Un sito sulla storia di Parigi

Vi interessa scoprire e approfondire la storia di Parigi? Allora siete capitati sul sito che fa al caso vostro. Histoires de Paris, è un sito espressamente incentrato e dedicato alla capitale francese.

Quiz de la Tour Saint Jacques

Oltre alla pagina introduttiva – Scoprire Parigi – il sito mette a disposizione del lettore altre pagine di approfondimento. Su Approfondire i soggetti, vengono presentati articoli su argomenti generali come: i mestieri, i ponti sulla Senna, la storia delle chiese scomparse, il commercio sulla Senna… Ogni tema rimanda ad altri articoli di approfondimento, tutti corredati da splendide immagini.

Les plans de Paris de Jean Delagrive

Un’altra pagina di approfondimento è Immergersi nella città di Parigi. Qui vengono proposte “passeggiate tematiche” nei quartieri, nei viali, nei mercati, nelle zone più conosciute della città come negli angoli più remoti e sconosciuti al grande pubblico. Anche in questo caso, naturalmente, l’apparato iconografico è di ottimo livello.

La gare d’Austerlitz envahie par la crue de 1910

Scoprire i molti volti di Parigi è estremamente affascinante: al lettore si rivela una Parigi di volta in volta romantica, misteriosa, la Parigi rivoluzionaria o della Belle époque, la Parigi artistica…

Anche in questo caso, come è stato fatto per L’histoire par l’image. Un sito per lo studio della storia attraverso le immagini, in alcuni articoli Histoires de Paris offre indicazioni bibliografiche.

Les petites boutiques parisiennes à la Révolution

In ogni caso, per chi intende soddisfare qualche curiosità o trovare percorsi di ricerca o, semplicemente, ammirare ottime immagini e fotografie che, tra l’altro, ora è possibile integrare con le 500.000 opere d’arte digitalizzate dal Louvre. Histoires de Paris è un sito che merita molto più di una visita.

Buona passeggiata


2,8 milioni di immagini da Smithsonian Open Access

C’è poco da fare, quando gli Stati Uniti fanno qualcosa (nel bene e nel male…) la fanno in grande. Dal punto di vista della fruibilità in ambito culturale, non hanno quasi concorrenza. Certo, Gallica, MDZ o Europeana sono realizzazioni impressionanti ma è difficile competere con colossi come Google libri, Internet Archive o DPLA.

È perfino superfluo ricordare che questi risultati davvero stupefacenti sono la risultante della fusione tra competenze informatiche all’avanguardia (quasi tutti i principali motori di ricerca sono americani, chi non ha sentito parlare della Silicon Valley?), una disponibilità se non illimitata certo ingente di risorse da parte di fondazioni che finanziano e supportano la produzione artistica e culturale americana e, a differenza di quanto accade da noi, la disponibilità da parte del pubblico e della “common people” di finanziare con piccole donazioni molta produzione culturale.

Direct capture

Ora a stupirci è la Smithsonian Institution, “il più grande complesso museale, educativo e di ricerca del mondo, con 19 musei e il National Zoo, che plasma il futuro preservando il patrimonio, scoprendo nuove conoscenze e condividendo le [proprie] risorse col mondo intero”.

Ho ripreso la citazione dalla presentazione del progetto, ma a divulgare la notizia in Italia è stata la rivista on line Artribune con un esaustivo articolo di Claudia Giraud: Nasce Smithsonian Open Access: 2,8 milioni di immagini libere del più grande museo del mondo al quale rimando per i dettagli.

Qui non resta altro da dire che ci viene regalato, letteralmente, un mare magnum praticamente inesauribile nel quale troviamo di tutto. Buona navigazione: Smithsonian Open Access


 

Recensione. Tommaso Scaramella: Un doge infame.

