Periodici preunitari

Mi è capitato molte volte di segnalare progetti riguardanti la stampa periodica e vi ho dedicato parecchi post (Periodici e giornali digitalizzati Parte IPeriodici e giornali digitalizzati Parte IIPeriodici e giornali digitalizzati Parte IIIPeriodici e giornali digitalizzati Parte IVPeriodici e giornali digitalizzati Parte V).

Forse avrei potuto risparmiarmi qualche fatica nel rintracciare le testate. Internet Culturale ha infatti realizzato un progetto che riunisce

oltre sessanta testate, edite tra gli ultimi decenni del Settecento e i primi dell’Ottocento e presenti prevalentemente presso la Biblioteca nazionale centrale di Roma, la Biblioteca di storia moderna e contemporanea di Roma, la Biblioteca universitaria di Pisa.

La Biblioteca di Storia moderna e contemporanea di Roma ha realizzato un database con il quale elenca le oltre 30 testate digitalizzate provenienti e riguardanti diverse città e località della penisola, diversi periodi storici e diversi indirizzi culturali e politici: Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea di Roma – Periodici preunitari

Tuttavia gli sforzi fatti da me fino ad ora non sono stati vani. La ricerca delle testate su Periodici e riviste preunitarie non è agevole. D’altra parte, altri periodici sono reperibili anche nella Biblioteca digitale del Senato.

Non vi resta che andare a navigare tra biblioteche… che è sempre un bell’andare…


La Fondation Napoléon. Biblioteca Digitale e Rivista

Su Napoleone Bonaparte non occorre soffermarsi. Semplicemente è uno dei personaggi più conosciuti della storia. Si può discutere (e ovviamente gli storici discutono) sul suo operato, ma la straordinarietà della sua personalità è fuori discussione.

Un personaggio di tale levatura non poteva non dar vita a una fondazione che, al di là degli intenti celebrativi (o apologetici) si dedichi alla ricerca e conservazione di materiale storico che lo riguardano.

E questo è precisamente il compito che si è prefisso la Fondation Napoléon:

la Fondation Napoléon ha lavorato allo sviluppo di un vero e proprio centro di documentazione e informazione online, [sfruttando] il notevole potenziale del cyberspazio.

Quale modo migliore per portare all’attenzione di un pubblico più ampio e internazionale, vario nelle motivazioni e nei livelli di conoscenza, il lavoro e gli scritti di fonti tanto varie quanto quelle che proponiamo di riunire: musei, università, appassionati, curiosi, collezionisti e presto anche bambini…..

La Biblioteca Digitale è molto ricca e ben organizzata. Strutturata per sezioni tematiche e per periodicità, si rivela molto semplice da consultare. Cinque grandi sezioni raggruppano sotto-sezioni che esplorano ogni ambito della vicenda umana e storica del grande corso: dalla famiglia all’economia, dall’arte alla diplomazia, dalla società alla strategia militare e altro ancora sono disponibili opere sia coeve sia di carattere storico (non poteva mancare la grande storia del Thiers sul Consolato e l’Impero in 20 volumi).

Molto interessante è la sezione dei “Lavori universitari” che contiene diverse tesi di dottorato ben fatte e aggiornate – cosa utilissima, considerata la mole di opere che continua ad ispirare Napoleone.

A complemento della Biblioteca Digitale, la Fondation pubblica anche una rivista scientifica, Napoleonica. Giunta al 32° numero Napoleonica è edita fin dal 2008. Tutti i numeri, a volte tematici, sono disponibili qui: Napoleonica. La Revue.

In conclusione, la Fondation Napoléon è un ottimo sito per approfondire la storia di un uomo che ha impresso un’impronta profonda nella storia d’Europa e del mondo.

Buona visione.

Architettura: portali, opere e riviste

Per questo articolo prendo spunto dalla storia moderna. Architectura è una

Banca dati di libri di manoscritti e stampe di architettura pubblicati in Francia, scritti in francese o tradotti in francese nei secoli XVI e XVII, è costituita da trattati generali, trattati di fortificazioni, raccolte di modelli, libri di ornamenti, trattati tecnici (prospettiva, falegnameria, stereotomia, serre, giardini) e resoconti di voci cerimoniali.

L’accesso alle opere avviene in due forme: consultazione in immagine, oppure scaricando il testo trascritto (ortografia e punteggiatura modernizzata).

Ogni voce è composta da una nota bibliografica compilata da specialisti delle istituzioni proprietarie dell’opera e da una descrizione scientifica redatta dai migliori specialisti francesi e stranieri. Ogni descrizione è regolarmente aggiornata. Segue una bibliografia critica.

In realtà, navigando sul sito ci si accorge che le opere non solo esclusivamente francesi o in francese: ve ne sono in italiano, tedesco e inglese. Il sito è molto chiaro e funzionale: le ricerche possono essere effettuate per autore e per parole chiave; c’è una sezione delle ultime opere caricate on line e una nutrita pagina di link: Architectura.

