Il Risorgimento nei fondi della Fondazione Feltrinelli Terza Parte

La terza tappa del Progetto Risorgimento della Fondazione Feltrinelli: Costruire la Nazione. Il pensiero e il dibattito economico

L’ampio e articolato progetto della Fondazione Feltrinelli sul Risorgimento prosegue nella terza parte con la sezione Costruire la Nazione: gli economisti nell’Italia liberale.

Costruire la nazione

Riprendendo dalla introduzione:

Al centro di questo percorso è l’intreccio tra dibattito sul progetto politico e discussione sulle questioni economiche.

Il tema è il modello di sviluppo.

Il confronto coinvolge molti attori sociali. Il dialogo, che nel 1848 oppone Mauro Macchi a Niccolò Tommaseo, consente di individuare alcuni nodi della discussione che accompagneranno l’intero Ottocento coinvolgendo competenze culturali, intellettuali e professionali, settori economici considerati strutturali per lo sviluppo e politiche di intervento per favorire il riequilibrio economico e sociale su scala ormai nazionale.

Siamo quindi al centro di questioni centrali del nostro Risorgimento, che determineranno lo sviluppo, il percorso e i rapporti tra le classi dei decenni successivi.

I protagonisti

Proponendo nella propria Biblioteca Digitale materiale ripreso dai fondi della Fondazione, troviamo disponibili 55 opere molte delle quali alla penna di personaggi fondamentali per la nostra storia risorgimentale: da Carlo Cattaneo a Stefano Jacini, da Cavour a Lambruschini, da Tommaseo a Sciajola e altri.

I nomi degli autori rimandano agli argomenti sul tappeto e ai problemi ad essi connessi: liberismo, sviluppo industriale (non mancano opere straniere), infrastrutture, contadini, pauperismo.

Navigando nei nove articoli dedicati ai Periodici e Giornali digitalizzati (potete usare la lente nella colonna in alto a destra) si possono rintracciare molte testate e riviste dove queste idee venivano discusse. Altre indicazioni emergono dalle riviste indicate in Riviste digitalizzate per la storia del Risorgimento.Biblioteca digitale del Senato.

Non ci rimane che approfondire questa nuova tappa del Risorgimento nei fondi della Fondazione Feltrinelli: Costruire la Nazione.

Buona navigazione.

 

 

Entrare “di traverso” nella storia

Tempo fa ho letto da qualche parte che Paul Ginsborg, uno storico inglese molto conosciuto anche da noi, decise di diventare uno storico mentre accompagnava suo padre nelle visite che faceva per lavoro. Suo padre era un medico e così il giovane Paul poté osservare in prima persona le abitazioni, le abitudini, il vestiario, i consumi, il lavoro, il tenore di vita dei pazienti di suo padre. Ginsborg entrò nella storia non, per così dire, dalla porta principale – la “Grande Storia” della politica della diplomazia, delle guerre ecc. – ma lo fece dal basso e, come ho scritto nel titolo, lo fece “di traverso”.

Del resto non so se il giovane Ginsborg avesse letto un filosofo arabo dell’antichità che consigliava di studiare la storia da una posizione defilata, “in diagonale” (diciamo così).

Ginsborg ebbe un buon maestro per diventare uno storico. La storia della medicina è un ottimo sentiero per entrare nella storia: storia della salute, del progresso scientifico, della clinica, ospedali e manicomi… certo, ma la medicina si allaccia al lavoro, all’alimentazione, all’igiene delle città delle case dei luoghi di lavoro…

Ne fossero consapevoli o meno i medici ci hanno consegnato una massa di materiale enorme per comprendere il passato. Soprattutto con le trasformazioni provocate dagli enormi vulcani che furono la Rivoluzione industriale e la Rivoluzione francese gli appunti, le relazioni e le opere dei medici ci inoltrano nei meandri profondi della storia.

Si potrebbe obiettare che questo discorso vale per tutte le branche della storia: la storia dell’agricoltura non si risolve semplicemente nella evoluzione delle tecniche di coltivazione, ma implica rapporti agrari, diversità di soggetti – braccianti, mezzadri ecc. – lo studio del clima, delle stagioni, della viabilità, dei mercati ecc. E così, per tutti gli altri aspetti della produzione umana. Sono considerazioni che condivido.

