indiscusso, per la verità, perché la qualità dei prodotti francesi (e in particolar modo di quelli di lusso) è sottolineata in tutte le pubblicazioni rivolte al grande pubblico e questo aspetto rimanda più alla manualità e all’abilità artigianale più che alla produzione di fabbrica.

Ma c’è di più: “un’Esposizione universale”, si legge in una delle molte opere ad essa dedicate, “può essere comparata ad una grande enciclopedia, in cui ognuno cerca il significato di parole di cui ha bisogno tutti i giorni, dando una rapida occhiata al resto dell’opera”. All’Esposizione, “come in molti dizionari, il ricercatore è rinviato a ogni momento ad un’altra pagina”.

All’Esposizione viene attribuito dunque anche un carattere pedagogico. Ciò significa che le basi sociali della società si stavano allargando. Da un lato si affacciano prodotti nuovi, frutto di mestieri di recente o recentissima formazione – basti pensare alla fotografia. Dall’altro, il numero di coloro che potevano acquistare i prodotti esposti – o che possono mettere in preventivo di acquistarli un giorno – si stava ampliando, e questo rinvia ad una stratificazione sociale e tra i mestieri molto più ampia rispetto al passato.

Parigi

Perché Parigi? Poche città si prestano quanto la capitale francese ad attirare turisti e visitatori. A Parigi:

la vita intellettuale è pure con grandissima attività esercitata e per tal riguardo niun altra città forse esistevi a questa uguale. Evvi un continuo fuoco mantenuto da elementi che non mai si consumano quanto più esso dura tanto più lo fanno divampare. Essa è il centro a cui si volge non solo il rimanente della Francia a cercarvi i piaceri della vita ed ogni maniera d’istruzione ma parte ancora delle altre nazioni e ben con ragione venne asserito che nelle altre città il forestiere vede e poi sen parte in Parigi viene e se ne sta.

Sembrano le impressioni entusiastiche di un giovincello di provincia alle prime esperienze. Invece a scrivere queste righe era un medico italiano affermato, autore di libri e saggi scientifici, membro di molte accademie scientifiche e con un bagaglio di esperienze non indifferente.

“Continuo fuoco”, scrive il medico. Città calda, avvolgente, sensuale, dunque, la capitale francese. E questa testimonianza è precedente alle profonde trasformazioni del barone Haussmann che cambiarono il volto del cuore della città. Trasformazioni che testimoniano la vivacità e la sicurezza della borghesia imprenditoriale e di un ventaglio di professioni o specializzazioni relativamente nuove che spaziano dalla medicina all’ingegneria al giornalismo scientifico e di divulgazione, alla fotografia. La folta rappresentanza di ingegneri nella Commissione organizzativa ne è una testimonianza sicura.

Sarebbe facile moltiplicare le testimonianze sulla malia esercitata dalla capitale francese, ma sarebbe anche ripetere cose note. Sarà sufficiente indicare la presenza di un volume dedicato alla Parigi Ottocentesca in un’opera italiana in 17 volumi sul XIX secolo (Il Secolo XIX nella vita e nella cultura dei popoli).

L’Esposizione

L’Esposizione del 1867 […] non è soltanto la più colossale manifestazione che si sia mai vista, essa è il più grande avvenimento di civilizzazione, l’atto definitivo della fusione di tutte le lingue, tra tutte le usanze, e aggiungerei […] tra tutte le politiche. Finora soltanto le guerre generali avevano avuto il privilegio di mettere un tale movimento tra le nazioni […]. L’Esposizione universale del 1867 è la festa che inaugura la pace universale.

Retorica inevitabile tipica di tutte le pubblicazioni destinate al grande pubblico? Indubbiamente sì, anche in considerazione del fatto che una manciata di anni più tardi proprio la Francia sarebbe stata in guerra. Ma questo l’autore dello scritto non poteva saperlo.

Il terreno individuato per ospitare un avvenimento pensato per superare in ampiezza e partecipazione la “Great Exibition” di Londra, fu il Campo di Marte. Spazio immenso che presentava però una serie di inconvenienti di non facile soluzione.

In primo luogo, trovandosi nella zona sud-ovest della città, era distante dal centro ed era separato dalla Senna. Il fiume fu dragato e una serie di battelli-passeggeri andavano a venivano ogni 10 minuti; fu costruita una linea ferroviaria e tutte le linee degli omnibus paralleli al corso della Senna furono fatte convergere verso i ponti di accesso alla zona. Erano ben 12 le porte d’accesso all’Esposizione.

In secondo luogo, anche se oltre al padiglione centrale era prevista tutta una serie di altri costruzioni, restava comunque un enorme spazio inutilizzato di 30 ettari. La creazione di un parco che circondasse l’Esposizione non fu dunque soltanto una questione di abbellimento estetico. Fu concepito anche per trattenere i visitatori. Il terreno fu livellato, spianato e il parco preparato ex novo.

La costruzione del padiglione principale fu paragonata da più di un’osservatore alla realizzazione di un novello Colosseo ancora più imponente. La prima pietra del nuovo edificio fu posta agli inizi del 1866. Per costruirlo occorse quindi quasi un anno e mezzo di lavoro.

Pianeggiare e mettere a livello il terreno, piantare alberi, costruire il “Palais Omibus” (il nuovo Colosseo) e i padiglioni minori, allestire ristoranti, caffè, predisporre l’orto botanico ecc., tutto questo richiese il lavoro di migliaia di lavoratori, dagli artigiani altamente specializzati alla bassa manovalanza. Tutte le pubblicazioni coeve a grande tiratura celebrano l’età del ferro e del vetro: il ferro battuto, lavorato, che esce dalle fonderie. Senza dire di tutto il corpo intermedio di organizzatori che per quattro anni lavorò dietro le quinte organizzando il trasporto e lo stoccaggio di migliaia di tonnellate di merci provenienti da tutti i continenti. I 10.000.000 anticipati per metà dallo Stato e per metà dalla città di Parigi non furono recuperati con la vendita dei biglietti, ma il “grande affare dell’Esposizione” risultò ugualmente fruttuoso grazie al lancio di un prestito nazionale che risultò più che soddisfacente (indice di orgoglio nazionale.

L’apertura dell’Esposizione fu programmata per il 1° Aprile alla presenza dell’Imperatore per chiudere i battenti il 31 ottobre. L’orario prevedeva l’apertura delle porte dalle 8 del mattino alle 6 di sera, ma il pubblico poteva continuare a passeggiare nel parco e a fruire dei molti servizi (ristorazione, caffè ecc.) fino a mezzanotte. A testimonianza che si puntava ad una massiccia partecipazione popolare, il prezzo del biglietto di ingresso era fissato a 1 franco (il doppio dalle 8 alle 10 del mattino), erano disponibili abbonamenti per tutta la durata della manifestazione per 100 franchi (ridotti a 60 per le donne) e degli abbonamenti settimanali a 6 franchi. Anche i mezzi di trasporto collegati all’Esposizione facevano prezzi popolari: andavano dai 50 centesimi per il treno, dai 30 ai 20 centesimi sui battelli.

Siamo ormai di fronte alla Port Rapp, quella che per la sua dislocazione gestiva il maggior afflusso di visitatori, non per caso chiamata da un autore la “porta dei pedoni”.

Nella seconda parte entriamo a dare un’occhiata.