Su Internet Archive selezionando prima American Libraries e poi Getty Research Institute, si entra nella nutritissima biblioteca digitale del Getty. Di qui, selezionando la lingua italiana (in basso a sinistra) e nella nuova schermata cercando “architettura”, vengono selezionate circa 270 opere.

Si tratta di un corpo di libri molto diverso per contenuti che deriva dalle molteplici sfaccettature della materia: vi si trovano opere generali, su singole città, trattati di vario genere ed epoca. Mi limito a segnalare due riviste che possono essere particolarmente utili a studiosi e studenti: quattro annate de “L’Architettura Italiana” (dal 1905 al 1909) e 17 annate de “L’edilizia Moderna” (manca la prima annata, si va dal 1893 al 1909).

Non ho poi resistito a cercare qualche progetto riguardante uno dei miei interessi specifici: cercando siti che riguardano i manicomi, mi sono imbattuto nei seguenti:

Gli spazi della follia, che appronta il tema dello

spazio manicomiale, esaminato attraverso la storia e nella realtà odierna degli ex complessi psichiatrici italiani. La scelta dell’intervallo temporale indagato – dall’Ottocento fino alla dismissione, includendo anche le trasformazioni successive – si fonda sulla specificità dell’architettura manicomiale, la quale, a differenza di altre categorie edilizie, nasce, si sviluppa ed esaurisce entro un arco cronologico ben definito. [Infatti] è solo con il XIX secolo […] che si creano appositi “stabilimenti” destinati alla cura dei “mentecatti poveri”, dapprima con la trasformazione di antiche sedi di ordini religiosi soppressi, poi, sempre più spesso, mediante nuove costruzioni.

Fortemente influenzato da modelli europei e d’oltre oceano, il progetto di manicomio moderno sperimenta differenti soluzioni d’impianto – dal tipo a blocco, compatto o articolato, a quello a padiglioni connessi o isolati, fino al sistema “disseminato” o “a villaggio” – e stili diversi, espressione di indirizzi coevi e di orientamenti individuali dei progettisti.

L’indagine ha evidenziato il contributo di celebri architetti (come Francesco Palazzotto, Francesco Azzurri, Marcello Piacentini, Giuseppe Quaroni, Marcello D’Olivo, Daniele Calabi, Cesare Valle) ma ha soprattutto posto in luce l’apporto, meno noto, di qualificati professionisti e tecnici degli uffici provinciali.

Quanto all’oggetto d’indagine, con l’accezione di “complessi manicomiali” si è inteso fare riferimento non alla singola costruzione, ma a un sistema di edifici e spazi complementari costituente, nella maggioranza dei casi, una vera e propria micro-città con confini fisici segnati da muri di recinzione e accessi vigilati.

Gli Spazi della follia (che però, al momento, non è raggiungibile) va dunque ad integrare Carte da legare – Archivi della psichiatria in Italia. Il sito è molto ricco e si possono trovare moti percorsi per approfondire la materia.

Un altro progetto che si occupa ancora dell’architettura manicomiale è Architetture manicomiali. Luoghi comuni spazi isolati,

un progetto di ricerca che si concentra sulla definizione e la classificazione di diverse tipologie architettoniche relative all’impianto asilare. Si focalizza, in particolare, sulla schedatura dei manicomi italiani costruiti o rimaneggiati durante gli anni successivi all’Unità d’Italia. In questo periodo infatti la discussione, volta a stabilire le linee guida per la costruzione di strutture manicomiali, è molto viva e sentita da alienisti e studiosi, divenendo anche occasione di sperimentazione di nuove tipologie edilizie.

Anche questo sito è molto ben fatto e articolato. Le sezioni interne sono:

La mappa interattiva utile per conoscere l’ubicazione geografica delle ex strutture manicomiali italiane. Selezionando il segnaposto è possibile trovare la scheda di riferimento relativa al manicomio;

la schedatura degli ex complessi manicomiali, suddivisa in aree geografiche con link di approfondimento legati alle ulteriori sezioni del progetto;

la descrizione biografica delle personalità che hanno avuto un ruolo di rilievo all’interno di tali strutture;

la sezione Scopri Lombroso che individua le possibili correlazioni e influenze tra le strutture architettoniche prese in esame e il Manicomio Modello progettato dall’alienista Cesare Lombroso;

la sezione Il manicomio oggi che prende in esame quelle strutture che dopo la Legge Basaglia hanno subìto una riconversione d’uso. Sono state individuate, nello specifico, quelle realtà che hanno trovato un contatto con il territorio attraverso l’istituzione di musei, centri di arteterapia e la realizzazione di mostre ed eventi.

Possiamo così “vedere” il manicomio di Pesaro la cui storia ci è stata raccontata da Giovannini in Un manicomio di Provincia. Il San Benedetto di Pesaro (1829-1918), quelli incontrati da Foot in La Repubblica dei matti. Franco Basaglia e la Psichiatria radicale in Italia (1961-1978), quelli indagati nel numero numero monografico su follia, psichiatria e manicomi  del Giornale di Storia (e anche quello da me studiato nel libro che trovate qui: Chi sono)

Ho messo molta carne al fuoco, non resta che andare a curiosare.