L’importanza delle fonti

Credo però che la storia della medicina permetta di arrivare più in profondità. Chi ha letto la recensione a Lucio Villari: Bella e perduta. L’Italia del Risorgimento e, soprattutto, a Adriano Prosperi: Un volgo disperso. Contadini d’Italia nell’Ottocento ha prove di quanto si possa scoprire e indagare con queste immersioni.

Molti autori prediligono questa scelta – valgano ad esempio i nomi di Della Peruta e Sorcinelli – (le incontreremo pian piano, il tempo è quello che è e recensisco molto meno di quanto vorrei).

Qui però mi importa segnalare alcune – pochissime rispetto al materiale esistente – di queste opere di prima mano che possiamo leggere e consultare grazie alle biblioteche digitali e che ci permettono di entrare nella storia “di traverso”.

Il ventaglio è ampio. Come ho già detto altrove la Wellcome Digital Library sta digitalizzando molte riviste in collaborazione con Internet Archive. Stralcio quindi qualche saggio a titolo di esempio.

Possiamo vedere da vicino epidemie: dal Bullettino delle scienze mediche di Bologna (vol. 12, 1835) ne troviamo una  cholera morbus in Toscana e Genova: https://archive.org/details/s8id13293180/page/191 (sul colera a Bologna il mio amico Emanuele Catone mi ha segnalato una mostra organizzata dall’Archiginnasio di Bologna con relativa bibliografia: Colera a Bologna) nel volume 10 del 1846 troviamo una relazione sulle malattie contagiose nel piccolo paese di Cotignola: https://archive.org/details/s8id13293400/page/26; sui risultati delle vaccinazioni a Parma ci dà notizie il Giornale della società medica di Parma nel decimo volume : https://archive.org/details/s6id13303680/page/319; di un’epidemia di vaiolo a Pavia sappiamo qualcosa grazie agli Annali Universali di Medicina (vol 60, 1831): https://archive.org/details/s12id13209270/page/76

Gli Asili infantili a Bologna possono essere indagati nel settimo volume del Bullettino delle scienze mediche di Bolognahttps://archive.org/details/s8id13293610/page/n4, sempre su Bologna abbiamo informazioni sulla prostituzione nel volume 23 della stessa rivista (1863): https://archive.org/details/s8id13293670/page/n4; sull’educazione de’ pazzi ci parlano gli Annali Universali di Medicina nel volume 46 del 1828 https://archive.org/details/s12id13209120/page/225.

Lo sguardo dei Medici

Si tratta di lavori che poi spesso gli autori amplieranno nelle “topografie mediche”, lavori più ampi e articolati. Google Libri ce ne regala moltissime (è sufficiente digitare “topografia medica”). Sono testi che non restituiscono la voce delle classi popolari. Ci restituiscono i pensieri dei medici che le curavano e le studiavano. Ma lo “sguardo” del medico – e soprattutto del medico condotto – era stato trasformato dalla riforma della medicina introdotta dalla Rivoluzione francese. Intellettuale – e quindi appartenente alla classe dirigente – il medico viveva però a contatto con i ceti più umili o imparava a conoscerli nelle corsie di ospedale.

Il loro sguardo entrava appunto “di traverso” nella storia. Non è un caso se molti di loro, proprio stando a contatto con le condizioni spesso disperate delle classi popolari, maturarono idee democratiche, radicali, anarchiche e socialiste. Non è un caso se negli Annali Universali di Medicina troviamo un saggio su un argomento solo in apparenza lontano dal tema della rivista come può essere quello sulle Cinque giornate di Milano (vol. 125, 1848): https://archive.org/details/s12id13209930/page/595

La stessa cronologia delle riviste ci dice molto non soltanto sulla storia della medicina in quanto tale, ma anche sui problemi che ad essa si connettevano. Da noi, ad esempio, non è un caso se le riviste e le pubblicazioni incentrate sull’igiene appaiono più tardi rispetto ad altri Paesi: il Giornale della Società Italiana di Igiene iniziò le pubblicazioni soltanto nel 1879. Lo stesso discorso vale per la psichiatria (Riviste italiane di psichiatria e psicologia (fonti)).

I temi e le diramazioni per entrare nella storia “di traverso” sono molte per essere riassunte in un unico articolo. Mi fermo qui concludendo che queste monografie e i saggi sulle riviste che ho indicato (ma ovviamente ce ne sono molte altre) ci rimandano una massa di informazioni preziose per capire meglio la storia del nostro Paese.