Un doge. Un doge mancato. Un doge mancato perché infame. Un doge infame perché sodomita. Tommaso Scaramella, dottorato all’Università di Bologna, racconta e storicizza la vicenda umana e politica di Alvise V Sebastiano Mocenigo, uomo di antico lignaggio e cospicue ricchezze, di notevoli capacità in qualità di diplomatico, ma di una spregiudicatezza in ambito sessuale tale da confondersi con l’incoscienza.

Perfino a Venezia, rinomata per le proprie molteplici libertà: intellettuali, di pensiero, nei piaceri della vita, per il rovesciamento dei ruoli in quel fantastico mondo temporaneo che è il celeberrimo carnevale, nella libertà sessuale, incarnata da un Casanova e dalle moltissime cortigiane che allietano la vita sociale della città.

In realtà, almeno in parte, le tanto decantate libertà della Serenissima rispondevano, già alla fine del Settecento a una serie di stereotipi. Dopo tutto Casanova era finito nei Piombi; il controllo su libri e stampa, benché più discreto che altrove, era presente operante ed efficiente (vedi Mario Infelise I padroni dei libri: Il controllo sulla stampa nella prima età moderna). Dunque anche il pensiero – e soprattutto quello non conformista – era sottoposto a controllo. E Mocenigo era un uomo intellettualmente curioso e progressista.

E di pensiero anticonformista Sebastiano Mocenigo, l’aspirante “doge infame”, era un autentico campione. Scalati i gradini della amministrazione con relativa facilità come capitava a tutti i rampolli delle famiglie più ricche, la sua omosessualità se non dichiarata, esposta e di pubblico dominio faceva di lui un uomo chiacchierato.

La sua condotta disdicevole era troppo anche per la liberale Venezia, una città aperta anche nella sua particolarissima conformazione: “senza porte, senza fortificazioni, senza un solo soldato di guarnigione [eppure] imprendibile dalla terra e dal mare” (p. 34, nota 5). “Non esiste luogo al mondo dove la libertà e la dissolutezza regnino più sovrane di qui. Non vi occupate di politica, e per il resto fate tutto quello che volete” consigliava uno straniero.

Ma era proprio questo il punto: non solo Sebastiano Mocenigo era ben addentro alla vita politica della città, ma aspirava a rappresentarla al massimo grado. Il fatto di essersi sposato e di avere avuto un figlio – da una donna, tra l’altro, che dopo l’iniziale costernazione una volta scoperta la reale inclinazione sessuale del marito, si mostrò comprensiva e al suo fianco – non furono sufficienti a cancellare le dicerie del suo conto.

Del resto Mocenigo mostrava di sdegnare le più elementari precauzioni. Quando fu eletto ambasciatore in Spagna e poi in Francia, vietava l’accesso alle donne al palazzo di rappresentanza mentre si contornava di amanti – alcuni al suo servizio già a Venezia – meglio se giovani, belli e aitanti. Abitudini che non potevano non essere criticate in un paese profondamente cattolico come la Spagna e sollevare un certo biasimo anche in Francia (fu sorpreso anche “sul fatto” da una guardia e momentaneamente arrestato). L’Austria mise il veto sulla sua elezione ad ambasciatore e una volta tornato a Venezia fu processato e imprigionato nelle carceri di Brescia proprio per la sua sessualità “antisociale”.

In realtà, se certo l’atteggiamento “sfrontato” di Mocenigo ebbe un peso non trascurabile nello sviluppo del suo percorso politico, la sua vicenda si inserisce in un contesto culturale molto più ampio. Innanzitutto la sodomia era vista come uno scadimento della virilità maschile: nell’atto sodomitico l’uomo si fa femmina e dietro a questa immagine negativa seguiva il corollario di altri (presunti) difetti femminili che contrastavano con il necessario “polso” e la dovuta decisione necessari per reggere, governare e dirigere la cosa pubblica.