 

La Biblioteca Digitale del Metropolitan Museum

La fornitissima biblioteca digitale del Metropolitan Museum

Pochi giorni fa ho pubblicato un articolo sul Metropolitan Museum indicando la sua collezione di 400.000 immagini liberamente scaricabili. Non sapevo però che il Metropolitan ha anche una fornitissima Biblioteca Digitale.

Si tratta della  Thomas J. Watson Library la quale dispone di

oltre 1.020.000 volumi, tra monografie e cataloghi di mostre, oltre 21.000 titoli periodici e oltre 140.000 cataloghi d’asta e di vendita. Consente inoltre di accedere a una vasta collezione di risorse elettroniche (tra cui numerosi indici, enciclopedie, dizionari, riviste online, banche dati e risorse Internet), lettere autografe e file di ephemera relativi ai singoli artisti e alla storia del Museo.

Numerose le collezioni disponibili e visitabili online. Curiose quelle sui costumi che rimanda a tutta una serie di sotto-collezioni molto ampia e ben fatta. Chi ha letto qui gli articoli sulla moda Periodici e giornali digitalizzati Parte I) dovrebbe tenerla presente. C’è anche una bellissima collezione di manoscritti, arte giapponese e molto altro

Ho scoperto la Biblioteca Digitale del Metropolitan Museum su Internet Archive dove si trovano attualmente più di 6000 libri digitalizzati: cataloghi di mostre e d’asta, monografie, riviste ecc. (per il momento sono solo cinque i libri in italiano).

Pera accedere ai libri su Internet Archive si può andare qui: https://archive.org/details/metmuseumlibraries; per visitare le altre collezioni direttamente sulla biblioteca il link è il seguente: Thomas J. Watson Library.

Buon divertimento.

Visitare l’Italia. L’archivio del Touring Club Italiano

Un’immensa quantità di materiale del Touring Club Italiano

Nel presentare la Biblioteca Digitale Lombarda (BDL) mi è capitato di accennare la Collezione di riviste storiche del Touring Club (le ho indicate qui: Riviste storiche del Touring Club). Immaginavo che l’archivio del Touring Club contenessero molto di più, ma non ero a conoscenza del fatto che moltissimo materiale fosse stato riversato in rete.

Ho fatto questa scoperta grazie a Storia Digitale. Contenuti on line per la storia da cui riprendo la prima parte della presentazione.

Fotografie, riviste storiche, carte e materiali d’archivio raccontano un secolo di storia e turismo in Italia e nel resto del mondo con la voce della prima associazione turistica nazionale.

Più concretamente, per fornire qualche cifra e rendere l’idea del progetto,

L’ Archivio del Touring Club Italiano costituisce una delle raccolte archivistiche più importanti in Italia, per numero e varietà tipologica dei materiali conservati  – quasi 700.000 unità fra documenti e atti ufficiali, stampe fotografiche, cartoline, carte geografiche e atlanti, pubblicazioni e fondi speciali – e in virtù della sua natura complessa.

Archivio del turismo e del viaggio, archivio aziendale, archivio editoriale. L’archivio del Touring Club Italiano riunisce queste tre identità in modo trasversale, rappresentando così un unicum nel panorama nazionale che trova il maggior motivo di interesse proprio in questo intreccio inedito di prospettive.

Ci si può muovere in queste direzioni grazie alla struttura a raggiera del sito:

L’archivio è così diviso in quattro principali sezioni:

  • Archivio storico, comprendente tutti gli atti ufficiali e i documenti inerenti l’associazione dalla fondazione al 1980 e un nucleo di disegni originali e bozzetti dei migliori illustratori della prima metà del Novecento
  • Biblioteca, comprendente tutte le pubblicazioni  – guide, volumi, periodici – editi dal TCI fino al 1990
  • Archivio Fotografico, 350.000 stampe vintage in bianco e nero e 30.000 cartoline, dal 1870 al 1970 circa
  • Cartoteca, con un nucleo di carte e atlanti prodotti fra XVI e XIX secolo giunti grazie ad una donazione e con le realizzazioni in campo cartografico edite dal Touring Club Italiano.

Non resta dunque che immergersi in questo viaggio andando ad esplorare il nostro Paese sotto molteplici punti di osservazione. Buona navigazione: Digitouring

Un ricchissimo sito sul tema del viaggio

Uno splendido sito sul tema del viaggio dal XV al XX secolo: fonti, immagini, bibliografie. Da visitare.

Non c’è bisogno di dilungarsi sui motivi per cui la storia e il tema del viaggio possono essere affrontati sotto molteplici prospettive: lo sguardo, gli obiettivi e le tappe di un mercante saranno probabilmente divergenti da quelle di un religioso che compie un pellegrinaggio; l’avventuriero sarà spinto dalla curiosità e dal desiderio di essere presente nei paesi e nelle città che “contano”; un esule lo affronterà con tutt’altro spirito ecc.

Come spesso succede, cercando altro mi sono imbattuto in  in questo ricchissimo sito sul tema del viaggio e, anche se l’Italia è presente in piccola parte, ho deciso comunque di parlarne sia perché, come testimoniano altri articoli, il tema del viaggio mi affascina (vedi gli articoli dedicati alla rivista ViaggiatoriGran Tour e viaggiare in Italia), sia perché è di una ricchezza tale, che mi sono divertito a navigarci un poco.

Il sito in questione è Travelogues, un portale dedicato alla raccolta di materiale storico relativo ai viaggi nel sud-est Europa, nel Mediterraneo Orientale, in Grecia, in Asia Minore e nell’Italia Meridionale compiuti dai viaggiatori di tutto il mondo tra il quindicesimo e il ventesimo secolo. Il sito è in greco, turco o inglese, ma è facilmente fruibile da chiunque grazie a un’impostazione facilmente intuitiva.

Si possono “visitare” i luoghi e le località usando una griglia di tags molte chiara e dettagliata nei quali possiamo orientarci anche con l’ausilio di un catalogo bibliografico di fonti composto da oltre 2.000 opere di viaggio. Ogni testo è anticipato da una breve ma chiara didascalia. Consiglio vivamente di aprire queste fonti perché da ogni libro sono ricavate le illustrazioni più belle o significative che si possono poi liberamente ingrandire o scaricare.

A loro volta le fonti possono essere approfondite grazie a una nutritissima bibliografia in molte lingue. Infine, possiamo decidere di navigare il sito cercando per soggetto.

Se ve ne fosse bisogno, Travelogues costituisce una riprova del fatto che il Mediterraneo è un enorme ponte mobile di culture, tradizioni, civiltà e che i progetti di alcuni di “chiudere” gli stati che vi si affacciano è assurdo, perdente e anti-storico.

Il lettore italiano, leggermente penalizzato dal taglio geografico del sito, può però sfruttarlo ottimamente con ViaggiatoriRiMe – Rivista dell’Istituto di Storia dell’Europa MediterraneaMediterranea. Ricerche storiche: rivista e Biblioteca digitale.

Buon divertimento.

400.000 immagini dal Metropolitan Museum

Centinaia di migliaia di immagini di ogni genere liberamente scaricabili dal Metropolitan Museum

Probabilmente l’ho già detto altre volte: quando decidono di fare qualcosa – nel bene e nel male – gli americani la fanno in grande. Ne è un esempio questo progetto di digitalizzazione del Metropolitan Museum che ci regala 400.000 immagini.

Ho trovato l’articolo che segnala l’iniziativa – non recentissima ma non fa differenza – sul bel sito Storie dellarte. Un blog di storici dell’arte che ho inserito nella lista dei siti che seguo (nella colonna di destra nella pagina iniziale).

Riprendo quindi, stralciando, dall’articolo:

[Il] Direttore e CEO del Metropolitan Museum of Art di New York, ha annunciato […] che più di 400.000 immagini digitali ad alta risoluzione di opere di pubblico dominio nella collezione del museo americano possono essere scaricate per uso non commerciale – anche in pubblicazioni scientifiche realizzate con qualsiasi media – senza dover richiedere l’autorizzazione del Museo e senza tasse.

Il numero di immagini disponibili, già assai consiederevole, aumenterà con la regolare aggiunta di nuovi file digitali.

Si tratta, secondo Campbell, di una scelta open access con la quale anche il Metropolitan si unisce ad un numero crescente di musei che forniscono l’accesso gratuito alle immagini di opere d’arte di pubblico dominio.