Ma, ancor più in generale, la sodomia è inserita, almeno a partire dal Quattro-Cinquecento in un grande processo di “restaurazione” sessuale che si inasprisce con la Controriforma, spartito tra potere politico e potere religioso. Il controllo della Chiesa si fece via via più capillare e occhiuto sulle pratiche sessuali che non tenevano alla procreazione: sodomia (anche eterosessuale), pederastia, incesto, stupro. Nel corso del Rinascimento a Venezia, Firenze e Lucca “apposite magistrature erano state istituite per occuparsi della repressione della sodomia” (p. 1549-150).

I sette anni di carcere a Brescia subiti dall’aspirante doge non erano pochi, ma la permanenza in prigione fu mitigata da trattamenti di favore certo dovuti al rango e alla ricchezza, ma anche perché il peccato/reato di sodomia non era ancora ben qualificato: l’A. riporta molti esempi di imputati che non la consideravano un peccato.

A bloccare l’elezione di Mocenigo fu proprio il discredito morale della sua inclinazione sessuale. Nel corso delle sue ambasciate in Spagna e Francia, le sue capacità di osservatore attento e acuto delle vicende politiche e le sue capacità diplomatiche risultarono ineccepibili. Su quel versante la sua affidabilità era fuori discussione. Perciò i suoi avversari, sostenitori di un candidato di alto lignaggio ma molto meno ricco di lui, giocarono la “campagna elettorale” orchestrando quella che oggi chiamiamo una “macchina del fango”. Screditare l’avversario non perché sprovvisto delle qualità necessarie, ma per la sua condotta: scritte, canzoni, dicerie diffuse e moltiplicate tese a satireggiare e screditare il candidato. In pagine molto belle e acute Scaramella mostra il fondersi e il sovrapporsi della sfera privata, intima, con quella pubblica, e come la prima incida e condizioni il percorso della seconda (pp. 91-102). Fenomeno questo, molto più presente e determinante nei paesi cattolici che in quelli protestanti.

La costruzione di meccanismi diffamatori non è l’unico aspetto interessante del libro. Giustamente Scaramella focalizza e dilata continuamente lo scenario e la contestualizzazione dalla particolarità veneziana al contesto generale. Il processo di “restaurazione sessuale” al quale abbiamo fatto riferimento è un processo in divenire: giocano un ruolo fondamentale religione, filosofia, etica e medicina. Siamo ancora molto distanti dalla medicalizzazione dell’omosessualità di marca positivista (si veda, ad esempio, Silvano Montaldo Donne delinquenti). Si oscilla ancora tra controllo, marginalizzazione sociale ed educazione reiterata e abitudinaria per incanalare sulla retta via temperamenti e passioni fuori controllo e difficili da tenere a freno. Resta comunque ancora una certa tolleranza verso il fenomeno, purché “non esercitat[o] apertamente” (p. 151). Esistevano e persistevano degli “spazi” privati nei quali il libertinismo poteva manifestarsi a patto che non si facesse quel che faceva Mocenigo: sorvolare sulla morale dominante e sulle convenienze sociali (su questo si veda Marzio Barbagli Comprare piacere.).

Vi sono altri aspetti che meriterebbero di essere approfonditi. Ma devo fare i conti con le mie scarse conoscenze. Padroneggiando una storiografia internazionale molto vasta, Scaramella mi ha introdotto in un filone di studi che sospettavo recentissimo mentre invece è già praticato da tempo dalla storiografia.

Un cenno però meritano le fonti archiviste. Fonti processuali soprattutto e perciò materiale molto insidioso da maneggiare. In tribunale gli imputati tendevano ovviamente a difendere il proprio comportamento – la posta era alta, si poteva finire all’altro mondo – e questo può aver provocato distorsioni nelle deposizioni difficili da verificare. Ma non di meno sono fonti preziose perché l’intimità raramente finisce in una documentazione più ampia. L’A. dimostra di possedere tutte le carte in regola nel padroneggiarle e ci regala un libro piacevole, colto e che facendo luce su un fenomeno poco conosciuto ci aiuta a comprendere meglio la “grande storia”

Buona lettura.