L’iniziativa è denominata Open Access for Scholarly Content (OASC ) e consente di accedere alle immagini d’arte della collezione che il museo ritiene essere di dominio pubblico e prive di ulteriori restrizioni conosciute. Queste immagini sono ora disponibili per uso scientifico con qualsiasi media.

Vi si trova letteralmente di tutto: non solo dipinti, acque forti e disegni: ceramiche, sculture, bottiglie, vestiti, uniformi, pugnali, monete, arti decorative ecc….

La navigazione è resa facile e intuitiva grazie a un elenco di tags incredibilmente ricco. Si può cercare per: genere di materiale, per periodi, località e soggetti. Ad esempio, selezionando Europe, si apre una griglia di tags suddivisa per stati, regioni e città.

Le 400.000 immagini del Metropolitan Museum –  Open Access Artworks  -possono essere messe a confronto con INHA. Una biblioteca digitale per la storia dell’arte.

 

Un archivio digitale sulla Rivoluzione francese

Dallo sforzo congiunto della Stanford University e dalla Biblioteca Nazionale di Francia uno splendido sito sulla Rivoluzione francese.

A duecento anni di distanza la Rivoluzione francese genera studi senza interruzione. In Allons enfants de la patrie – Siti e fonti sulla Rivoluzione francese, uno dei primi post pubblicati qui, ho accennato ad alcuni siti e portali on line.

Oltre alle informazioni che ci mette a disposizione Révolution française l’esprit de lumières et de la Révolution, i molti percorsi e spunti percorribili su Gallica, altre informazioni e immagini recuperabili su Liberté égalitè fraternité. Exploring the french revolution e agli opuscoli e i pamphlets (in gran parte controrivoluzionari), ora disponiamo di questo splendido archivio digitale: gli Archives numériques de la Révolution française.

Si tratta di un progetto realizzato dallo sforzo congiunto della Stanford University e la Bibliothèque nationale de France. Il sito si divide in due parti.

Nella prima troviamo gli Archivi parlamentari raccolti in ordine cronologico. Concepita intorno alla metà del XIX secolo, questa monumentale pubblicazione raccoglie tutte le deliberazioni parlamentari, lettere, discorsi, rapporti e altre fonti primarie d’archivio. Per ragioni di copyright, è stato possibile digitalizzare e rendere disponibili solo i volumi relativi agli anni 1787-1794.

La seconda sezione è una raccolta di circa 14.000 immagini (stampe, illustrazioni, medaglie, monete e altro) che erano state selezionate dalla Bibliothèque nationale de France in occasione del bicentenario della Rivoluzione francese. Queste immagini, digitalizzate ad alta risoluzione, sono ricercabili per parole chiave o attraverso filtri di ricerca (periodo storico, persone raffigurate, tipologia di immagine, nome degli artisti, nome del collezionista).

Archives numériques de la Révolution française è disponibile in francese e in inglese. Questo archivio digitale sulla Rivoluzione francese ci permette dunque di seguire passo a passo l’evolvere degli avvenimenti attraverso un corpo di fonti quasi sterminato.

Non solo, attraverso le immagini raccolte in L’histoire par l’image abbiamo la possibilità di “focalizzare” gli avvenimenti e, se vogliamo, di approfondirne la conoscenza attraverso il materiale che ho indicato più sopra.

Insomma, questo Archives numériques de la Révolution française è un ottimo strumento per scoprire o approfondire uno degli avvenimenti che è alla base della nostra epoca e, in più, è facile e divertente da esplorare. Non resta che andare a curiosare.

Un portale per la storia della Campania

Un nuovo portale per la storia della Campania.

In più occasioni ho sostenuto che il web, quando usato con criterio, si dimostra uno strumento potente per la diffusione della conoscenza. Una riprova di questa mia convinzione (sulla quale, certamente, si potrebbe discutere) è questo nuovo portale: Storia della Campania.

Nelle intenzioni dei promotori (Daniele Santarelli e Armando Pepe) il portale Storia della Campania

vuol essere un punto di incontro e di riflessione interdisciplinare per tutti gli studiosi, i cultori e gli appassionati della storia di questa regione tanto ricca di contraddizioni così come di testimonianze storiche, artistiche e culturali, e del suo ruolo nel contesto globale, europeo e mediterraneo. L’interesse del progetto attraversa il corso dei secoli, dall’antichità fino all’età contemporanea, senza particolari discriminanti cronologiche e/o tematiche.

L’auspicio è poter dar luogo ad un autentico, grande cantiere interdisciplinare che, nel rispetto delle specificità dei singoli settori di studio e degli interessi di ricerca e dell’autonomia dei singoli studiosi e ricercatori che vorranno contribuirvi, favorisca lo scambio di competenze ed idee nell’interesse comune.

Il portale è strutturato in diverse sezioni. In considerazione del carattere di work in progress del progetto e della flessibilità consentita dalla sua collocazione in rete, questa strutturazione non è definitiva e potrebbe subire importanti cambiamenti in corso d’opera.

  • Dizionario: dizionario storico con voci biografiche e tematiche di interesse per la storia della Campania.
  • Fonti: trascrizioni di fonti storiche di interesse per la storia della Campania, accompagnate da commento e inquadramento storico e storiografico.
  • Testi: rassegna in formato digitale di articoli e contributi, editi e inediti, di interesse per la storia della Campania.
  • Strumenti: cronologie, cronotassi, cartografie storiche e approfondimenti tematici di interesse per la storia della Campania.
  • Storici: profili biografici di storici che hanno contribuito con le loro ricerche alla storia della Campania.
  • Bibliografie: rassegne bibliografiche su specifici temi attinenti alla storia della Campania.
  • Links: liste di siti web di interesse per la storia della Campania.

Diverso nella struttura ma simile nelle finalità, Storia della Campania può essere affiancato a Storia e memoria di Bologna e ad altri siti e portali dedicati a singole realtà che incontreremo.

La presentazione del portale ci mostra un progetto ambizioso. Ma d’altra parte Santarelli e Pepe hanno una ottima esperienza in questo genere di progetti: entrambi sono tra gli ideatori del Cantiere Storico Filologico che ospita vari progetti, siti e blog.

Non ci resta che monitorare – e, perché no? – sostenere la crescita di Storia della Campania. In più occasioni ho presentato materiale riguardante la regione campana. In questa occasione, per evitare di ripetermi con un lungo elenco, mi limito a ricordare la Biblioteca Digitale sulla Camorra, i periodici della Emeroteca Tucci segnalati in Periodici e Giornali digitalizzati Parte VIII e la Rivista Municipale di Napoli segnalata in Riviste dei principali municipi italiani.

Buon lavoro e in bocca al lupo a Storia della Campania.

Periodici e Giornali Digitalizzati Parte IX

Oltre 300 periodici e giornali digitalizzati e resi disponibili dalla Biblioteca Palatina di Parma.

La IX parte dei Periodici e dei Giornali digitalizzati dalle nostre biblioteche prende spunto dalla Biblioteca Palatina di Parma. Su Internet Culturale abbiamo una esauriente illustrazione del progetto:

La collezione è costituita da un insieme di 331 testate uscite con pochi numeri o delle quali si conservano alcune testimonianze, quasi tutte risalenti ad un arco temporale compreso tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima metà del secolo scorso.ed è distinta in raccolta di testate edite a Parma, che compongono la quasi totalità del fondo, (Miscellanee Giornali Parmensi) o altrove (Miscellanee Giornali).

La loro importanza storica è indubbia per ricostruire gli avvenimenti di oltre un centinaio d’anni, dal periodo postunitario alle due guerre mondiali.

Questi fogli, spesso clandestini, assumono, seppure riferiti a una realtà locale, valenza nazionale in un periodo che vide la città di Parma al centro di fermenti sociali e laboratorio di idee, dalla nascita delle prime camere del lavoro e delle leghe sindacali agli scioperi agrari del 1908, che portarono alla costituzione di una nuova corrente nel movimento sindacale italiano, la componente anarco-sindacalista, fino ai movimenti di resistenza all’insorgente fascismo, che culminarono con le barricate dell’agosto 1922.

Le due raccolte, per un totale di 13.603 carte rilegate in 290 volumi, sono state a loro volta suddivise in base al formato.

La Biblioteca Palatina ci mette dunque a disposizione una quantità di Periodici e Giornali di grande rilevanza e fondamentale per studenti e studiosi alla ricerca di fonti di prima mano.

Dal momento che sul sito della biblioteca parmense il link che dovrebbe rimandare alla biblioteca digitale al momento non è funzionante, lo spoglio dei giornali non è immediato.

Tuttavia si procede abbastanza speditamente e, dopo uno spoglio sommario, ci si ritrova di fronte a un genere di produzione giornalistica che si riscontra facilmente anche altrove. L’ultimo quarto dell’Ottocento fu un periodo che vide fiorire un’enorme massa di periodici e giornali locali.

Si tratta di una produzione che spesso riflette l’emergere di forze politiche che si affacciano alla vita nazionale – repubblicane, radicale, anarchiche, socialiste ecc. – decise a dar battaglia a livello locale per la conquista dei Comuni.

Ma, come detto nell’introduzione al progetto su Internet Culturale, l’importanza di questi periodici e giornali risiede nella centralità della città. Siamo nel cuore della Valle Padana in decenni in cui si formò il movimento de “La Boje”, un momento molto intenso di lotte politiche e rivendicazioni salariali.

Va detto che non tutte le testate hanno un’importazione strettamente politica. Si sono periodici più generalisti come la Gazzetta Illustrata Parmense,

Ci si accorge dell’importanza di questi giornali anche confrontandoli con altre realtà. Si prendano ad esempio i Periodici anarchici e socialisti italiani ed europei: 1870-1960 a alcune testate inserite nella Biblioteca Digitale Romagnola della quale ho parlato in: Periodici e giornali digitalizzati Parte II, ma anche in altri giornali rintracciabili cercando qui le varie puntate di Periodici e Giornali digitalizzati.

Del resto, non furono soltanto le testate democratiche e progressiste a moltiplicarsi. Le forze moderate e conservatrici reagirono pubblicando a loro volta propri periodici, come nel caso de L’ ordine. Giornale politico del circondario di Borgo San DonninoLa fiaccola: organo del Circolo giovanile monarchico Savoia e altri ancora.

Insomma, non resta che andare Raccolta di miscellanee e giornali parmensi e curiosare. Buona navigazione.

Le collezioni d’arte dell’Acri

Le collezioni d’arte di 60 Fondazioni Casse di Risparmio. Una quantità impressionante di opere da apprezzare.

Da assoluto neofita – e quindi da incompetente – mi sto avvicinando con molta titubanza alla storia dell’arte. Mi sono procurato qualche buon manuale per approfondire un po’ di cose.

Non ho quindi velleità di salire in cattedra, ci mancherebbe altro. Internet però è pieno di progetti e siti dedicati alla storia dell’arte. E che la storia dell’arte abbia molto da dire per comprendere meglio la storia in generale è fuori discussione.

Ho trovato per caso questo progetto – che probabilmente gli appassionati conosceranno da tempo – realizzato dall’Acri (Associazioni di Fondazioni e Casse di Risparmio), che mi sembra molto interessante.

L’azione di tutela e di valorizzazione del patrimonio artistico svolta dalle Fondazioni di origine bancaria affonda le proprie radici nella storica attività filantropica delle Casse di Risparmio. La raccolta di opere d’arte infatti rientra nell’impegno e nell’attenzione promossi dalla dedizione alla salvaguardia e alla conservazione delle diverse identità culturali del nostro paese.

Un “collezionare”, fenomeno peraltro tutto italiano, da intendere [a cui è seguito il progetto] finalizzato al censimento delle collezioni d’arte delle Fondazioni di origine bancaria, con l’obiettivo primario di realizzare la catalogazione delle opere presenti nelle varie raccolte di proprietà delle Fondazioni e costituire una banca dati di informazioni da mettere in rete.

Così si legge nella presentazione dell’Acri. Le fondazioni affiliate sono 60; il numero delle opere d’arte è imprecisato, ma sono moltissime. La ricerca delle stesse è molto semplice. vi sono due possibilità:

Semplice –  si procede con l’inserimento di una sola parola per accedere alle schede che presentano, in qualsiasi campo, la parola digitata. Inserendo la parola “dipinto” compaiono tutte le opere non solo relative alla tipologia, ma anche ad esempio le opere di scultura eseguite in legno dipinto.

Avanzata – con la quale si possono usare più parametri  forma d’interrogazione per ricercare tutte le opere presenti in tutte le collezioni della banca dati.

Direi che una bella sbirciata non può che farci bene. Buona visione: Acri